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pubblicato da La Nuova Sardegna il 17 febbraio 2007

Poetto, le colpe del Comune


L’assessore Abis: «La sabbia di mare? Chiesta da noi»
Il dato politico è finalmente limpido: è stato il comune di Cagliari a pretendere che nel capitolato d’appalto per i l ripascimento del Poetto venisse inserita l’opzione sabbia di mare. Se non l’avesse fatto, la spiaggia dei cagliarita ni non si troverebbe nelle condizioni terrificanti di oggi. E’ tutto nei documenti, estate del 1999. La Provincia - ti tolare del progetto l’assessore ai lavori pubblici Giacomo Guadagnini - era contraria, come risulta da una nota trasme ssa all’amministrazione Delogu. In quella lettera Guadagnini spiega con dettagli tecnici perchè il ripascimento con m ateriale di mare sarebbe stato rischioso e perchè risultava preferibile usare la sabbia delle cave. Ma il Comune s’im puntò, non volle sentire regioni: la condizione per la firma dell’accordo di programma era che venisse verificata anc he la seconda possibilità. A chiederlo fu la maggioranza dell’assemblea civica, dopo un dibattito in cui i toni diven nero a tratti piuttosto aspri. A confermarlo davanti al tribunale è stata Emanuela Abis, all’epoca assessore comunal e all’urbanistica. Chiamata in aula per decisione del presidente Francesco Sette, l’ex amministratrice è stata precis a nel ricostruire senza omissioni i passaggi che hanno preceduto il disastro del Poetto: «Il progetto venne discusso in commissione e in consiglio comunale - ha spiegato l’ex assessore - e alla fine si decise di chiedere alla Provincia alcune modifiche, che riguardavano l’impatto della nuova strada litoranea e la possibilità di utilizzare la sabbia di mare. L’assemblea votò anche un ordine del giorno». Alla domanda del presidente Sette sui motivi della seconda richi esta l’ingegner Abis ha dovuto dare inevitabilmente una risposta generica: «Si pensava che ci fosse una maggiore comp atibilità, naturalmente da verificare con grande attenzione». Si pensava, ma non c’era alle origini della richiesta a lcuno studio, parere tecnico, niente che potesse indurre il Comune a imporre con tanta determinazione l’opzione due: « No, non abbiamo fatto riferimento a un nostro studio, c’era solo materiale vecchio della Provincia». Eppure quando San dro Balletto divenne presidente della Provincia si affrettò ad annunciare - in una delle prime uscite pubbliche - che la scelta sarebbe stata la seconda: sabbia dal mare. Perchè una teoria di autocarri, per due anni, sulla litoranea - spiegò con toni risoluti - avrebbe provocato danni e disagi ai cagliaritani. Quindi a picco l’opzione cave, l’impre sa Ati Mantovani doveva lavorare sui fondali marini. E lo fece volentieri, perchè l’uso degli autocarri e soprattutto i tempi dell’intrevento sarebbero stati ben più impegnativi. Meglio una sbrigativa pioggia di fanghiglia e arriveder ci. Ma le indicazioni del Comune divergevano anche dalle scelte dell’amministrazione Balletto: il punto riguarda i t empi di realizzazione dell’intervento. L’ex assessore è stato categorico: «Restammo perplessi per il fatto che nel cap itolato fosse stata inserita l’opzione-mare senza dettagliare a sufficienza le modalità dell’intervento - ha spiegato ai giudici, attribuendo una parte di colpa all’amministrazione provinciale di centrosinistra - ma eravamo comunque tr anquilli perchè la tempistica stabilita restò la stessa, la gradualità era fissata in modo chiarissimo». Due anni, c on sei stazioni di ripascimento: «Si doveva passare per una fase quasi sperimentale» ha insistito l’ingegner Abis. U na fase di attenzione, con un monitoraggio continuo sugli effetti che la nuova sabbia avrebbe provocato sulla spiagg ia. La fretta spaventosa che poi prese la Provincia - venti giorni per scaricare sull’arenile del Poetto 380 mila me tri cubi di materiale grigio - non era prevista e neppure prevedibile. Su questi aspetti si sono inserite le domand e del pubblico ministero Guido Pani: «Perchè allora - ha chiesto il magistrato - l’intervento fu velocissimo?». Risp osta: «Non so dare spiegazioni, le garanzie sulla gradualità erano nel capitolato, il Comune non ha avuto alcuna par te attiva della fase esecutiva». Poi l’avvocato Andrea Pogliani, che difende alcuni dirigenti della Provincia: «Se i l Comune conosceva la tecnologia che sarebbe stata impiegata al Poetto per il ripascimento da mare, come si poteva p ensare che l’indicazione sulla gradualità sarebbe stata rispettata?». Risposta dell’assessore Abis: «Escludo che il Comune condividesse una realizzazione del progetto in tempi ristretti». Quindi l’idea del Comune era questa: ripasci mento da mare, ma per fasi. La draga Antigoon avrebbe dovuto scaricare sul lido una prima quantità di materiale e su quel materiale gli esperti avrebbero dovuto fare le loro valutazioni scientifiche. Il costo elevato della draga - 1 50 milioni di lire al giorno - non poteva costituire un ostacolo o un motivo di reale per fare in fretta: quasi la me tà dei trenta miliardi di fondi europei-protezione civile a disposizione della Provincia tornarono al mittente. Mai r isparmio fu più dannoso di questo. Il pm Pani ha poi chiesto informazioni alla testimone sul ritardo col quale la Pr ovincia nominò la commissione di monitoraggio, incaricata di seguire passo passo l’operazione ripascimento: «Ci sono diverse note di sollecito - ha risposto Emanuela Abis - quando io lasciai l’assessorato comunale la commissione non e ra stata ancora nominata». Il dibattimento va avanti il 23 febbraio con l’audizione di nuovi testimoni.
di Mauro Lissia