pubblicato da L'Unione Sarda il 14 marzo 2004
Violata la norma sui consorzi pubblici: «I rappresentanti di ogni centro sono soltanto i primi cittadini»
Sul parco di Molentargius paralizzato dai conflitti della politica piomba anche un ricorso al Tar. È firmato da due consiglieri di opposizione, Gianni Loy (candidato sindaco indipendente alle scorse comunali) e Radhouan Ben Amara (Rifondazione), che chiedono di annullare la delibera votata dal Consiglio comunale il 28 gennaio di quest’anno. Se i giudici amministrativi dessero ragione ai due esponenti della minoranza (che in questa battaglia sono schierati da soli non solo contro il centrodestra ma anche contro il resto dell’opposizione) significherebbe che lo statuto del parco approvato da Cagliari e Quartu è carta straccia. Ma non sarebbe giusto dire che nell’aula consiliare non hanno neppure un alleato: anche il segretario generale del Comune ha le stesse perplessità dei due consiglieri, e le aveva espresse chiaramente durante il dibattito consiliare che poi ha portato all’approvazione dello statuto e all’istituzione del consorzio di gestione del parco. Il punto è proprio l’assemblea dei quindici che dispiace tanto alla Provincia e ai due comuni minori. Quei cinque consiglieri comunali cagliaritani (tre di maggioranza e due di opposizione) e gli altrettanti loro colleghi quartesi che dovrebbero guidare Molentargius insieme ai quattro sindaci e al presidente della Provincia, dice il ricorso, non possono entrare in assemblea. E in realtà lo dice anche la normativa del 2000 sui consorzi tra enti locali, che prevede in assemblea solo la presenza dei sindaci o dei loro delegati. In sostanza: quella pattuglia di alleati e oppositori che accompagnerà Emilio Floris e Davide Galantuomo in assemblea e voterà insieme a loro per eleggere il presidente del parco lo farà contro la legge. E siccome il problema è giuridico solo a metà, e per l’altra metà pienamente politico e cioè determinato dalla scarsissima sintonia tra Municipio e Palazzo Viceregio, Loy e Ben Amara ricordano con una punta di malizia che «analogo parere era stato espresso da un consigliere della maggioranza, il dottor Ferrante, che non a caso professionalmente svolge le funzioni di dirigente amministrativo presso la Provincia di Cagliari». Oltre alla violazione di una norma pensata «proprio per evitare un malcostume che vedeva la creazione di organismi pletorici con la partecipazione di numerosi consiglieri comunali», i due oppositori ricordano anche la norma «che prevede che la convenzione e lo statuto siano votati “unitamente”, mentre il Consiglio comunale di Cagliari, incredibilmente, ha approvato lo statuto prima della convenzione. Cioè ha votato lo statuto di un organismo non ancora costituito». Infine Ben Amara e Loy sottolineano che il parere contrario del segretario generale «non compare nella delibera finale», contrariamente a quanto dice l’articolo 27 della legge 267 del 2000.