pubblicato da La Nuova Sardegna il 14 gennaio 2006
La guerra del parco, dopo i cani strage di pecore
CAGLIARI. Dopo i cani, gli agnelli sacrificali. La situazione Molentargius? Un macello. In senso stretto. Gli ultimi caduti di questa guerra senza quartiere si sono registrati qualche settimane fa, quando i volontari della Protezione animali hanno scovato le carcasse di alcuni cani nel bel mezzo dei canneti. Pochi dubbi: qualche roncolata indiscriminata ed è andato in onda un massacro del tutto premeditato. Ieri notte, l'ultima puntata: il migliore amico dell'uomo ha deciso di banchettare alla grande e ha puntato dritto su un ovile di Medau su cramu. Risultato: venti pecore uccise e una decina di agnellini esangui. Altri venti capi sono riusciti a sopravvivere, ma i veterinari sono tutt'altri che fiduciosi.
Le ferite riportate sono molto gravi, ed è probabile che i numeri dello scempio siano destinati ad aggravarsi. Ma che succede nel neonato Parco Molentargius-Saline? Quella che in teoria dovrebbe essere un'area protetta, per gli animali si sta rivelando un cimitero all'aria aperta. E i precedenti non mancano: negli anni scorsi è toccato ai fenicotteri, con decine di uova divorate dai randagi proprio nel periodo della cova. Poi, sorte ha voluto che qualche settimana fa fossero proprio loro, i "nemici" a quattro zampe, a soccombere sotto i fendenti di un non meglio precisato aguzzino. Ed infine, la strage consumata ieri ad opera di un commando composto da almeno sei bestioni di grossa taglia, denti affilati e bocca buona. Che spesso fanno il bello e il cattivo tempo come natura crea: se un animale ha fame, cerca cibo. E poco importa se tra i mormorii dello stomaco e la preda finale c'è una recinzione metallica. Tanto che ieri pomeriggio, i sei animali sono stati sorpresi e catturati a due passi dal luogo del delitto mentre preparavano un secondo assalto. A qualcuno, il fattaccio dell'altra notte pare una sorta di occhio per occhio, dente per dente, perché sono in molti a pensare che Antonio Locci e il figlio Massimo, gli allevatori colpiti dall'ira funesta dei cani affamati, siano in qualche modo coinvolti nella strage dei randagi. Che secondo il presidente del Parco, proprio randagi non sono: ‹‹Molti sono cani di proprietà, lasciati liberi nel parco - dice Gigi Ruggeri, numero uno del Molentargius-Saline - Ne abbiamo scovati diversi, e di grossa taglia: sono usati per la custodia dei terreni o delle case, ma spesso mancano le recinzioni e così se ne vanno a spasso per l'area protetta. L'ultimo episodio risale al 29 dicembre: gli agenti della Forestale hanno catturato un pastore tedesco che è risultato appartenere ad una famiglia della zona, eppure vagava libero per l'area protetta. Questo mi fa pensare, allora, che il problema non sia il randagismo, ma l'assenza di responsabilità da parte dei proprietari››. L'episodio dell'altra notte potrebbe riacuire le già profonde tensioni tra animalisti e allevatori: che fare? ‹‹In questa vicenda ci sono troppi dilettanti allo sbaraglio che soffiano sul fuoco senza rendersi conto che non è un gioco - accusa Ruggeri, parecchio stizzito - forse è il caso che qualche ambientalista forcaiolo, consono ad un rapporto con gli animali guidato da logiche ancestrali, recuperi il buonsenso perché in situazioni di questo genere è molto facile che dietro l'angolo spuntino le faide. E smettiamola di tifare per le pecore o gli agnelli - dice spazientito Ruggeri - siamo di fronte ad un problema serio che sarà discusso il venti gennaio: nelle intenzioni c'è il superamento dei vincoli di territorialità per gli agenti che operano nel Parco e l'obbligo per tutti i proprietari dell'iscrizione all'anagrafe canina››. Intanto, la famiglia Locci deve fare i conti con cento capi razziati nel giro di un mese, una tavola che di imbandito ha poco o niente e una pensione da duecentoquaranta euro al mese. Puntualmente risucchiata dalle bollette. ‹‹Non sappiamo più cosa fare - spiegano in casa Locci - siamo a Molentargius da oltre sette anni, e non era mai avvenuta una cosa del genere: non riusciamo a capire cosa stia succedendo. Ambientalisti e residenti se la prendono con noi, ci accusano di aver massacrato i cani, ma noi non abbiamo fatto niente. Nel frattempo però, dov'erano tutti quelli che ci accusano quando, un mese fa, i cani hanno iniziato ad ammazzarci il bestiame? I cani sono buoni e le pecore cattive? Ci spieghino anche questo››. La rabbia è tanta, ma nelle ultime ore ha lasciato il posto ad un senso di impotenza, tanto che la famiglia Locci sta pensando di prendere tutto e andare via. Perché una spiegazione all'escalation di attacchi dell'ultimo mese, nessuno riesce a trovarla: ‹‹Siamo qui da sette anni e una cosa del genere non è mai successa - dice la moglie di Massimo Locci - Nella culla c'è un bambino di un anno, cosa devo fare? Meno male che mio marito e mio suocero hanno ancora qualche pecora, e il latte non manca, ma così non possiamo andare avanti››.
di Pablo Sole