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pubblicato da La Nuova Sardegna il 17 ottobre 2004

«Ci può essere sviluppo nel totale rispetto dell’ambiente in cui viviamo»


Marco Espa: «Il Municipio chieda i danni ambientali»
CAGLIARI. Può una zona umida, considerata sino a qualche decennio fa “sporca” e “insalubre”, diventare motore di un nuovo sviluppo economico e creare nel giro di poco tempo 720 nuovi posti di lavoro? E, più in generale, un parco naturale, intoccabile nella sua essenza di parco, è in grado di sopportare la spinta di chi cerca il successo di un’attività economica, uscendone anzi valorizzato? La risposta sembra essere “si”, la dimostrazione è arrivata nei giorni scorsi durante il forum conclusivo di Eco-litoral, progetto finanziato in buona misura da fondi europei e pensato davvero in grande. Tanto da essere un progetto “transnazionale”: da una parte l’Italia, con la Sardegna desiderosa di rilanciare i parchi dell’Asinara e di La Maddalena, dall’altra l’Andalusia (in Spagna), e la zona di Algarve (in Portogallo), ciascuna col proprio patrimonio naturale da proteggere, ciascuna con nuove professionalità da lanciare. Esperienze messe a confronto nei giorni scorsi al Caesar’s hotel, in un incontro conclusivo dell’intero progetto. Se il punto di partenza sono domande fatte e rifatte migliaia di volte negli ultimi decenni, come: «Ci può essere sviluppo nel rispetto dell’ambiente?», il forum ha sgombrato il campo da ogni dubbio. «La risposta è sì - dicono gli esperti - basta tenere a mente alcuni presupposti». Primo tra tutti il fatto che il bene naturale è “un prodotto che si vende”. Come dire che le attività economiche che gli ruotano attorno devono valorizzarlo. Gli spagnoli l’hanno capito già da un pò, e grazie a un progetto di valorizzazione delle zone umide (messo su sulla base della convenzione internazionale di Ramsar, relativa alla tutela delle zone umide, la stessa che da noi ha messo sotto protezione il parco del Molentargius) hanno rilanciato numerose aree sino a poco tempo prima considerate “insalubri”, riscoprendo invece tutta la bellezza e la meraviglia delle numerose specie vegetali e animali che le popolano. A questo punto, il progetto Eco- litoral non poteva che capitare a puntino: «Al suo interno - racconta Antonio Cerrato tra i responsabili spagnoli del coordinamento di Ecolitoral - Abbiamo predisposto Equal Suratlantico, un progetto che abbiamo sviluppato nella frangia di litorale compresa tra Cadiz e Vuelva e che puntava soprattutto sulla formazione di nuove professionalità». Il risultato è stato quasi da record: 720 persone che sfruttando, e valorizzando, le potenzialità dei parchi, hanno trovato un lavoro. «Sono state create sei nuove imprese - continua Cerrato - numerosi giovani operano nel campo della lavorazione del sale e dell’acquicoltura, mentre altri puntano sul comparto turistico, lavorando soprattutto come guide». Non solo: «E’ stata elaborata - va avanti Cerrato - una “guida ornitologica”: 26 itinerari tra Spagna e Portogallo per l’avvistamento degli uccelli». In Sardegna Eco-litoral ha dato vita invece a Poseidonia, un progetto, frutto della sinergia tra numerosi enti pubblici e privati (capofila è stato l’Ifold, ente formazione lavoro donne), che ha puntato sulla valorizzazione economica dei parchi dell’Asinara e della Maddalena. In che modo? Anche qui attraverso la formazione, che ha permesso la creazione di figure come skipper, guide ambientali geomarine, conduttori di imbarcazioni a vela... «In più noi abbiamo puntato sulla pescaturismo - dice soddisfatto Vittorio Gazale, dirigente del parco dell’Asinara - Da cinque anni i pescatori pescano di meno, ma svolgono importanti servizi per il turista. Hanno visto il loro reddito aumentare senza però danni per l’ambiente». Il frutto finale del sodalizio Sardegna, Andalusia, Algarve si chiama “Documento per lo sviluppo sostenibile”: «Un testo - dice Maria Luisa Alvarez, economista spagnola - che applica le basi dello sviluppo sostenibile alle zone protette, come quelle umide».
di (s.z.)