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pubblicato da L'Unione Sarda il 18 novembre 2005

Poetto, la Regione corre ai ripari


Si costituirà parte civile all’udienza fissata per il 13 dicembre

Era proprio un disguido interno: la notizia dell’udienza preliminare sul ripascimento del Poetto era rimasta bloccata negli unici dell’area legale. Il Presidente, gli assessori all’Ambiente, Enti locali e Pubblica istruzione non avevano ricevuto il documento e la Giunta non aveva potuto discutere se costituirsi parte civile. Ma l’assenza della Regione martedì non è passata inosservata, così l’atto notificato per tempo dall’unicio gip è saltato finalmente fuori e ieri mattina la questione è stata portata all’attenzione dell’esecutivo. Che alla fine ha deliberato: la Regione sarà parte civile nel processo ai politici, i funzionari, gli esperti che hanno dato il via ai lavori sulla spiaggia dei centomila. Non c’era dunque una scelta politica dietro la clamorosa assenza. Anzi: nel decidere di partecipare al processo la Giunta ha disatteso, insieme alla delibera del 19 settembre 2000 che suggeriva di aspettare la fine del processo penale di primo grado prima di intentare una causa civile per il risarcimento del danno, anche l’annoso orientamento del suo ufficio legale. Non solo: con una seconda delibera la giunta ha stabilito che la Regione sarà parte civile in tutti i processi per incendio, così come aveva proposto l’assessore all’Ambiente Tonino Dessì, a dimostrazione dell’interesse per la tutela del patrimonio ambientale. A questo punto nel processo per il ripascimento mancherà soltanto la Provincia visto il Comune, l’Agenzia del demanio, il ministero dell’Ambiente e ora anche la Regione hanno annunciato la costituzione di parte civile. Il Presidente Graziano Milia non ritiene opportuno partecipare al processo nonostante l’ex consigliere Remigio Cabras avesse a suo tempo trasmesso una diffida affinché fosse avviata la procedura per il risarcimento del danno ambientale. La decisione della Provincia potrebbe però essere aggirata col ricorso all’azione sostitutiva. Spiega l’avvocato Massimo Ledda: «Una normativa consente al singolo elettore di esercitare l’azione popolare per far valere in giudizio le azioni e i ricorsi che spettano a Comune e Provincia. Questa norma è prevista dall’articolo 9 del testo unico delle leggi sugli ordinamenti degli enti locali approvato il 18 agosto 2000. La titolarità dell’azione, e il conseguente risarcimento del danno, restano però in capo a comune e provincia». E nel processo penale l’azione popolare è prevista? «Sì perché l’azione civile è esercitabile anche all’interno del processo penale. Non succede spesso ma ci sono diverse sentenze di questo tipo».
di (m. f. ch.)