Parco Molentargius
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pubblicato da L'Unione Sarda il 18 novembre 2007

I fenicotteri vanno via, i soldi pure

Il bilancio regionale snobba il parco: niente finanziamenti
I fenicotteri vanno via, i soldi pure. Molentargius rischia di trovarsi con il portafogli vuoto e la melma nelle lagune: nel bilancio 2008 la Regione si è dimenticata il parco, lasciandolo all’asciutto di finanziamenti. Una mezza beffa: l’ha istituito 15 anni fa, non è ancora riuscita ad averlo in consegna dallo Stato e ora gli nega le risorse che servono ad azionare le motopompe, cuore pulsante dell’intero sistema altrimenti destinato a finire prosciugato.
LA CASSA. «La situazione è delicata», ammette Mariano Mariani direttore dell’ente: per i fondi c’è la possibilità di un recupero in extremis. Dipende dalle commissioni consiliari che devono discutere gli emendamenti: potrebbero sfornarne uno che dà una boccata d’ossigeno almeno per un altro anno nella speranza che arrivi al capolinea la complicata partita del passaggio dai Monopoli alla Regione.
POPOLO ROSA. Il tempo stringe: l’altro giorno nell’edificio dei Sali Scelti un gruppo di esperti ha discusso dello stato di salute dei fenicotteri: il popolo rosa da tre anni preferisce Santa Gilla per i suoi nidi. I rumori lo disturbano negli amoreggiamenti, l’inquinamento da fogna, seppur ridotto di molto, lo tiene lontano.È l’attrazione numero uno del parco: basta vedere quanti turisti accostano con l’auto su lungomare Poetto, increduli per poter riprendere da vicino con foto e telecamere gli esemplari che zampettano sulle vasche delle saline.
I COSTI. Spettacolo che costa un milione e quattrocento euro all’anno: quanto occorre per far marciare al minimo la macchina-parco. «Trecentocinquanta mila euro solo di energia elettrica », spiega Mariani: la corrente che serve per tenere accese le stazioni di pompaggio. Quelle che portano acqua dal mare alle vasche delle saline e quelle che immettono l’acqua depurata di Is Arenas nel Bellarosa Minore e nella laguna di Perdalonga, lo stagno di Quartu ancora compromesso da scarichi fognari.
IL SANGUE. Il sistema di «movimentazione delle acque» (come la chiamano i tecnici) tiene in vita il parco come il sangue quando scorre nelle vene. Se ne occupavano i Monopoli che gestivano le saline, ma ora deve pensarci l’ente parco assieme a tutte le opere di manutenzione, a cominciare dalla manutenzione degli argini: in organico ha una ventina di addetti, dieci tecnici e otto operai, più quattro ex salinieri prestati dai Monopoli.
PADRONI. Lo Stato è ancora padrone delle saline: tutti gli impegni sbandierati negli anni si sono infranti davanti a un tira e molla con la Regione, Per sbaraccare dal palazzo degli uffici (l’imponente edificio a fianco della chiesa), lo Stato chiede una contropartita e finora il braccio di ferro ha prodotto solo aria fritta. Intanto va in malora la «città del sale »: a parte il caseggiato ristrutturato che ospita gli uffici dell’ente-parco, il resto degli ottanta mila metri cubi disseminati nell’area cade a pezzi. C’è un progetto da 39 milioni di euro (chiesti alla Regione) per recuperarli, trasformarli in centri termali, musei, laboratori e tutto quanto serve per far pulsare un parco naturalistico.Tutto fermo.
IL FUTURO. «In futuro potrà autofinanziarsi», spiega il direttore. L’intenzione è questa ed è realistica se le saline ritorneranno a produrre. Nel frattempo si tira a campare e la gente aspetta ai cancelli: a metà ottobre l’ente li ha aperti per due giorni, e in migliaia si sono presentati. A dicembre ci sarà il bis, promettono alla direzione: sarà nuovamente possibile visitare Molentargius, giretto nel parco-fantasma.
di ANTONIO MARTIS