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pubblicato da L'Unione Sarda il 14 gennaio 2006

Gregge sgozzato dai cani-killer


Molentargius Cresce la tensione con gli animalisti, che accusano i pastori di una strage di randagi
Trenta pecore uccise nell'incursione notturna

Le hanno dilaniate di notte, nel silenzio, al buio. È stato un branco di cani randagi, a compiere l'ennesima strage di pecore in un ovile di via Don Giordi, nelle campagne del Molentargius. Trenta quelle uccise, di cui dieci agnelli; una ventina gli animali feriti che, secondo i veterinari, «difficilmente riusciranno a salvarsi». Un guaio enorme per i proprietari, Antonio Locci e suo figlio Massimiliano: il gregge non era coperto da assicurazione e il danno economico supera i settemila euro. Non è la prima volta che succede: nell'ultimo mese i due pastori hanno perso sessanta pecore adulte e quaranta agnelli, dilaniati dai cani: dei 240 capi che possedevano, ne sono rimasti poco più di cento. tensioniUn grave episodio, che rischia di accentuare le tensioni tra gli allevatori e un gruppo di ambientalisti che li accusano di seviziare i randagi. È di alcune settimane fa il massacro di trenta cani, trovati agonizzanti nella stessa zona, sgozzati e gettati in una fossa. La questione è adesso nelle mani delle forze dell'ordine, che hanno avviato un'indagine e informato l'autorità giudiziaria. la ricostruzioneSecondo i primi accertamenti compiuti dai veterinari giunti nell'ovile di via Don Giordi, ad aggredire le pecore sarebbero stati cani di grossa taglia: a confermarlo sono le profonde ferite sulle povere bestie, alcune addirittura parzialmente divorate. «Siamo rovinati», commenta disperato Massimiliano Locci, «è da un mese che subiamo ripetuti attacchi da parte dei cani che girano indisturbati in questa zona. Abbiamo perso gran parte del gregge, che è la nostra unica fonte di sostentamento». Nuovo allarme ieri pomeriggio: verso le 16,30 un altro branco di cani, attirato dall'odore del sangue delle pecore già uccise, ha accerchiato l'ovile e i pastori hanno chiamato il 113. Gli agenti del Commissariato di polizia sono entrati in azione assieme al personale di un canile. il pastoreSolo ieri mattina il pastore si è accorto della strage. «I cani», aggiunge Locci, «hanno scavato un tunnel sotto la terra e sono riusciti a entrare nel recinto. Già un mese fa avevamo allertato il sindaco e l'Asl del pericolo, ma nessuno si è mosso». L'ha fatto invece solo un gruppo di ambientalisti, che nei giorni scorsi ha accusato il pastore di essere il responsabile della morte di una trentina di randagi. «Non sono io il killer dei cani», si difende Mocci, «chiedo solo che la polizia municipale faccia qualcosa, perché questi animali non possono girare liberamente e sbranare le nostre pecore». l'avvocatoSaranno le indagini della magistratura a fare chiarezza. Nel frattempo l'avvocato di Antonio e Massimiliano Locci, Alessio Locci, ribadisce che «il sindaco era stato avvisato della situazione che si stava creando. Si è fatto un gran parlare dei cani morti, ma le pecore meritano la stessa attenzione. I miei clienti hanno subito un notevole danno economico: in un mese hanno perso ventimila euro. Si può ben capire la loro disperazione». gli ambientalistiAdesso si teme che gli animi si surriscaldino. Già domenica scorsa Massimiliano Locci sarebbe stato quasi aggredito (così sostiene, almeno) da ambientalisti e residenti che avrebbero preso a calci la sua auto. La patata bollente passa ora al Comune, che dovrà trovare una soluzione per catturare e sistemare i randagi che affollano questo parco-fantasma. Sono troppi anche i cani che randagi non sono, ma che troppo spesso abbandonano le loro case per girovagare nelle campagne vicine, facendo razzie: era successo anche con i fenicotteri.
di Giorgia Daga

«Troppe teste calde, serve calma»


Il sindaco

«L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è di teste calde che soffiano sul fuoco della polemica, indicano colpevoli alla stampa e fanno provocazioni ai pastori. Rispetto gli animalisti, ma non spetta a loro stabilire chi sono gli autori delle stragi di cani al Molentargius: sono al lavoro la magistratura, le forze dell'ordine e il prefetto». Il sindaco è preoccupato, perché «la situazione al Molentargius potrebbe degenerare». Gigi Ruggeri chiede agli animalisti di fare un passo indietro e di «lasciar lavorare chi ha il compito di farlo». Il randagismo, ad esempio: questo sarebbe un bel problema dal quale partire. Ruggeri annuncia novità importanti: «Lunedì firmerò un'ordinanza con la quale imporrò l'iscrizione all'anagrafe di tutti i cani presenti nel parco». Già, perché (secondo il primo cittadino) le stragi di bestiame non sarebbero opera di cani randagi, «bensì di cani di proprietà, tutti molto grossi, che i padroni lasciano a guardia nei loro terreni, dai quali fuggono». Alcuni hanno il microchip, dice il sindaco, e quando i vigili li trovano liberi nel parco, multano i proprietari. Altri non sono registrati, ma hanno ugualmente un padrone: «Bene, questi ultimi li faremo accalappiare, se i proprietari non li registreranno all'anagrafe. Faremo un lavoro porta a porta: ci impiegheremo sei mesi, ma risolveremo il problema una volta per tutte». Per il Molentargius, Ruggeri promette altre due cose: il limite di velocità a 20 chilometri orari e le telecamere di sorveglianza, «quando la Regione ci darà i soldi». Ma ora l'emergenza è un'altra.
di Luigi Almiento