pubblicato da La Nuova Sardegna il 13 giugno 2007
Con i fenicotteri il turismo vola «Ma gli altri uccelli soffrono»
Il ricercatore dell’Infs Lorenzo Serra lancia un allarme «Appartengono a una specie dominante: sottraggono cibo
Quando la bellezza aiuta. La regola vale per i fenicotteri, che negli ultimi anni in Italia (e in particolare in Sardegna) hanno aumentato la presenza in modo esponenziale, toccando il più alto numero mai raggiunto dall’epoca romana. Questi bellissimi uccelli attraggono turisti, in compenso per alcuni specialisti sono diventati un’emergenza nelle zone umide dove abitano. «Il fenicottero è una specie dominante, che sottrae cibo e spazio a uccelli più piccoli», spiega Lorenzo Serra, ricercatore dell’Istituto per la fauna selvatica. Perciò la sua gestione è «uno dei temi più attuali del dibattito scientifico sulla conservazione», dice l’esperto Infs, che durante regolari monitoraggi ha riscontrato il problema. I fenicotteri hanno trovato anche nelle lagune e nelle saline protette dell’isola (da Molentargius ad altri specchi d’acqua lacustri) luoghi ideali per vivere e riprodursi. «Nel caso dei cormorani, che possono provocare danni a itticoltori e pescatori, spesso prevalgono scelte drastiche, come l’abbattimento, anche in assenza di prove certe del danno o di efficacia dell’intervento, così come avviene per gazze e altri corvidi», afferma Serra. Ora il dato di fatto è che «in aree protette come le saline di Margherita di Savoia in Puglia, nate per tutelare gabbiano roseo e corallino, sterna zampenere, avocetta e altre specie che nidificano a terra - spiega l’esperto Infs - ci sono problemi: «Perché i fenicotteri occupano gli isolotti su cui queste nidificano e distruggono nidi e uova - è la conclusione - Grazie a interventi finalizzati alla conservazione di questa specie in atto dagli anni ’70 in Camargue, i fenicotteri adesso si riproducono ogni anno, a differenza di quanto facevano in condizioni naturali nel Mediterraneo, dove la riproduzione avveniva ogni quattro, cinque anni. E poi c’è la competizione sul cibo: un fenicottero maturo mangia quanto dieci avocette». La particolarità di questi uccelli acquatici rosa sta nel non avere movimenti migratori con direzioni e tempi ben definiti. Si spostano con grande frequenza tra le zone umide del Mediterraneo per individuare i siti più favorevoli all’alimentazione o alla riproduzione. Il periodo riproduttivo non dipende tanto dalla stagione quanto dalle condizioni ambientali, in particolare dai livelli delle acque. Gli interventi umani per favorire la loro presenza significano molti giovani nati ogni anno, che arrivano fino all’Atlantico e poi tornano indietro, ingrossando la popolazione delle colonie riproduttive. Il nucleo nidificante nel Mediterraneo è di oltre 25.000 coppie. In Italia sono 3.500, molte centinaia in Sardegna. Mentre circa 14.000 individui rimangono da noi d’inverno. Al di fuori del periodo riproduttivo, i fenicotteri vengono osservati in molte località, ma la distribuzione invernale si presenta concentrata: il 90% localizzato in 9 siti ed il 50% in due (Molentargius e Oristanese). Oggi le ricerche vogliono valutare l’impatto del fenicottero sugli altri di uccelli acquatici e sugli ecosistemi che frequentano. E poi valutare la possibilità di controllare la dimensione della popolazione nidificante nel Mediterraneo attraverso interventi di gestione dei siti di riproduzione, consentendo cioè l’insediamento solo a un numero di coppie calcolato tramite parametri demografici.
di LUISA SATTA