pubblicato da La Nuova Sardegna il 18 marzo 2005
«Contrari ai parchi ministeriali»
L’assessore all’Ambiente Tonino Dessì sulle riserve naturalistiche
CAGLIARI. Tonino Dessì, l’assessore all’Ambiente, è visibilmente soddisfatto. L’altro ieri il ‘sì’ del consiglio comunale di Cagliari allo statuto per il parco di Molentargius è stato soprattutto una sua vittoria: è stato lui a sbloccare una situazione ferma dal ’99. Un parco sta decollando, ma le resistenze di altre aree, come quella del Gennargentu, sono difficili da superare. «In questo caso si paga una situazione pregressa...». Vi sono anche i contrasti col ministero. «Abbiamo in corso una riflessione di tipo istituzionale. L’obiettivo è quello di superare il decreto Ronchi e arrivare all’istituzione di un’area protetta con il coinvolgiento massimo della Regione e degli enti locali interessati sulla base del principio della libera adesione». Molti Comuni preferiranno non aderire, il parco sarà ridotto... «Noi metteremo a disposizione il patrimonio delle foreste, oggi in gestione all’Ente omonimo in modo che il nucleo fondamentale possa essere costituito da circa 38 mila ettari». E i dissidi col ministero? «Siamo rimasti d’accordo che ci saremmo incontrati per esaminare una nostra proposta, fermo restando che noi siamo contrari a un parco ministeriale. Crediamo che sia indispensabile il coinvolgimento della Regione e delle autonomie locali». Quali i tempi per l’incontro col ministro? «Le scadenze di tipo elettorale e amministrativo impediscono, al momento, di fissare una data, ma il vertice si terrà il prima possibile». Nel Nuorese i parchi non sembrano ben visti. «Non esattamente. Recentemente mi sono incontrato col sindaco di Bitti, il cui Comune ha avviato la procedura - già deliberata dal Consiglio - per il parco naturale regionale. Ugualmente a Dorgali dove è già stato iniziato l’iter per la creazione di un’area marina protetta. Se si coinvolgono gli enti locali cresce anche la cultura del parco». I problemi, però, non mancano a La Maddalena e all’isola dell’Asinara. «Sì, vi sono una serie di questioni da affrontare per quanto riguarda i rapporti Stato centrale-Regione. Anche in questi casi la Regione chiede di poter avere maggior peso nella gestione. Oggi riscontriamo una fase di stallo: l’Asinara ha difficoltà a decollare e l’area protetta de La Maddalena è fortemente conflittuale col Comune. E la Regione non è coinvolta». Come rimediare? «Rivisitando i decreti ministeriali istitutivi. Ripeto: i parchi possono avere successo se si coinvolgono le autonomie locali. E lo dimostra il fatto che le richieste dal basso sono sempre maggiori. Nelle settimane scorse ho avuto incontri anche con amministratori locali per il Monte Arci e per i Sette Fratelli. Spero anche di assumere presto inziative coi responsabili locali per il parco di Monte Linas nel Guspinese». Il Sulcis iglesiente punta molto sul parco geominerario, ma i risultati... «Sono scarsi: non riesce a decollare. Il parco geominerario è atipico e nazionale: la Regione ha provveduto alla nomina dei quattro rappresentanti nel direttivo. Però permane un problema gestionale molto serio: le risorse non vengono spese e le finalità non perseguite. Per quest’area abbiano chiesto al ministro un confronto specifico in quanto non siamo assolutamente soddisfatti dalla gestione attuale assicurata dall’ex assessore Pani». Per realizzare le zone naturalistiche, almeno nella fase iniziale, occorrono risorse economiche. «Nella Finanziaria di quest’anno sono stati iscritti due milioni di euro per gli atti di avvio dei parchi regionali. Nel complemento di programmazione è stata riformulata la misura per la rete ecologica regionale (finanziata dall’UE) che avrà 28 milioni di euro disponibili per programmi nelle aree naturali protette, a patto che vi siano gli enti di gestione. Noi crediamo nei parchi come centri di sviluppo sostenibile: ambiente e posti di lavoro».
di Roberto Paracchini