pubblicato da L'Unione Sarda il 17 marzo 2007
Poetto, gli spietratori da testimoni a indagati
Tribunale. Colpo di scena al processo sul ripascimento: sei operai invitati a tornare con l'avvocato
I giudici: hanno concorso al reato di stoccaggio in area non autorizzata
Ah, le pietre. Prima hanno affondato la barca che tentava di buttarle al largo, ora rischiano di inguaiare, dopo l'ex assessore provinciale ai Lavori pubblici Renzo Zirone, il dirigente della Provincia Andrea Gardu e il coordinatore del progetto Lorenzo Mulas, anche i sei operai che hanno portato via i massi dall'arenile.
Sono quasi le tre del pomeriggio, il Tribunale sta affrontando la questione delle pietre riversate dalla draga sull'arenile con l'operaio Cesare Pau quando l'avvocato Luigi Concas solleva un problema di diritto: chi ha caricato e trasportato le pietre e gli altri rifiuti concorre nel reato di stoccaggio in area non autorizzata. I pm Guido Pani e Daniele Caria non sono d'accordo e sembrano pure spuntarla, nel senso che il presidente Francesco Sette dispone la continuazione dell'esame. Ma l'operaio può dire solo che i suoi colleghi, a turno, conducevano la moto Ape con pietre e rifiuti fino all'area dell'ex poligono: il giudice ritiene infatti che il teste stia fornendo elementi autoindizianti e interrompe. Quando viene invitato a tornare il 30 marzo con un difensore, l'ormai ex teste resta pietrificato (per stare in tema). E come lui gli altri cinque operai che aspettano di testimoniare.
Prima della sospensione dell'interrogatorio Pau ha comunque fatto in tempo a distinguere i lavori diurni (in orario di lavoro) da quelli notturni (fuori orario): di giorno portavano via le pietre con forconi e rastrelli, di notte facevano luce ai camion che, in retromarcia sull'arenile, scaricavano la sabbia bianca raccolta a bordo strada. «Dovevo vigilare e far luce ai camion con una torcia, c'era un problema di sicurezza delle operazioni». Il presidente domanda: «Dovevate far luce per agevolare o per impedire le operazioni»? No, non dovevano impedirle: dovevano agevolarle. L'operaio è sicuro: «Mi hanno mandano lì per quello».
La gran parte dell'udienza è stata riservata all'audizione di Michele Agus, dell'istituto di geologia ambientale della facoltà di Ingegneria. Su incarico del Rettore, che non voleva coinvolgere l'Università in quello che si annunciava come un disastro ambientale, aveva indagato. Del resto Agus conosceva bene la materia perché alla fine degli anni 70 aveva lavorato a un progetto del Cnr per il quale furono campionate le sabbie di terra e di mare di 196 spiagge, Poetto incluso. Ebbene: i carbonati nella nuova sabbia superavano il 50 per cento contro il 6 per cento della vecchia e quasi tutta la sabbia preesistente aveva una consistenza granulometrica decisamente inferiore a quella di ripascimento. La sabbia nuova era scura perché conteneva solfuro di ferro, pirite (un minerale metallico) e molti pezzi di roccia scura «e le rocce rimangono scure per milioni di anni». Quindi Agus ha parlato di un «esame autoptico» della spiaggia che ha richiamato l'attenzione del presidente e l'ironia del pm Pani, visto che nell'udienza preliminare il professor Ulzega (invitato a uscire dall'aula perché deve ancora essere chiamato a testimoniare) aveva definito il Poetto una spiaggia morta. Al di là delle battute, quel che conta è il tempo: secondo Agus per analizzare la sabbia servono alcune ore. Traduzione: si poteva sapere subito che la sabbia prelevata dal mare era diversa. Non solo: bastava dare uno sguardo al lavoro di 20 anni fa per sapere che nel Golfo di Cagliari non c'erano sabbie simili a quella del Poetto.
Anche il petrografo Giampaolo Macciotta aveva a suo tempo fatto un'indagine personale sul Poetto, per concludere che la sabbia preesistente era diversa da quella riversata dalla draga.
L'ex comandante Antonio Camboni ha invece ribadito quel che già aveva dichiarato l'inviato del ministero dell'Ambiente: la Capitaneria doveva controllare solo che nella zona dei lavori non passassero altre barche e tutte le informazioni relative alla qualità della sabbia provenivano dal comitato scientifico della Provincia. Secondo il quale era tutto ok, dunque non c'era motivo per sospendere i lavori. Nonostante le polemiche. Solo quando in riva al mare all'altezza del Lido, era stata trovata una bomba della seconda guerra mondiale, la Capitaneria aveva sospeso i lavori. L'avvocato Pierluigi Concas produce una lettera con cui la Capitaneria dava atto della compatibilità della sabbia: quella carta metterebbe in discussione le dichiarazioni di Camboni poiché il comitato scientifico si era espresso 4 giorni dopo.
di Maria Francesca Chiappe