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pubblicato da La Nuova sardegna il 13 aprile 2004

La Provincia ha scelto ancora sabbia nera


Per le dune arriva sabbia "grigio-nera e fetida"

CAGLIARI. Sabbia grigia, nera e fetida: nel progetto di ricostituzione delle dune presentato dalla Provincia viene descritto così il materiale che i tecnici dei lavori pubblici vorrebbero usare per realizzare parte delle nuove dune. Al paragrafo 'modalità di intervento' il gruppo di progettazione costituito dall'ingegnere Andrea Gardu e dal geologo Salvatore Pistis scrive: "Dal canale delle saline possono essere recuperati circa tremila metri cubi di sabbia, che si presenta allo scavo grigio-nera e fetida, quindi deve essere lasciata per qualche tempo all'aria per consentire che si esplichino i naturali processi di ossidazione". Tremila metri cubi non bastano a ricostituire la duna - all'appello, secondo la Provincia, mancherebbe un volume di sabbia dieci volte maggiore - ma potrebbero dare un ulteriore colpo alla già disastrata cartolina del Poetto. Insomma, ci risiamo. Questa volta però i tecnici suggeriscono precauzioni: quella sabbia, che "si trova depositata in prossimità del canale", presenta "condizioni differenti in porzioni significative del cumulo e il suo utilizzo presuppone l'esecuzione di analisi chimico-batteriologiche da effettuarsi preventivamente sui singoli volumi che si intende prelevare, al fine di definire gli eventuali necessari a renderla utilizzabile". E' scritto così, nella relazione generale: eventuali necessari. Che cosa hanno dimenticato di scrivere Gardu e Pistis con i loro collaboratori Gianni Vacca, Diana e Atzori? Per scoprirlo bisogna leggere la relazione tecnica: trattamenti, gli esperti della Provincia ipotizzano trattamenti. Ossigenazione, ossidazione, poi analisi.
Ma - a leggere la relazione dei tecnici - potrebbe bastare anche soltanto una "semplice grigliatura per la rimozione di resti di Posidonia, lavaggio in impianto specializzato nel caso vi siano percentuali di limo e argilla, disinfezione nel caso di presenza di inquinanti organici". Solo dopo questi "trattamenti necessari" gli autori della relazione suggeriscono il "conferimento in spiaggia" e la "stesa controllata e graduale a valle delle barriere frangivento, al piede delle dune di neoformazione". Una gradualità di immissione "da attuarsi con mezzi leggeri o spargimento manuale, in funzione dei dati di monitoraggio, legata alla stabilizzazione progressiva delle aree dunari ad opera di vegetazione pioniera". Sabbia nero-grigia, ma visto adesso quanta prudenza?
Eppure nella primavera di due anni fa le cose sono andate ben diversamente, come se a controllare l'esecuzione del ripascimento fossero stati altri specialisti: in quindici giorni sono stati sparati sull'arenile 370 mila metri cubi di sabbia sicuramente "grigio-nero fetida e limacciosa" come quella che ora si vorrebbe recuperare dall'idrovora delle saline. Per di più mischiata con pietrame, detriti, persino ordigni bellici. Più che sabbia terriccio, che a sentire Zirone e i suoi collaboratori avrebbe dovuto sbiancare in pochi mesi. E' storia recente: una sepoltura incontrollata e folle del patrimonio naturale più prezioso di Cagliari, una spiaggia di città fra le più belle del mondo. Uno scempio irrimediabile e impunito, destinato a restare per sempre nella memoria dei cagliaritani. Allora si fece tutto con grande fretta, adesso sembra riaffiorare l'indispensabile cautela.
Ma torniano alle dune e alla scelta della sabbia. Niente paura, questa volta niente draghe: il progetto - quello vecchio, ma con sostanziali modifiche - non prevede sabbia da aspirarsi nelle profondità marine. Quindi non ci sarà da aspettarsi brutte sorprese, non salteranno fuori neppure quei proiettili dell'ultima guerra mondiale che l'assessore Zirone attribuì alla volontà sabotatrice di oscuri 'nemici del Poetto'. Niente: stavolta si va all'idrovora delle saline, alle vasche salanti e al paleo-cordone del litorale di Is Arenas. Come dire: appena due passi per raccattare quanto passa il convento, tanto la spiaggia da proteggere è quella che è.
Attenzione, però: in barba ai malumori diffusi in consiglio comunale - mentre il sindaco Emilio Floris continua imperterrito a recitare il ruolo tragicomico di spettatore indifferente - la Provincia si candida a una lunga e incontrastata permanenza operativa sul litorale disastrato dei cagliaritani. Almeno quattro-cinque anni: il tempo ritenuto indispensabile per sistemare 114 tratti di barriera frangivento permeabile, candidata in base al progetto a frenare la 'corsa' della sabbia. Tratti di colore verde, alti un metro e venti centimetri e lunghi 12 metri ciascuno, suddivisi in moduli di tre metri, per un totale di 1368 metri lineari. Il sostegno sarebbero paletti di castagno scortecciati, otto-dieci centimetri di diametro. Di questi, 19 verrebbero piazzati alla prima fermata, 33 alla quarta e alla quinta, 29 alla sesta e alla settima, altri 33 fra l'idrovora delle saline e l'Ottagono. Quindici i metri di distanza dal mare. Insieme alle barriere la Provincia si preparara a sistemare sull'arenile una quantità adeguata di vegetazione psammofila, piante che nell'insieme dovrebbero formare un reticolo utile a fare da 'scheletro' della spiaggia. Una volta stabilizzato il sistema di protezione artificiale e naturale - quindi dopo quattro-cinque anni - il pool di tecnici incaricato da Zirone lascerebbe finalmente il Poetto al suo destino, restituendolo all'amministrazione più inerme della Sardegna: quella di Cagliari.
Ma il punto è proprio questo: la spiaggia rifatta da Zirone. Basta una semplice ispezione per accertare come la sabbia fine, quella bianca, sia ormai sparita dall'arenile. Quella che non è finita ingoiata dalla piattaforma d'argilla grigio-scuro se l'è portata via il vento, spargendola tristemente sulla vecchia carreggiata. Ne sono rimasti un po' di metri cubi accumulati sui muri delle ville e sui muretti-argine della spiaggia. Dunque le barriere proposte dalla Provincia - e previste già nel piano originario, ma con altre prospettive - dovrebbero servire a contenere la sabbia 'nuova', quella pesante, sparata dalla draga Antigoon nella primavera di due anni fa. Ma di quella sabbia, ammesso che sia sabbia, non si trova un solo granello al di fuori dall'arenile. In altre parole: non vola, il vento non la sposta. Allora - come hanno osservato il Wwf, Legambiente e il Gruppo di intervento giuridico - che cosa dovrebbero frenare, questi 1386 metri di barriere? E soprattutto: ha senso disseminare la spiaggia di barriere frangivento, prima di correggere il disastro compiuto?