pubblicato da L'Unione Sarda il 18 gennaio 2004
La sindrome del Poetto ora minaccia Molentargius
Allarme di ecologisti e scienziati mentre la lite tra enti locali blocca il parco
La butta lì come una provocazione, ma sa benissimo che dopo cinque anni di discussioni sterili e giri a vuoto ha buone possibilità di assomigliare a una proposta concreta. E chissà, anche praticabile: «Lo stagno di Molentargius è un bene di interesse comunitario - scandisce il naturalista Helmar Schenk - a questo punto sia lo Stato ad assumere la gestione, visto che la convenzione di Ramsar gliene affida la responsabilità. In subordine, andrebbe bene anche se la Regione nominasse un commissario per far decollare il parco». All’indomani dell’ultima querelle tra pubbliche amministrazioni sul futuro della zona umida, tra chi ama e conosce Molentargius l’insofferenza dilaga. E cresce l’allarme, il timore di uno sfregio ambientale che faccia rima col Poetto ripasciuto che nereggia a un centinaio di metri. Non c’è più tempo da perdere, taglia corto Schenk, «la circolazione delle acque salate e di quelle dolci, così come l’intercettazione dei reflui, richiedono interventi e competenze di alto livello». Lo stagno non può essere abbandonato a se stesso, «ed è stancante sentir parlare ancora di liti tra amministratori» scuote la testa Luca Pinna, il segretario del Wwf sardo che proprio a Molentargius mosse i primi passi da ambientalista. «Il degrado c’è ed è evidente. Le piogge dei giorni scorsi hanno alzato il livello dell’acqua, sommergendo le zone dove gli uccelli nidificano. Se si continua con questa incuria c’è il rischio che il parco, quando arriverà, abbia da gestire un ambiente che ha già perso il cinquanta per cento del suo valore naturalistico. Rispetto a quindici anni fa il peggioramento della situazione è evidente, parlo dell’abusivismo come delle discariche. Il danno è enorme, ma non solo dal punto di vista naturalistico: penso all’immagine della Sardegna, ma anche a quella degli enti locali che in cinque anni non sono riusciti a trovare un accordo. Sarebbe ora che gli amministratori si mettessero una mano sulla coscienza, di questo passo rischiamo di veder sparire anche i fenicotteri». Se è per questo potrebbero togliere il disturbo anche il falco di palude, l’airone rosso e tanti altri degli uccelli che rendono Molentargius un’oasi preziosa: «Questa situazione di stallo - spiega l’ornitologo Attilio Mocci Demartis - ha bloccato interventi indispensabili come la bonifica e lo sfoltimento del canneto». Ma tra gli errori Mocci (e non è certo l’unico) indica anche il blocco delle saline, «che consentivano all’acqua di riciclarsi continuamente, secondo ritmi uniforme». Un conoscitore appassionato di Cagliari come Antonio Romagnino si strugge per l’abbandono dello stagno, e si stupisce di come la sua «persuasiva bellezza non induca a trovare almeno un accordo di massima». Molentargius non è sempre stato il campo di battaglia tra fazioni politiche: «Era il luogo dove arrivavano con le catene ai piedi i condannati a pene speciali, dove andavano a guadagnarsi la giornata gli operai, dove si andava e si va ad ammirare i fenicotteri: per la storia ci vuole rispetto. Oggi vedo solo indifferenza e arroganza. Arrivo a dire che rispetto all’atteggiamento attuale, già l’indifferenza pura e semplice sarebbe un passo avanti».
di Celestino Tabasso
Tanta irritazione per l'abbandono dell'area e per l'incapacità degli amministratori
Microfono alla gente
I coniugi Manis vengono qui ogni settimana. Da quando Giuseppe è andato in pensione, non passa sabato senza che lui e Vittoria, armati di binocoli, facciano visita a Molentargius. La giornata è splendida: si possono ammirare avocette, volpoche e aironi a pochi metri di distanza. «Questo posto mi dà una grande serenità», dice commosso Giuseppe: «Rimanere in silenzio per ore a guardare gli animali dello stagno è una sensazione stupenda». Minori soddisfazioni, invece, gli procurano le vicende legate alla gestione del parco. Una rabbia covata ormai da 15 anni, «da quando, cioè, sono andato in pensione. Perchè, potendo frequentare più assiduamente lo stagno, ho constatato le sue enormi potenzialità e tutte le occasioni sprecate per farlo decollare. Molentargius è la Caporetto dei nostri politici». Se con l’età Giuseppe Manis ha imparato a misurare le parole, la vis polemica di Sebastiano Mattei, che potrebbe essere suo nipote, è massima. Nel bel mezzo del suo footing mattutino, non esita a sparare a zero sui nostri amministratori: «Parco? Ma se non riescono neanche a impedire che un paio di cani randagi divorino le uova dei fenicotteri», sbuffa, riprendendo fiato dopo una lunga corsa. «Davvero pensiamo che chi ci governa possa far nascere un’oasi protetta? Quest’area rimarrà sempre una grande incompiuta». Eppure, le idee per valorizzare una delle zone umide più importanti di tutto il continente europeo non mancano. Cosimo Demuru, per esempio, pensa alla nascita di un’Eurodisney naturalistica: «Sul modello del grando parco di Parigi, anche se i giochi sarebbero sostituiti da lunghe passeggiate in canoa o a cavallo, con la possibilità di trascorrere, pagando un biglietto di ingresso, una giornata intera a contatto con la natura». Un discorso interessante che potrebbe coivolgere anche la vecchia fabbrica del sale vicino ai Monopoli, che da poco è stata rimessa a nuovo. Ma è solo un attimo. Il pensiero torna a quanto (poco) di buono è stato fatto in trent’anni, un immobilismo tale da vanificare ogni illusione. «È vero, ogni tanto si organizza qualche escursione guidata per vedere i fenicotteri o per portare in gita le scolaresche», ammette Luciano Schironi, «ma si tratta sempre di eventi fini a se stessi, senza che ci sia un grande progetto alle spalle. Purtroppo le associazioni ambientalistiche contano poco, mentre qui gli interessi economici sono altissimi e ci vorrebbero politici all’altezza. Che noi, come si sa, non abbiamo». Non si può certo dire che l’ottimismo regni sovrano, ma come dare torto ai cagliaritani? Salvatore Lobina fa un riassunto dei motivi per cui la stampa si è occupata di Molentargius in questi ultimi anni: «Casupola di avvistamento dei fenicotteri più volte distrutta da incendi dolosi, uova degli uccelli rosa divorate dai cani randagi, abusivismo edilizio nel versante di Quartu, progetto del Comune per un dissalatore a Is Arenas, lotte intestine tra gli Enti addetti alla gestione». E le buone notizie? Non pervenute.
di Mauro Caproni