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pubblicato da La Nuova Sardegna il 13 giugno 2007

Diecimila coppie a Santa Gilla


«Ora preferiscono evitare lo stagno di Molentargius»
«Saranno almeno diecimila le coppie di fenicotteri rosa che hanno nidificato quest’anno», informa Helmar Schenk, zoologo e auterevole studioso dell’avifauna in Sardegna. «Ma anche quest’anno hanno scelto l’area di S. Gilla, nelle saline ex Contivecchi (oggi proprietà Syndial)». «E non lo stagno di Molentargius», spiega. Da anni questi uccelli sono stati presi come simbolo di un ambiente riqualificato. In tutto il mondo i siti dove i fenicotteri rosa nidificano sono poco più di trenta. E dal 1993 c’è anche Cagliari. «Il primo luogo scelto per metter su casa - racconta Schenk - fu Molentargius. In città sono arrivati per le mutate condizioni di altri siti vicini al Mediterraneo, soprattutto africani. Quest’anno ad esempio, un eccesso di acqua ha creato notevoli difficoltà alla nidificazione in una delle maggiori aree europee, la Camargue in Francia. In questo caso sono stati scelti altri luoghi di nidificazione. E probabilmente questa è una delle concause che hanno contribuito al successo del sito di Santa Gilla. Poi ce n’è anche un’altra. Il fatto che i gestori delle saline ex Contivecchi hanno rinunciato alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli argini dove, appunto, sono avvenute le nidificazioni. Se, invece, l’avessero fatta, si sarebbe entrati in collisione con la deposizione delle uova. Quest’anno avvenuta in anticipo». A Cagliari i fenicotteri rosa sembrano aver preso le distanze da Molentargius dove, fra l’altro, erano state costruite speciali isole per agevolarne la nidificazione. «Solo che - prosegue lo zoologo - nel 2001 vi fu una strage di uova da parte dei cani randagi. Ed è da allora che questi uccelli si sono spostati a Santa Gilla. In un certo senso vengono preferiti i luoghi che agevolano il successo riproduttivo. Da qui l’abbandono di Molentargius dove le isole, a causa della mancanza di controlli, hanno aiutato i cani nel raggiungimento dei siti di nidificazione. L’anno scorso, sempre a Santa Gilla, erano state circa seimila le coppie che hanno nidificato». In passato, prima del 2001 e sempre a Santa Gilla, vi era stata una colonia con circa ottocento coppie. «Poi durante le vacanze di Pasqua tutte le uova erano sparite. Qualcuno le aveva portate via, ma il fatto non è mai stato chiarito». Nei decenni passati l’area di Santa Gilla è stata interessata a un vasto fenomeno di inquinamento dovuto alla vicina zona industriale. Poi c’è stato un ampio intervento di riqualificazione, di cui il progetto Life Natura Gilia rappresenta un tentativo di ulteriore valorizzazione anche in termini ambientali e turistici. La laguna nasce con la vocazione della pesca e per anni ha dato lavoro a un grande numero di pescatori. Ora vi operano alcune cooperative, ma non sempre i rapporti interni sono ottimali. Detto questo il progetto Gilia, (di cui fa parte anche Schenk) che venne promosso da Giovanni Ruggeri (tragicamente scomparso dieci anni fa) quando era assessore alla Cultura del comune di Elmas, «vede interessati a un processo di cura ambientale Elmas, Cagliari, Assemini e Capoterra. Lo si sta portato avanti in diverse tappe e l’ultima si sta ancora svolgendo». Un intervento, questo, che ha posto le premesse - anche in termini di sensibilizzazione ambientale verso chi opera nell’area - per un atteggiamento attento all’avifauna. Il che ha fatto sì che i fenicotteri abbiamo scelto la zona come loro «nido d’amore» privilegiato. Non va dimenticato, precisa Schenk, «che sia la laguna di Santa Gilla che lo stagno di Molentargius, le due aree umide maggiori del sud dell’isola, sono considerate zone di massima protezione ambientale. In particolare sono soggette alla convenzione internazionale di Ramsar del 1971 e alla direttiva comunitaria come “zone di protezione speciale” per l’avifauna». Oltre al fenicottero rosa «questi due sistemi umidi sono frequentati da circa ducentocinquanta specie differenti di uccelli. Tra cui, solo per citare alcuni dei più importanti, il gabbiano roseo, la sterna zampenere, e quella comune, il fraticello, la avocetta e il cavalieri d’Italia». Interessante notare, inoltre, che oggi queste specie e i fenicotteri rosa «nidificano dove c’è un’attenta gestione da parte dell’uomo e, in particolare, in sistemi naturali ma artificiali. Lo stagno di Molentargius, ad esempio, è un complesso sistema idraulico funzionale alle saline. Lo stesso dicasi delle saline dell’ex Contivecchi dove c’è la nidificazione di quest’anno. In questi ultimi decenni il clima si è in parte modificato verso l’alto: un fatto che ha in qualche modo influito anche sulle migrazioni dei fenicotteri? «No - precisa Schenk - non su questo tipo di uccelli. Ma su altri indubbiamente sì: le cicogne bianche, ad esempio, prima migravano in Africa per l’inverno, ora svernano in altre parti del Mediterraneo, come l’Andalusia, in Spagna. Ma possiamo vedere anche come la stessa rondine sverni in alcune zone calde della Sardegna. Mentre prima era un uccello transsahariano. O ancora 30-40 anni fa c’erano in Sardegna molti acquatici, come la moretta (un’anatra), oggi molto meno presenti. Tutti fenomeni legati ai mutamenti climatici. Ma non è il caso dei fenicotteri rosa che devono la loro presenza a oculati interventi umani».