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pubblicato da L'Unione Sarda il 15 novembre 2005

Per il ripascimento la Regione va in aula


I cagliaritani bocciano il ripascimento: la sabbia è grigia, l’acqua torbida e ora perno l’erba sull’arenile

Sono niti i tempi dei rastrellamenti con paletta e secchiello, delle prove col forno di casa, delle dispute al bar, in ucio e in salotto, da un lato gli scettici - è uno schifo- dall’altro i credenti - schiarirà, vedrete, schiarirà. Dopo mesi di dibattiti ed esperimenti su granulometrie e tabelle cromatiche, feldspati, quarzi e carbonati, nuova rabbiosa passione degli amanti del Poetto, i cagliaritani incrociano le braccia e stanno a guardare: questa mattina, alle 9, la parola passa alla giustizia. Il gup Giorgio Cannas deciderà se rinviare a giudizio Sandro Balletto, Renzo Zirone, i tecnici della Provincia, la commissione di monitoraggio e i responsabili dell’impresa che, l’8 marzo 2002, ha dato il via ai lavori di ripascimento sulla spiaggia dei centomila. Dodici giorni senza sosta, mattina, serae notte, sabati e domeniche incluse, con la draga olandese Antigoon a pescar sabbia e sollevar polemiche tra i tanti che gridavano allo scandalo e i pochi che con- davano nei tecnici (e nei politici che li sostenevano). Quasi quattro anni dopo la situazione è cambiata ma non troppo: la sabbia è sempre scura, le mareggiate si sono mangiate 30 metri di spiaggia, le onde hanno disegnato un alto dosso sulla battigia, le pietre sono sempre lì, più le togli e più ce n’è, l’erba è cresciuta là dove un tempo c’era la sabbia ne, capace di orire un ricordo del Poetto che fu sul ciglio della strada, a ridosso delle orribili aiuole in cemento. Alle 10 del mattino, il lunedì dopo l’alluvione, la spiaggia è quasi deserta. I pochi che si godono un sole quasi estivo non sono contenti, per nulla. «Addirittura ora abbiamo la vegetazione», si guarda intorno sconsolato Francesco Loi, 31 anni, appassionato di mare 12 mesi all’anno. «All’inizio ero favorevole al ripascimento ma poi ho visto che il Poetto non sarebbe più tornato come prima. Guardi là, verso la quarta fermata, e anche prima del Lido, è tutto verde, mi sono spaventato. È vero che è stata recuperata la zona della prima fermata, però avrebbero dovuto fare una prova in un piccolo tratto, urgenza non ce n’era, non era vitale». Teti Piga è un’insegnante in pensione e punta l’attenzione sul mare: «Ha cambiato colore, è lattiginoso. E poi l’erba non c’è mai stata sulla spiaggia, c’erano i gigli sulle dune. La cosa più triste è che pensavamo alla sabbia e non al nostro mare. Ora al Lido quando ci sono le onde è dif- cile anche fare il bagno». L’amica Anna Piera Zoccheddu, impiegata in pensione, conferma: «Mi sono “scassata” una spalla aggrappandomi alla passerella, colpa delle onde e delle pietre. Avrebbero dovuto fare una prova e non tutto in pochi giorni». Noemi Steinhaus deve il cognome ai bisnonni tedeschi ma è una giovanissima cagliaritana doc, pure molto arrabbiata: «Il Poetto? Rovinato. La sabbia non tornerà come prima e l’acqua raramente non è torbida. Sta crescendo l’erba, ci sono pietre anche in riva e dopo ogni mareggiata si allaga tutto. Brutto, brutto». Passo e abbigliamento da podista, Michele Mameli è un giovane geologo, non lo dice subito ma è evidente che parla con cognizione di causa: «Serviva certamente più sabbia ma questa è completamente diversa. Il mare sta facendo il suo lavoro, cioè se la sta rimangiando. Il problema sono le pietre, il danno maggiore è il colore dell’acqua dovuto al tipo di sabbia ricca di carbonati. È cresciuta l’erba perché sotto si è depositato uno strato di argilla che ha creato anche un avvallamento. D’altro canto, l’erba tratterrà la sabbia in supercie e in futuro potranno formarsi le dune. L’errore è stato nel pescare da una paleospiaggia formata da materiali calcarei mentre la vecchia sabbia, vulcanitica, proveniva attraverso i umi dalle montagne. Quanto al dosso in riva, è dovuto alle correnti di cui certo non si è tenuto conto». Franco Calabresu, bancario in pensione, si gode il sole e legge il giornale: «Le polemiche sul ripascimento? Sono state esasperate per ni di lotta politica: in confronto alle altre spiagge il Poetto, anche se mal ripasciuto, è sempre magnico. A me piace, tant’è che sono qui. Certo, se avessi saputo che i risultati sarebbero stati questi non lo avrei fatto o avrei cercato un rimedio diverso: fermare la fuga della sabbia, per esempio. Sarebbe stato anche più facile».
di MARIA FRANCESCA CHIAPPE