pubblicato da L'Unione Sarda il 17 febbraio 2006
Un bluff dietro le stragi di pecore e cani
Molentargius False le accuse contro due allevatori.
Detective improvvisati: denunciati ex poliziotto e guardia zoofila
Un ex poliziotto e una guardia zoofila dell'Enpa, l'Ente nazionale per la protezione animali, sono stati denunciati dagli agenti del Commissariato di Quartu dopo due mesi di indagini legate alla strage di pecore e di cani a Molentargius. Sotto accusa l'ex ispettore in pensione Pasquale Bucino, 62 anni, sino a qualche anno fa in servizio proprio al Commissariato di Quartu, e Francesco Pandolfi, 34 anni, guardia zoofila. Secondo gli investigatori i due avrebbero architettato indagini e una campagna-stampa particolare con l'obiettivo di mettere nei guai i due pastori, padre e figlio, indicati a più riprese come gli autori della strage di cani a Molentargius. Loro, Antonio e Massimiliano Locci, di 62 e 35 anni, non avrebbero invece alcuna responsabilità sulla vicenda. In realtà sarebbero le vere vittime di questa singolare vicenda che tra dicembre e gennaio ha messo a rumore Quartu e il Molentagius. In poche settimane i due allevatori hanno perso cento pecore sbranate dai randagi. Vicenda contortaPasquale Bucino, oltre che ispettore di polizia in pensione, è stato anche guardia giurata. Non lo è più dal 2002 per decreto prefettizio. Non aveva quindi alcun titolo per svolgere indagini a Molentargius. Per questo, ora è accusato di usurpazione di titolo e di aver inviato in Procura comunicazione di reato senza ugualmente avere il titolo per farlo. La guardia zoofila (Francesco Pandolfi), avrebbe invece soprattutto tenuto i contatti con i media. Ora è indagato per falsità ideologica, rivelazione di segreti d'ufficio e per falso in atto pubblico. Avrebbe convocato la stampa, distribuendo anche fotografie poi pubblicate sui quotidiani. I due,secondo gli inquirenti, avrebbero fatto di tutto per screditare Antonio e Massimiliano Locci. E forse per accreditare un'immagine di difensori dell'ambiente. Le indaginiL'inchiesta è stata portata avanti dalla squadra di Polizia giudiziaria del Commissariato di Quartu. Un lavoro di intellingence, coordinato dal vicequestore Gianfranco Murgia, in stretta sintonia con il sostituto procuratore della Repubblica Emanuele Secci. Bucino e Pandolfi, sempre secondo gli investigatori, avrebbero agito per mettersi in evidenza tra l'opinione pubblica. Pasquale Bucino, era stato candidato alle ultime comunali a Quartu con scarso successo. Francesco Pandolfi, in una Circoscrizione. La prima denunciaIl 17 dicembre in Commissariato arriva il primo Sos. I due Locci querelano Bucino, che li avrebbe fotografati nel loro ovile. Il tutto, pare, dopo essere stati indicati come i probabili autori della strage dei randagi. La polizia non trova alcun riscontro obiettivo a carico di Antonio e Massimiliano Locci. Gli esposti anonimi non si contano. Tutti mirati a screditare i pastori. Si indicano anche i nomi di persone che accuserebbero i Locci di essere in possesso di armi. La polizia non trascura neppure questi esposti: le persone chiamate in causa negano di aver fatto confidenze in merito. I sospetti cadono su Bucino. Che sia lui l'autore degli esposti anonimi? La casa dell'ex poliziotto viene così perquisita. Si sequestra una macchina per scrivere e un computer, ora in mano ai periti nominati dalla Procura. La guardia zoofilaEntra in scena anche Francesco Pandolfi, guardia zoofila vera. Parla con i giornalisti. Ora è accusato di aver rivelato segreti d'ufficio, di falsità ideologica e di falso in atto pubblico. Un reato che sarebbe stato commesso con le sue relazioni di servizio. Insomma un bel pasticcio, con i giornali che continuavano a parlare delle stragi di Molentargius, con il Comitato provinciale per l'ordine pubblico che si è riunito due volte. Attorno, un preoccupante allarme sociale. Le indagini della polizia di Quartu hanno in pratica riabilitato i due pastori. Il loro gregge resta però decimato: cento pecore uccise dai randagi. Che continuano a circolare senza che nessuno si preoccupi del fenomeno.
di Giorgia Daga