pubblicato da L'Unione Sarda il 17 marzo 2005
Molentargius, via libera allo statuto
Solo Solinas vota no
Consiglio comunale Cagliari
Trentuno sì, un solo no, il suo. Questa volta Ghigo Solinas, presidente del consiglio comunale, forzista fedele e centrodestra nel sangue, non ha seguito l'indicazione del partito e della coalizione. E ieri ha votato contro lo statuto-bis del Parco di Molentargius. Non ha motivato la sua scelta in aula, ma la sua posizione è agli atti delle ultime due consiliature: lui a Molentargius avrebbe costruito alberghi, avrebbe sanato gli abusi di Medau su Cramu e realizzato attività produttive. «Con il blocco totale non si ottiene nulla», ha sempre detto. Forse lo pensano anche altri forzisti, ma ieri tutti hanno detto sì. Come Gianni Chessa, cioè metà Udc in aula, che ha detto: «Non saranno quattro fenicotteri a portare benefici economici, un giorno ci pentiremo di aver vincolato un parco la cui nascita sarà un carrozzone politico e niente di più». Chessa è colui che si oppose anche all'ippodromo «perché», ha sempre detto, «quell'area è importante per creare sviluppo e occupazione in città». Per il resto il dibattito sul nuovo statuto del Parco - che sostituisce quello approvato il 28 gennaio dell'anno scorso sul quale non era stato trovato l'accordo tra i Comuni (che invece è stato trovato il 21 gennaio scorso grazie alla mediazione dell'assessore regionale all'ambiente Tonino Dessì) - ha fatto riemergere le posizioni di sempre: un centrodestra «sensibile all'ambiente» ma diffidente «al vincolo fine a se stesso» che vorrebbe che il parco producesse sviluppo e vorrebbe sanare gli abusi di Medau su Cramu e il centrosinistra che esulta e non nasconde emozione per un risultato ottenuto grazie al suo impegno. «Bisogna avere rispetto per gli 800 residenti», ammonisce Pierandrea Lippi Serra (Fi) che deride «chi pensa che con 10 visitatori all'anno, cioè 28 al giorno, ci sarà sviluppo». Il collega Anselmo Piras va oltre: «Non ci piace un parco in cui i fenicotteri contano più degli esseri umani». E se Paolo Frau (Ds) sottolinea di essere «orgoglioso di avere contribuito ad approvare un atto che segnerà questa legislatura e che circoscrive un'area preservandola da possibili intromissioni», Gianni Loy (Misto) sottolinea che «lo statuto che stiamo approvando è identico a quello già licenziato senza quella norma intrusa e illegittima che contestai da subito e oggetto di un ricorso al Tar, che prevedeva cinque esponenti per ogni consorziato nell'assemblea anziché uno». Un punto di vista diametralmente opposto a quello di Tonino Serra (Margherita) secondo il quale «l'aumento degli esponenti in assemblea garantisce una maggiore democrazia». Loy è accusa: «Il ritardo nell'approvazione dello statuto è dovuto a un tentativo, fallito, di trovare una soluzione extraconsiliare agli abusi di Medau su Cramu». E mentre una decina di consiglieri fuori dall'aula guarda in tv il match tra Roma e Fiorentina esultando e disturbando il dibattito, Marco Espa (Margherita) parla di «statuto perfetto dopo un lungo processo», e Piergiorgio Meloni (Ds) propone addirittura di «istituire una giornata di festa con giochi pirotecnici». Appassionato l'intervento del rettore Pasquale Mistretta che ricorda due concetti: Il primo: «Se Molentargius non fosse stato salvato 43 anni fa grazie al piano Mandolesi e al piano di fabbricazione del Comune di Quartu (che realizzò lui) che lo tutelarono oggi il baricentro di Cagliari sarebbe all'ippodromo». Il secondo: «Il Comune non deve essere un semplice sottoscrittore dello statuto, ma protagonista e leader dello sviluppo del territorio e deve rileggere, attraverso il parco, tutto il governo dell'area vasta». Emilio Floris concorda: «Il parco di Molentargius è una tessera di un sistema-mosaico in cui ci sono Santa Gilla, la Sella del Diavolo, Calamosca, Sant'Elia, Monte Claro e altri, zone umide e non che, come il mare, sono fonti di ricchezza». Floris ricorda che sui temi dello sviluppo continua a interagire con i comuni dell'area vasta «perché non c'è sviluppo senza condivisione» e infatti fino a che non c'è stata condivisione non si è trovato l'accordo sullo statuto, giunto solo «quando si è ripartiti dal basso mettendo attorno a un tavolo tutti». Infine due principi: «Il via allo statuto è un punto di partenza, non di arrivo» e «sul parco non dobbiamo riversare risorse ma ci aspettiamo che ne produca».
di F. Ma.