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pubblicato da La Nuova Sardegna il 14 maggio 2002

"Altro che turismo, hanno rovinato la spiaggia"


L'archeologo Gioganni Lilliu accusa la classe dirigente di essere succube di una mentalità mercantile e palazzinara

CAGLIARI. Giovanni Lilliu, archeologo e accademico dei Lincei si dice "molto addolorato". Lui, le battaglie ambientaliste, le ha "sempre fatte". Sin da "quando ero consigliere comunale di Cagliari - spiega - allora mi battevo contro il depuratore a is Arenas. Ero in maggioranza ma mi espressi contro".
Come mai professore?, il depuratore è una difesa per l'ambiente?
"Certamente, ma io mi battevo contro la sua dislocazione a Is Arenas, all'interno di Molentargius. Lo vidi come una sorta di baluardo per la lottizzazione dell'area. E l'abusivismo, da allora, è aumentato notevolmente".
Che cosa pensa del modo con cui è stato fatto il ripascimento del Poetto?
"Io vedo che hanno modificato il paesaggio. Ieri come oggi c'è poca sensibilità ambientale. Pensi che diversi anni fa, attorno agli anni sessanta, volevano bonificare Molentargius: per costruirvi. E qualcosa hanno fatto: il perimetro dello stagno è diminuito visto che le sponde sono già state costruite".
E oggi?
"Vi sono state voci inquietanti di chi ha ipotizzato di voler edificare su qualche vasca delle saline. Poi c'era anche l'intento di realizzare una funivia sulla Sella del Diavolo. Fatti che considero offese gravi a quella zona".
Parliamo della spiaggia del Poetto...
"Ritengo che quello che è stato fatto alla spiaggia rientri in questo discorso: di offese al paesaggio, all'ambiente e anche alla memoria. Ora c'è questa querelle in cui si sta politicizzando tutto. Secondo me, sbagliando: preferisco esaminare il problema come tutore dei beni culturali della città".
E il ripascimento?
"Colore e granulometria della sabbia? C'è chi dice che tutto si risolverà e chi, no. Non sono un tecnico. Dico solo che il Poetto è una delle zone più belle di Cagliari: per paesaggio e ambiente. Un luogo ricco anche di storia. Sopra la Sella del Diavolo, ad esempio, c'erano i galeotti: gli oliveti che vi si trovano ancora sono stati piantati da loro. Il problema è che, oggi, prevalgono altri valori: quello dei mercanti e dei palazzinari. Queste cose le diceva già il conte Pauli di Vesme alla fine dell'Ottocento: consigliava addirittura di spostare l'università da Cagliari a Sassari. Per Cagliari ipotizzava un futuro come porto franco, con un ruolo essenzialmente commerciale".
Oggi si parla di sviluppo turistico...
"Credo che questo forte valore dato al mercato, con l'idae di un commercio vecchio, impedisca la conversione delal città al turismo. Quando si fanno le cose che sono state fatte alla spiaggia e gli attacchi continui a Molentargius, vuol dire che non si costruisce niente per il turismo. E dico queste cose con grande pena e sofferenza. Amo questa città, che è bella, ma può diventare ancora più bella. Vedo in giro poco amore e quasi odio per la natura, come se si volesse fabbricare sempre, e sempre su tutto".
Che fare, quindi?
"Tutto questo significa che si fanno gli interessi dei palazzinari. Mi auguro che cambi la cultura dei dirigenti".
Per il momento sta cambiando qualcosa nell'economia, con la new economy, il caso Tiscali...
"Benissimo per Tiscali, ma avrebbe fatto meglio a non prevedere costruzioni a Sa Illetta, un luogo così ricco di storia, dove invece sorgera un centro telematico".
Che cosa chiede per Cagliari?
"Cagliari è una città che guarda il mare e non il suo retroterra. Non è come Bologna, città territorio. Cagliari ha sempre approfittato delle risorse dell'hinterland. E così conitnua a fare. Pensi quand'ero piccolo, a Sant'Avendrace, c'era il dazio per chi veniva dai paesi limitrofi. E oggi quest'anima mercantile è ancora dominante".
di R. P.