pubblicato da L'Unione Sarda il 16 luglio 2007
Poetto di nuovo invaso dal catrame
I mezzi di Castalia in due giorni hanno pescato dalle acque del Golfo degli Angeli nove metri cubi di miscele oleose: novemila litri di idrocarburi versati in mare da navi e petroliere senza scrupoli.
Il Poetto si è svegliato con una ferita, color nero pece, lunga più di due chilometri. La terza in tre settimane. Un’invasione di catrame, dalla quarta alla decima fermata, devastante per la spiaggia dei Centomila. E mentre i bagnanti - molti si sono arresi davanti allo scempio ambientale, tornando a casa a metà mattina inveendo contro il passaggio delle petroliere che prosegue nell’indifferenza generale - cercavano di evitare le migliaia macchie di catrame disseminate sul bagnasciuga, a duecento metri dalla spiaggia i due mezzi antinquinamento della Castalia, "Mascalzone oceanico" e "Pellikan Eco 113", combattevano con l’onda nera di idrocarburi, tra capo Sant’Elia e Flumini di Quartu. Alla fine della serata, dopo nove ore di intenso lavoro, hanno recuperato quattro metri cubi di miscele oleose e 40 chili di catrame. Si aggiungono ai cinque metri cubi raccolti ieri. In tutto novemila litri di idrocarburi versati dalle petroliere con destinazione Saras. L’ALLARME. Dopo cinque giorni di maestrale ne sono bastati due di scirocco per far scattare nuovamente l’allarme nel Golfo degli Angeli. Sabato i mezzi antinquinamento della Castalia avevano eliminato le prime macchie oleose comparse tra il Poetto e Flumini (raccogliendo cinque metri cubi di miscele). Ieri un’altra giornata campale: in nove ore (dalle 10 alle 19) i due mezzi, che hanno lavorato in condizioni difficili per il mare agitato, ne hanno recuperato quattro metri cubi.Un conto salato: novemila litri di liquidi inquinanti. LA FERITA NERA. Ieri i mezzi di Castalia, dopo il sopralluogo delle motovedette della Capitaneria, non sono riusciti a evitare il peggio: il forte scirocco ha spinto il catrame sulla spiaggia del Poetto. La situazione più critica nella parte davanti all’ex ospedale Marino. Per i bagnanti una scena da pelle d’oca. Qualcuno si è attrezzato di paletta e busta per raccogliere i pezzi più grandi. Altri si sono tuffati in mare ritrovandosi la faccia e il corpo macchiato di nero. E poi rastrelli e secchielli dei bambini anneriti, come i piedi di chi camminava sul bagnasciuga. IL SINDACO. «Non c’è sorveglianza. È uno scandalo », commenta il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, che chiede «un monitoraggio tra la Saras, che conosce i movimenti delle navi, e la Capitaneria, che può fare le ispezioni». Floris è preoccupato: «Stiamo subendo danni ambientali immensi. Contro chi ci rivaliamo? Penso che la Saras dovrebbe obbligare le navi in transito a farsi un’assicurazione». Dura presa di posizione anche del consigliere dei Riformatori, Giorgio Angius, che sull’allarme inquinamento aveva presentato un’interrogazione al sindaco: «Le continue ondate di catrame - spiega - sono solo uno dei sintomi di un problema più grande. È urgente affrontare con serietà e senso di responsabilità una situazione che ha pesanti ricadute sulla salute pubblica, sulla tutela delle coste, e sull’occupazione». La Capitaneria intanto ha avvisato i Comuni di Cagliari e Quartu e avviato un’indagine per risalire ai colpevoli. Difficile però individuare i responsabili visto il notevole traffico di navi nel Golfo.
di MATTEO VERCELLI
I bagnanti. L’indignazione «Mai visto uno schifo così»
Alla vista delle gocce oleose, nere come la pece, molti hanno preferito fare dietro front e tornarsene a casa ancor prima di aver piantato l’ombrellone. Altri hanno provato a trattenersi in spiaggia nella speranza di godersi una domenica di sole e mare. Il risultato? Piedi neri e indumenti macchiati. «Come arriviamo a casa infiliamo tutto in lavatrice e non se ne parla più - dice un giovane alla fidanzata mentre si dirige al parcheggio del Marino con l’asciugamano sporco in spalla e le infradito (imbrattate) ai piedi». «È tutto sporco, non si può stare», commenta infastidito Alberto Sarigu, in spiaggia con la famiglia. «Ci sono pezzi di catrame ovunque, anche in acqua. Il bambino si è insozzato, ce ne andiamo».Arrabbiati? «Moltissimo. Veniamo sempre qui e una cosa del genere non ci era mai capitata». «Le persone si stanno lamentando parecchio», rivela dall’alto della torretta d’avvistamento il bagnino Alessandro Ragazzo (20 anni). «Alle 11 un sacco di gente è venuta a chiederci olio e cotone per eliminare le macchie. Molti hanno provato a pulirsi con gli abbronzanti. Tra le 11 e le 12 abbiamo consigliato di non fare il bagno per precauzione. Inizialmente la spiaggia era strapiena, come ogni domenica, ma poi si è gradatamente svuotata». Vicino alla duna dell’ex ospedale due giovanotti giocano a pallone scalzi usando le ciabatte come pali delle porte. I piedi sono neri ma non per l’abbronzatura. «Non sporcarsi è impossibile, quello schifo si attacca dappertutto», quasi si giustificano Mario (22 anni) e Filippo (20). «Un nostro amico ci ha messo le mani per sbaglio e si è ritrovato la faccia nera. Siamo dispiaciuti perchè andiamo al mare solo di domenica e non fa piacere trovare la spiaggia in queste condizioni. Il bagno non si può fare, quindi ne approfittiamo per una sfida uno contro uno a beach-soccer». Damiano Fogli, 18 anni, passeggia con un amico. «Ci hanno detto che si è rovesciata una nave cisterna al largo ma chissà se è vero». «Ripulire non sarà facile», sostiene Vincenzo Piano, 49 anni di Elmas. «Sono profondamente deluso e arrabbiato con i responsabili di questo inquinamento. Mi chiedo solo se si sono resi conto del danno enorme che hanno creato».
PAOLO LOCHE
I precedenti. Una lista infinita. La marea nera parte da Sarroch
L’ultima volta l’allarme è scattato una settimana fa: il 10 luglio, spinto dallo scirocco, il catrame si era depositato lungo un centinaio di metri di battigia tra l’Ottagono e il litorale quartese. Erano stati i bagnanti a informare la Capitaneria di porto, che aveva inviato una motovedetta in perlustrazione per tutto il Golfo. Risultato: nessuna grossa macchia al largo, solo tracce sparse in quella zona. Una chiazza oleosa vasta qualche centinaio di metri era stata avvistata invece al largo di Punta Zavorra, dove era intervenuto il mezzo specializzato della Castalia, la società che per conto del ministero dell’Ambiente si occupa di bonifiche marine. Episodi di questo tipo si possono contare a decine, forse a centinaia. Basta tornare indietro nel tempo, leggere i quotidiani di venti o dieci anni fa o anche solo del primo periodo di questo nuovo secolo per scoprire che tutto è cambiato da quando le prime petroliere hanno cominciato ad attraversare il Golfo di Cagliari. Sì, perché sono proprio queste carrette del mare le principali responsabili di certi avvenimenti. Basta fermarsi alle cronache più recenti: martedì scorso quel catrame era il residuo della pulizia illecita delle cisterne di una petroliera, ma anche il 25 ottobre del 2000 un’altra nave dello stesso tipo aveva scaricato in mare l’acqua delle stive prima di attraccare in porto provocando così l’inquinamento del tratto di spiaggia che sta davanti all’Ospedale Marino. Solo piccole chiazze in quel caso, niente a che vedere con quanto sarebbe accaduto il 25 febbraio 2003 quando una grande onda nera, spinta dallo scirocco, nel giro di qualche ora raggiunse la spiaggia dei Centomila. Decine di bagnanti videro chiazze di olio e catrame e sentirono un forte odore di petrolio. Il 25 giugno scorso, poi, uno dei momenti peggiori che ci si ricordi: per evitare danni ai bagnanti, era stato necessario un intervento di 9 ore per recuperare 2 mila litri di sostanze catramose. Una macchia lunga 500 metri e larga 60 aveva tenuto impegnati per tutta la giornata i mezzi di soccorso, che già alcuni giorni prima avevano cercato di impedire che il catrame scaricato da una petroliera al largo di Sarroch invadesse il bagnasciuga. La macchia arrivò a 500 metri dalla riva e qualche grumo, sfuggito ai controlli, approdò davanti all’ospedale Marino.
di (an. m.)