pubblicato da L'Unione Sarda il 15 agosto 2009
Corte dei conti: Poetto, tutti colpevoli
Balletto e Zirone condannati a pagare cinque milioni di euro
Sapevano che i lavori al Poetto erano irregolari, che la draga aveva preso la sabbia da un fondale
diverso da quello indicato dal ministero dell'Ambiente,che sarebbe stato un disastro ambientale. Sapevano.
Eppure non hanno convocato i funzionari per ché interrompessero i lavori e hanno inutilmente speso i soldi pubblici. Sapevano,
e proprio perché sapevano ora non possono neanche trincerarsi dietro il fatto che si erano fidati dei tecnici. No. L'ex presidente della Provincia Sandro
Balletto e l'ex assessore ai Lavori pubblici Renzo Zirone «avevano consapevolezza del fatto che i lavori erano stati eseguiti
in modo difforme dal contratto e che si sarebbero risolti nella deturpazione della spiaggia ma non hanno esercitato i loro
poteri per evitare tale esito».
Di lì la decisione della Corte dei conti di Cagliari: i due politici dovranno risarcire quasi quattro
milioni e ottocentomila euro, la cifra include le spese sostenute per rifare la spiaggia e settecentomila
euro di danno all'immagine di Cagliari. Sì, danno all'immagine della città, perché, scrivono i giudici, «la spiaggia del Poetto rivestiva un'enorme importanza per la comunità locale,
non solo per i profili economici connessi allo sfruttamento economico del sito ma anche in sé, per la sua bellezza incomparabile
che ne faceva, e in parte tuttora ne fa, un simbolo per i Comuni del territorio su cui insiste e per l'intera Sardegna, Ben sicomprende che,data l'enorme importanza che la popolazione attribuiva alla proficua esecuzione
dei lavori di ripascimonto iniziati 1'8 marzo 2002 econclusi tre mesi dopo, il 2G giugno anche
se l'esito disastroso foss o stato dovuto a mera negligenza degliorgani proposti,ne sarebbe derivatauna lesione all'immagine
della Provincia, quantomono nei termini di una conclamata incapacità dei suoiorgani di preservare
un bene di rilevantissimo interesse collettivo».
La sentenza che, insieme a Balletto e Zirone, condanna in solido i responsabili del procedimento
Sandro Cabras e Lorenzo Mulas, gliingegneri Andrea Gardu e Salvatore Pistis della direzione
dei lavori, l'assistente alla direzione dei lavori Antonello Gellon, il biologo Luigi Aschieri, il supervisore scientifico Andrea Atzeni, ildirettore operativo PaoloOrrù,
ilgeomorfologo Giovanni Serra, Gian Paolo Hitossa e MarioConcas della commissione di collaudo. i consulenti Paolo Colantoni e Lopoldo Franco, è clamorosa perché arriva quasi quattro mesi dopo l'assoluzione in appello di Balletto dall'accusa di danneggiamento e danno ambientale.
Condannato a dieci mesi in primo grado con l'abbreviato, l'ex presidente è stato scagionato
in sede penale per non aver commesso il fatto sul presupposto
che al politico non possano essere contestati i comportamenti
del tecnico.
La Corte dei conti, invece, non solo ha condannato Balletto ma ha pure sostenuto che l'ex presidente,
così come Zirone, abbia agito con dolo.I giudici contabili vanno oltre la
decisione con cui il Tribunale penale di Cagliari, il 4 luglio 2008, ha condannato il direttore dei lavori Salvatore Pistis
e il dirigente della Provincia Andrea Gardu (tre anni), Zirone (due anni e otto mesi), il coordinatore
del progetto Lorenzo Mulas e il legale rappresentante dell'associazione d'imprese che ha eseguito i lavori Piorgtorgìo Baita
(due anni), i componontì della commissione di monitoraggio Andrea Atzeni,Paolo Orrù e Giovanni
Serra (un anno e guattro mesi): vanno oltre perche ritengono responsabiliancheGellon, assolto in sede penale, Colantoni,
Franco, Cabras, Ritossa e Concas che in quel processo non erano stati neppure chiamati in causa.
Il collegio presieduto da Antonio Vetro ha accolto le richieste del procuratore Cabras che si è avvalso
del lavoro degli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza al comando
del generale Baduini. La sentenza è una bastonata per gli amministratori pubblici: «Icomportamenti
sono stati contraddistinti da volontaria pretermissione dell'interesse pubblico primario
sotteso all'opera appaltata, tenuti talvolta con pervicacia e arroganza e comunque sempre con sostanziale disprezzo dell'opinione
pubblica, all'insegna non della trasparenza dell'azione amministrativa ma, al contrario,
dell'opacità spinta talora sino al punto del mendacio. L'immagine che questa condotta trasmette
ai cittadiniè nella migliore delle ipotesi quella di un 'amministrazione
nel contempo inefficiente e chiusa al confronto tesa a perseguire interessi tanto contrari a quelli pubblici quanto oscuri e, quindi, in una sola parola,
inaffidabile».
Questo comportamento, comune a politici, esperti e consulenti, secondo la Corte dei conti produrrà ancora effetti:
«E' facile immaginare quanto saranno difficili futuri interventi nel clima di generale sospetto e sfiducia
ormai ampiamente diffusisi nell'opinione pubblica a seguito del ripascimento».
di Maria Francesca Chiappe
«Non ho deciso nulla: farò subito ricorso»
Il commento del vecchio presidente
«Il ricorso sarà una semplice formalità, ma purtroppo a spese dei contribuenti visto che l'esito è scontato».
Così l' ex Presìdentn della Provincia, Sandro Balletto, ha commentato la condanna ìnflittagli
dalla Corte dei Conti che ha quantìficato il danno per il rinascimento
del Poetto in cinque milioni di curo. «La Corte ha deciso il 9 marzo, un mese prima che io fossi prosciolto con
la formula più ampia possibile dalla Corte d'Appello. Questo significa
che, almeno per quanto mi riguarda , il ricorso sarà una semplice formalità. Sta di fatto cho avrebbero potuto
evitarmi quest'inutile e dispendiosa questione per i contribuenti,
visto che l'esito è praticamente scontato. Evidentemente, però, qualcuno non ha pensato
così».
Qualche mese fa, i giudici della Corte d'Appollo avevano già stabilito
che Sandra Balletto non c'entrava nulla con il disastro del ripascimento che ha cambiato il volto della
spiaggia dei cagliaritani. «Io mi sono fidato dei tecnici prosegue l'ex presidente
- evidentemente hanno toppato. Continuo a ripotere che, quando sono stato eletto a maggio
del 2000, l'appalto del ripascimento era stato già assegnato dalla precedente amministrazione.
Sono salito su un treno in corsa e non ho firmato alcun atto che possa ricondurmi alle scelte compiute per quel ripascimento».
La granulometria della sabbia era diversa da quella prevista nel capitolato
d'appalto, così come il colore. «Come già detto - conclude Balletto - le scelte compiute
per quei lavori non sono dipese in alcun modo da me, così come conferma la sentenza che mi ha assolto completamente». I
legali dell'ex presidente sono dunque pronti a dare battaglia contro la decisione
della Corte dei Conti. Non è stato possibile, invece, raggiungere
ieri telefonicamente l'ex assessore provinciale all'Ambiente, Renzo Zirone, per raccogliere un commento sulla
severa condanna.
di Francesco Pinna