pubblicato da L'Unione Sarda il 18 febbraio 2006
L'Enpa caccia le due guardie
Il caso. Le indagini fasulle e la denuncia costano l'espulsione all'ex
ispettore Bucino e a Pandolfi
Il presidente: «Pronti a costituirci parte civile»
ra nell'aria, adesso è una certezza. Da ieri Pasquale Bucino e Francesco Pandolfi non fanno più parte dell'Enpa. L'ex poliziotto e la guardia zoofila - denunciati dalle forze dell'ordine per avere fatto ricadere le colpe dell'uccisione di trenta randagi a Molentargius su due pastori - sono stati espulsi dall'Ente. La riunioneLa decisione è stata presa durante la riunione del consiglio direttivo, convocato con urgenza dopo i clamorosi sviluppi della vicenda. «Una scelta necessaria alla luce di quanto accaduto», spiega il presidente dell'Enpa Emanuele Deiana: «La prossima tappa sarà la nomina di un avvocato perché è nostra intenzione costituirci parte civile. Certo adesso sarà necessario attutire il colpo, quanto è successo è davvero grave». L'espulsione dei due denunciati sarà a tempo indeterminato. Nel frattempo i volontari dell'ente protezione animali torneranno nel parco per garantire il loro aiuto nella vigilanza dell'area umida. Vigilanza«In realtà ci siamo sempre stati», prosegue Deiana, «siamo persone serie e svolgiamo nel migliore dei modi i nostri compiti. Fin dall'inizio abbiamo preso le distanze dalle manifestazioni estreme di qualunque genere fossero». Proprio il presidente ha inviato al Prefetto Efisio Orrù la comunicazione dell'espulsione dei due ex soci. Comunicazione che è arrivata anche al sindaco e presidente del parco Gigi Ruggeri che ribadisce come «su questa vicenda troppe persone hanno parlato a sproposito. Sulle politiche ambientaliste è la ragione che deve prevalere sull'emotività. Mi dispiace che l'enfasi di questa storia abbia fatto passare in secondo piano quello che è il vero problema di Molentargius che deve passare attraverso la tutela dell'area e il suo miglioramento». Il sindacoRuggeri non dimentica gli animalisti che non più di dieci giorni fa avevano urlato la loro denuncia in uno striscione ('Li avete uccisi voi, potevate evitarlo') appeso ai cancelli del palazzo comunale. Un errore, aggiunge il sindaco, «che deve far meditare. Invito gli animalisti a comprendere che il miglior sostegno per gli animali si fa con le politiche ambientalistiche e non con la legge del taglione». Da mesi la tensione al Molentargius è alle stelle. Prima la barbara uccisione di trenta cani, sgozzati e poi gettati in una fossa comune, poi la strage in un ovile in via Don Giordi con la morte di cento pecore massacrate da un branco di cani. Giovedì la clamorosa svolta con la denuncia dell'ex vicepresidente dell'Enpa Pasquale Bucino e della guardia zoofila Francesco Pandolfi. Ma resta ancora un enorme punto interrogativo. Il killer dei cani non ha ancora un nome. Le indagini della polizia vanno avanti ma i responsabili non sono ancora stati scoperti. Resta il fatto però che dal giorno del massacro dei trenta cani, fino a ieri, nessun altro randagio a Molentargius è stato ucciso. La denuncia di Bucino e Pandolfi ha colto di sorpresa le altre associazioni animaliste che, ora, per non fomentare ulteriori tensioni, preferiscono non pronunciarsi sull'accaduto. «Quel che conta», ribadiscono alcuni animalisti, «è difendere tutti gli animali da questi fatti e far si che non accadano più». Proprio per questo motivo il presidente del parco sta avviando una serie di azioni positive per salvaguardare non solo i randagi ma anche i cani di proprietà. Quartu avrà a breve un nuovo canile e poi ancora un'area cani attrezzata, un cimitero per gli animali e un sistema per favorire e incentivare le adozioni. Senza dimenticare che nel Molentargius è già attiva una task force di forestali, vigili e accalappiacani per catturare i randagi e censire tutti i cani custoditi nelle abitazioni all'interno del parco.
Giorgia Daga