pubblicato da La Nuova Sardegna il 15 novembre 2003
E intanto del disastro del Poetto nessuno parla più
CAGLIARI. Dopo quattro anni dalla legge costitutiva del parco di Molentargius, si fanno i primi passi verso la realizzazione dello statuto. Finalmente, si potrebbe dire. Oppure: meglio tardi che mai. Intanto il tempo passa e la città ambientale che rappresenta (o rappresentava?) il motivo dominante del nuovo piano regolatore (Puc) stenta a decollare. E non solo per i molti emendamenti al Puc che hanno praticamente eliminato le zone ambientali di protezione totale, ma anche per un procedere lento e appiccicoso in cui al bene ambientale si antepongono equilibri politici per lo più fini a se stessi. Altrimenti come si spiega il fatto che sull’ambiente, in città, ci si sta adagiando verso il basso? La storia del ripascimento del Poetto è emblematica. Un bene cittadino di inestimabile valore che la fretta (o l’ignoranza?) ha ridotto in un qualcosa di completamente diverso. Bene ha fatto Antonio Romagnino (autorevole studioso di Cagliari) a rimproverare al primo cittadino Emilio Floris, di non essere intervenuto in modo adeguato sul Poetto: per protestare in modo energico. La titolarità delle opere di ripascimento (che è della Provincia) non esimeva il sindaco, in qualità di primo rappresentante dei cittadini, dall’indignarsi. Le perplessità avanzate - anche dal primo cittadino, in verità - sono state evanescenti e senza seguito, condizionate da esigenze di buon vicinato con la Giunta di Sandro Balletto della Provincia (anch’essa di centro destra). Bene aveva fatto invece, Mariano Delogu (già sindaco, consigliere comunale e senatore di An) a precisare che sul Poetto non valgono le differenze politiche. Ma il dramma è che sulla questione del lungomare cagliaritano sta scendendo un plumbeo silenzio. Una mancanza di voci rumorosa. Certo le associazioni ambientaliste hanno fatto molto: proteste su proteste. La Legambiente, il Wwf, il Gruppo di intervento giuridico e altri gruppi spontanei hanno indetto convegni, fatto petizioni, organizzato sit in, fatto parlare intellettuali e uomini di cultura, denunciato nei mezzi di comunicazione di massa che il Poetto non è più quello di una volta. Ma ora tutto sembra rallentare, anche l’indignazione. Gli animi si stanno rassegnando. Helmar Schenk a malincuore lamenta che «la spiaggia è sempre più grigia». Non è un caso, forse, che uno dei più attivi (assieme ad altri, sia chiaro) ambientalisti cittadini, sia uno studioso di origine tedesca, capitato in città attorno agli anni sessanta. Quasi una metafora della difficoltà della città e dei suoi gruppi dirigenti in particolare, di amare sino in fondo Cagliari, difendendo con le unghie e coi denti i suoi gioielli. O forse manca un progetto: la citta del sole di Francesco Alziator con le sue zone umide rappresentava un’idea e un’immagine di città in cui il paesaggio ambientale scrive la storia. Forse oggi non si è ancora riusciti a elaborare un paesaggio adeguato ai tempi o forse se ne vuole un altro, con la questione ambientale mortificata in ruoli ancillari, ma non lo si dice: per paura o ignavia.
di (r.p.)