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pubblicato da La Nuova Sardegna il 16 marzo 2002

«Pagheremo il prelievo»


L'opinione di Salvatore Angelo Todde Responsabile Settore Tutela del suolo dell'assessorato regionale all'Ambiente

Il progetto originario di ripascimento prevedeva l'uso di sabbia di cava avente composizione del tutto simile a quella del Poetto. Tali caratteristiche erano state attestate dagli esperti dell'Istituto di mineralogia dell'Università. Poi la Provincia optò per il prelievo dal mare. L'Organo Tecnico Istruttore della Regione, su questo aspetto, si pronunciò con molte riserve. I punti di prelievo a mare si trovano nella piattaforma continentale sotto modesti battenti idraulici. Il volume che sarà prelevato è pari a due campi di calcio per un altezza di un palazzo di dieci piani. Qualunque studente di geologia sa bene che ogni qualvolta nell'ambiente si creano discontinuità morfologiche, il sistema ambientale reagisce per riportare la situazione ad uno stato di equilibrio. In altre parole, i volumi asportati sotto il livello del mare saranno compensati a spese delle terre emerse. Non si sa quando, forse si può stabilire dove (golfo di Cagliari) ma è certo che avverrà. Molto acutamente ciò è stato osservato anche da un lettore, ricordando che in passato si faceva risalire principalmente a questa causa l'impoverimento dell'arenile. Ma tant'è: le conoscenze progrediscono e gli esperti si adeguano. Ora siamo confortati dal parere dei nuovi esperti, tra i quali anche quelli che hanno progettato il porto di Villasimus, causa principale della scomparsa della spiaggia del Riso: esperti in erosione dunque. Il problema del colore della sabbia, pur importante per estetica, storia e cultura del Poetto, alla luce di ben altri rischi, è assolutamente irrilevante.