Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 15 dicembre 2005

Poetto, comincia la ricostruzione


CAGLIARI. Il piano paesaggistico di Cagliari scopre gli stagni, ricucendo Molentargius con la sua storia naturale e Santa Gilla all’ormai separato quartierino di Giorgino. Il lungomare di Cagliari riporterà Sant’Elia in città e finalmente il pensiero profondo della giunta regionale salta fuori a proposito del nascente museo regionale della cultura nuragica che, nero su bianco e senza punti interrogativi, viene immaginato a Sant’Elia. E’ fertile il piano paesistico perché getta le basi di un nuovo rapporto città-ambiente. La Regione intende riqualificare gli stagni di Molentargius e di Santa Gilla: tutela ambientale e produzione del sale saranno i binari nei quali si dovranno muovere i gestori nella forma del parco. Un impegno, quindi, a tirare fuori Santa Gilla dalla situazione attuale: statica e improduttiva nonostante da qualche anno la laguna sia affidata a un consorzio di cooperative di pescatori. Si punta, in particolare (si spiega attraverso l’agenzia Ansa) «ad attivare la connessione come unico sistema delle emrgenze ambientali di Molentargius, Poetto, Capo Sant’Elia, il sistema dei colli e Santa Gilla attraverso una programmazione delle rete ecologica a scala metropolitana», conservando e salvaguardando gli ecosistemi esistenti. Insomma, viene allargato il modello Molentargius e si dimostra coerente con queste scelte il progetto della Provincia in accordo con la Marina militare per costituire il parco della Sella del Diavolo e di Calamosca. E arriviamo al Poetto, la cerniera tra Sant’Elia e il Molentargius: nella scheda c’è scritto «il sistema sabbioso, prevedendo la sistemazione degli spazi di retrospiaggia e mettendo a dimora le specie vegetali idonee, nel rispetto delle condizioni ambientali tipiche del sistema di spiaggia» e progettando «i servizi di spiaggia, retrospiaggia, servizi all’accessibilità, aree sosta». Ed ecco Sant’Elia e il Lungomare: l’insieme verrà riqualificato «per ricreare un nuovo rapporto tra la città e il mare, con la previsione di strutture museali (il museo nuragico, appunto), mentre l’area portuale, il lungomare Colombo e la via Roma saranno oggetto di una «progettazione unitaria che recuperi le emergenze architettoniche quali il Deposito dei sali scelti allo sbocco del canale di San Bartolomeo (questo argomento è stato il tema di un protocollo sottoscritto dalla Regione con Comune e autorità portuale perché il deposito sali scelti diventi un corpo annesso al museo della civiltà nuragica)». Dall’altra parte della città: sarà recuperato anche il litorale di La Playa-Giorgino e del relativo sistema ambientale dello stagno Santa Gilla. Con i piani paesistici «un occhio di riguardo va anche alle periferie urbane e ai cosiddetti cunei verdi, spazi ancora non edificati, e costituenti le periferie e le campagne circostanti ai centri abitati». Questa per Cagliari sarà una grande occasione. Sotto gli occhi di tutti nelle periferie ci sono zone nelle quali basterebbe molto poco per avviare un progetto di riqualificazione a intero beneficio delle piccole comunità umane cresciute tutt’attorno: giardini, spazi sportivi dove praticare gli allenamenti per vari sport, centri di ritrovo all’aperto, punti ristoro sono possibili negli slarghi incolti lasciati dall’attività edilizia dei quartieri di periferia. Si tratta in altre parole di dare seguito all’impegno di riqualificare le periferie e di restituire spazi comuni agibili e ben organizzati. Altro progetto che potrebbe finalmente trovare realizzazione è la ricucitura di tutti questi spazi attraverso un percorso verde che, alla fine, diventerebbe una cintura capace di migliorare la qualità dell’abitare in tutta la città. Ancora nel piano paesistico è contenuto il primo passo per riscrivere la città per temi, attivando progetti di tipo culturale e quindi trovando la disponibilità di finanziamenti europei: saranno attivati percorsi storico culturali (fenicio-punico, romano, dell’alto medioevo), verranno razionalizzate le strutture museali e le archeologie industriali (sistemi del sale e del vino, le Saline di Molentargius e Contivecchi e cantine nei piccoli borghi agricoli), senza dimenticare gli itinerari religiosi e civili (chiese campestri e ville) del paesaggio agrario del Campidano di Cagliari.