pubblicato da La Nuova Sardegna il 16 giugno 2005
Quella sabbia per il ripascimento in dotazione di un cugino di Pani
Coinvolti nell’operazione il Forte Village Resort e l’hotel S’Ighientu di Quartu
CAGLIARI. Due filoni da sviluppare per il pubblico ministero Daniele Caria nell’inchiesta sulle concessioni edilizie facili, entrambi legati a ripascimenti: uno riguarda l’hotel S’Ighientu, sulla costa di Quartu, proprietà della società Bilancia amministrata da Angela Maria Scanu, la moglie dell’imprenditore e presidente di Banca Cis Giorgio Mazzella. L’altro conduce al Forte Village Resort, al cui vertice siede Lorenzo Giannuzzi. Il primo ripascimento è stato realizzato, l’altro no. Con un punto in comune: in entrambi i casi il fornitore della sabbia doveva essere Dino Pani, il cugino del direttore dell’ufficio regionale tutela del paesaggio Lucio Pani, in carcere per corruzione, truffa, falso e abuso d’ufficio. Dell’hotel di Mazzella - che Pani si vanta in una telefonata intercettata di aver approvato personalmente - si discute già in un’aula di tribunale: l’accusa è di aver violato le norme urbanistiche ed è riferita anche a un intervento di ripascimento dell’arenile che il pm Maria Chiara Manganiello giudica abusivo. Al Forte invece la cosa era rimasta sospesa, autorizzata ma sospesa. Lucio Pani - risulta dalle conversazioni intercettate e trascritte nell’ordinanza del gip Daniela Amato - s’era accordato col cugino per una quantità di sabbia minore rispetto al progetto, poi non si capisce chi avrebbe dovuto intascare la differenza sul prezzo della fornitura. Di certo c’è stato un tentativo di far risultare una cosa per un’altra, perchè poi qualcuno ne traesse un qualche vantaggio. Giannuzzi - che sarà interrogato nei prossimi giorni come persona informata dei fatti, ma stranamente si presenterà con un difensore - sembrava d’accordo, pareva disposto a seguire i consigli di Lucio Pani. Poi però, al contrario di S’Ighientu, il ripascimento non s’è fatto. Il Nucleo ispettivo del Corpo Forestale, diretto da Ugo Calledda, indaga sul Forte Village e si prepara a indagare su S’Ighientu. Forse il pubblico ministero vuole capire perchè la sabbia dei ripascimenti doveva arrivare necessariamente dalla cava della famiglia Pani. E se dietro questa scelta, in apparenza obbligata, ci fossero accordi pilotati dal dirigente regionale. Nel caso S’Ighientu potrebbe comparire anche la figura chiacchierata di Alessandro Casu, il dirigente del comune di Quartu accusato di corruzione che questa mattina alle 9.30 sarà sentito dal gip Amato e dal pm Caria per l’interrogatorio di garanzia. Subito dopo per lui potrebbe scattare la conferma della misura interdittiva, come dire che Casu scomparirebbe almeno temporaneamente dal municipio quartese dove la sua personalità forte ha dominato per molti anni. Il suo difensore, l’avvocato Francesco Onnis, ha anticipato la linea difensiva: è basata sulle norme, sull’interpretazione delle norme. Casu le applicava correttamente, entro i confini stretti delle sue competenze. Anche quando - risulta dalle intercettazioni - sollecitava personalmente Lucio Pani perchè gli concedesse subito un nullaosta legato a un collettore fognario destinato ad attraversare il Molentargius, un’area protetta da vincoli assoluti: «Ascolta - gli dice Lucio Pani - se è fatta, si può fare in sanatoria ma non correte nessun rischio... neanche una sanzione, niente». Casu risponde: «Noo... ma io la voglio avere adesso!». Pani: «ehi.. ma si fa con una sanzio... ehmmm... se.. se risulta che è già tutto fatto...». Casu: «Ma voi non lo sapete che è fatta». A quel punto Pani propone: «Fotografie vecchie». Casu: «Come?». Pani: «Fotografie vecchie». Un suggerimento che il magistrato intepreta così: «Pani era prontamente disponibile a venire incontro a qualsiasi richiesta del Casu - scrive il gip Amato nell’ordinanza - al punto da garantirgli, di fronte al suggerimento illecito di fingere di non saper nulla dell’avvenuta esecuzione dei lavori, di allegare all’istanza fotografie vecchie, evidentemente antecedenti al compimento delle opere». Casu era d’accordo o no? Per il gip, che l’accusa formalmente di corruzione, tra i due l’accordo c’era. Ed era un accordo illegale. Ieri si sono presentati all’ufficio del gip Patrizia Rosemarie Cogoni e Maria Lucia Farci, difese dall’avvocato Leonardo Filippi: entrambe - rischiano l’interdizione dall’esercizio della professione - si sono avvalse della facoltà di non rispondere.
di Mauro Lissia