pubblicato da La Nuova Sardegna il 17 marzo 2007
«La nuova sabbia è del tutto diversa»
Gli esperti confermano in tribunale gli errori commessi al Poetto
CAGLIARI. Più parlano gli esperti e più emerge la superficialità con cui è stato realizzato il ripascimento del Poetto. Pacato e sorridente, il geologo Michele Agus ha messo la pietra tombale della scienza sulla scelta della sabbia: «La vecchia aveva caratteristiche granulometriche nettamente differenti dalla nuova». E ha spiegato l’origine dell’errore che i cagliaritani hanno pagato chiaro. «Per trovare la sabbia adatta nella quantità necessaria a compiere l’intero intervento - ha chiarito il ricercatore del Cnr - bisognava andare a fondo, non limitarsi a un piccolo prelievo. Serviva sabbia adatta e ne serviva molta». Agus - ha spiegato al tribunale, nel corso del processo ai presunti responsabili del disastro - conosce il problema Poetto fin dal 1979 quando partecipò a uno studio oceanografico del Cnr su 196 spiagge della Sardegna. Ma nell’infausto periodo del ripascimento se n’era interessato su richiesta del rettore Pasquale Mistretta: «Era preoccupato per quanto avveniva al Poetto - ha raccontato - i giornalisti lo pressavano e lui aveva bisogno di elementi di valutazione. Così decise di chiedermi una relazione sul tipo di sabbia che la draga Antigoon scaricava sull’arenile». Non proprio uno studio scientifico, un report che bastasse al rettore per capire se la Provincia era sulla strada giusta: «Mistretta temeva che l’Università venisse coinvolta, voleva tutelarne il buon nome...». Forse l’anziano professore aveva fiutato il temporale che di lì a poco si sarebbe scatenato, forse aveva intuito il disastro: «Mi sono limitato a constatare quanto era ormai evidente a tutti - ha aggiunto Agus - e il mio giudizio risultò negativo». Incalzato dalle domande dell’avvocato Andrea Pogliani, Agus ha perso per un attimo la pazienza olimpica con cui aveva risposto fino a quel momento e si è rivolto al presidente Francesco Sette: «Mi si chiede perchè ho fatto quello studio? L’ho fatto perchè ho sessantun anni, sono cagliaritano e quella sabbia scura non mi piace, è troppo grossa e quando vado in spiaggia mi sporca... questa spiaggia è diventata peggiore di prima, d’altronde è questo il sentimento di tutta Cagliari...». Giampaolo Macciotta è docente di petrologia all’Università. Fu l’allora assessore provinciale ai lavori pubblici Giacomo Guadagnini a chiedergli una mano per il ripascimento prossimo venturo: «Mi chiese la disponibilità a esaminare le sabbie del Poetto e io la diedi - ha confermato ai giudici, rispondendo alle domande dei pm Guido Pani e Daniele Caria - ma quando cambiò l’amministrazione provinciale nessuno mi disse più nulla...». La giunta Balletto preferì un esperto più vicino all’area politica di riferimento, Paolo Orrù. E il lavoro preparatorio realizzato da Macciotta finì in chissà quale cassetto: «Elaborai una relazione con tre tabelle su campioni di sabbia prelevati dalla prima fermata al Margine Rosso, li comparai con campioni di sabbie di terra, presi da alcune cave indicate dalla Provincia». Il risultato fu incoraggiante: «Erano somiglianti per contenuto di quarzo e di feldspato». Infatti la giunta Scano - con Guadagnini in testa - aveva scelto: la sabbia sarebbe arrivata dalle cave. Fu l’intervento del comune di Cagliari a imporre l’inserimento nel capitolato d’appalto dell’opzione-mare. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Esautorato dall’incarico, Macciotta parlerà più volte con il collega Orrù: «Solo colloqui occasionali - ha riferito il docente ai giudici - d’altronde fra me e lui c’era un’evidente discordanza sulla scelta della sabbia...». L’ex comandante della Capitaneria di porto Antonio Camboni ha confermato che la draga Antigoon - la cui posizione veniva monitorata con un gps, fu trovata più volte a operare fuori dall’area di prelievo stabilita in accordo con il ministero dell’ambiente, ma nessuno fermò i lavori: «Abbiamo chiesto alla Provincia - ha spiegato Camboni - e gli esperti ci hanno assicurato che tutto era sotto stretto controllo». Gli esperti erano i componenti il comitato scientifico, finiti tutti sotto processo insieme ai vertici della Provincia e ai dirigenti. Il processo va avanti il 30 marzo con nuovi testimoni.
di Mauro Lissia