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pubblicato da La Nuova sardegna il 15 ottobre 2004

Ripascimento del Poetto, indagato Zirone


Zirone: "Ogni scelta concordata con Balletto"

CAGLIARI. "Posso solo dire che qualsiasi decisione sia stata presa riguardo al Poetto, scelte tecniche, consulenti... qualsiasi atto è stato il frutto di una scelta collegiale della giunta. Il presidente Sandro Balletto era a conoscenza di ogni cosa, lo informavo puntualmente di ogni dettaglio": parole di Renzo Zirone, ex assessore ai lavori pubblici della Provincia, il solo politico finora chiamato in causa dalla Procura della Repubblica nell'inchiesta giudiziaria sul ripascimento-disastro della spiaggia cagliaritana. Zirone non vorrebbe tacere - mentre Balletto sceglie il silenzio - ma il suo legale, l'avvocato Luigi Concas, gli ha imposto il bavaglio in attesa che i contorni delle accuse si definiscano. Difficile a questo punto che voglia pagare da solo per gli errori che - se commessi - sono della giunta di centro-destra, che governa la Provincia dall'estate del 2000. L'altra sera Zirone ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso in danneggiamento e abuso d'ufficio insieme ad alcuni dirigenti della Provincia. La firma è quella dei pm Guido Pani e Daniele Caria, che da due anni indagano sulla vicenda. Con Zirone sono indagati Salvatore Pistis, funzionario del settore Viabilità della Provincia, Andrea Gardu, dirigente dello stesso settore, Lorenzo Mulas, responsabile del progetto di salvaguardia del litorale, Piergiorgio Baita, presidente del consiglio di amministrazione della società che si aggiudicò l'appalto.
Indagato anche Daniele Defendi, dipendente di un'altra società che si occupò materialmente delle operazioni di dragaggio del fondale del ripascimento. Nell'inchiesta è coinvolto infine Marcello Vacca, amministratore dell'impresa Sarcobit che ha eseguito i lavori. Secondo i magistrati, Zirone e i funzionari "hanno deteriorato la spiaggia di proprietà pubblica e il tratto di mare antistante". Come e perchè è spiegato nel seguito del provvedimento: "Il ripascimento è stato eseguito in difformità dall'autorizzazione dell'ufficio tutela del paesaggio della Regione". L'abuso d'ufficio consisterebbe nell'aver procurato all'Associazione temporanea di imprese costituita fra Mantovani, Gavassino e Sidra "un ingiusto profitto". Che poi è il compenso stabilito nel contratto in cambio dell'esecuzione dei lavori. Dal riserbo della procura trapela anche qualche altro particolare: i consulenti incaricati dai magistrati avrebbero riscontrato un'evidente difformità tra l'esecuzione dei lavori e quanto prevedeva il capitolato d'appalto. Il risultato dell'intervento sarebbe quindi diverso dal previsto, ma non a causa di errori tecnici commessi in sede di progettazione o nelle specifiche del capitolato: l'impresa - secondo le accuse - avrebbe volutamente, seppure in parte, ignorato gli obblighi e le indicazioni stabilite nel capitolato, provocando il disastro ormai sotto gli occhi di tutti i cagliaritani. In particolare Defendi, che rappresenta la Sidra, la società che ha curato il ripascimento, sarebbe "responsabile della produzione mediante lo sversamento sul litorale del Poetto di materiale con caratteristiche mineralogiche e granulometriche diverse da quelle della sabbia preesistente e comunque da quella prevista nel capitolato speciale d'appalto, nonché di una notevole quantità di pietrame".
Quali dunque le colpe di Zirone e dei funzionari della Provincia? La mancata vigilanza sui lavori. La legge stabilisce che non impedire un evento corrisponde a cagionarlo. L'aver insistito nell'esecuzione del ripascimento anche davanti a una spiaggia invasa da pietrame e sabbia nera avrebbe finito per coinvolgere l'assessore ai lavori pubblici e i suoi collaboratori in una situazione illegale che riguardava solo l'impresa. Una conferma - se l'inchiesta giudiziaria andrà definitivamente in questa direzione - di quanto fossero fondate le preoccupazioni di ambientalisti, associazioni di cittadini e politici dell'opposizione, che chiedevano la sospensione dei lavori e la verifica del materiale riversato sull'arenile dopo i primi interventi della draga Antigoon. Se la Provincia si fosse fermata, il Poetto sarebbe stato salvo.
Fin qui le indiscrezioni, seguite alla notizia anticipata ieri dal 'Giornale di Sardegna'. La fase successiva dell'inchiesta giudiziaria sarà l'interrogatorio degli indagati. Che verranno chiamati dai due pubblici ministeri a spiegare ogni passaggio dell'operazione-Poetto partendo dai documenti, la montagna di documenti sequestrati a suo tempo dalla Procura nella sede dell'assessorato provinciale ai lavori pubblici, in piazza Galilei.
di M. L.