pubblicato da La Nuova sardegna il 13 aprile 2004
Il parco di Molentargius? Scomparso
Della zona protetta, a parte gli ambientalisti, non ne parla più nessuno
CAGLIARI. Quattro mesi fa sembrava che le cose si stessero mettendo meglio. Poi Molentargius è ricaduto nel silenzio: del parco non si è parlato più. L’approvazione, da parte dei due consigli comunali di Cagliari e Quartu, dello statuto del consorzio di gestione sembrava aver dato un’accelerazione alla costituzione dell’area protetta. Invece no. Pochi giorni prima la Provincia aveva approvato un suo statuto (giacente da mesi) e lo strappo non è stato ricomposto. Dell’ente gestore dovranno far parte (in base alla legge regionale), oltre a Cagliari, Quartu e alla Provincia, anche Quartucciu e Selargius. La maggior parte del territorio dell’area umida insiste nei terreni di Cagliari e Quartu, ma gli altri Comuni sono direttamente o indirettamente ugualmente interessati al parco. Da qui la loro richiesa di avere un ruolo «pari dignità» se non (ovviamente) nelle quote, almeno nelle decisioni strategiche. In questo momento, però, è tutto fermo anche perchè i Comuni devono approvare atti obbligati come i bilanci di previsione. Detto questo, Quartucciu pensa di ricominciare praticamente da zero. Stesso discorso per Selargius. E la Provincia sembra aver trovato una sponda nei due Comuni minori. Insomma, al di là delle dichiarazioni, si profila un braccio di ferro tra Cagliari e Quartu, da un lato; e gli altri tre enti locali, dall’altro. Cagliari e Quartu, poi, devono risolvere anche un nuovo impiccio: lo statuto votato dalle due assemblee civiche è stato messo in discussione dal ricorso al Tar presentato dal consigliere comunale del palazzo di via Roma, Gianni Loy. Una questione importante sulla composizione della assemblea del parco: un nodo che solo i giudici del tribunale potranno sciogliere. Sui continui ritardi La Regione, da parte sua, tace: l’assessore all’ambiente, Emilio Pani, potrebbe prendere la questione di petto proponendo un suo statuto e chiedendo agli altri Comuni di adeguarsi. L’ha promesso-minacciato diverse volte, ma non l’ha mai fatto. Adesso, poi, con le elezioni alle porte, sarà difficile che prenda iniziative in tal senso. Intanto un’attenzione maggiore verso la nidificazione dei fenicotteri rosa (il simbolo di Molentaargius) l’ha chiesta di nuovo l’Associazione per il parco di Molentargius. «Nonostante le abbondanti piogge, le pompe per l’eliminazione dell’acqua in eccedenza nel bacino di Bellarosa Maggiore nel parco di Molentargius si sono arrestate», ha affermato Vincenzo Tiana, presidente dell’Associazione, in una lettera spedita alcuni giorni fa all’assessore regionale all’Ambiente, al consorzio Ramsar (che sta terminando i lavori di recupero) e all’ispettorato compartimentale dei Monopoli di Stato. In precedenza (a fine marzo) l’Associazione aveva lanciato l’allarme perchè l’acqua era diventata troppo alta. Poi l’assessorato regionale aveva sistemato sei idrovore che hanno tolto l’acqua dallo stagno e riversata nel canale di Terramaini. Così, appena gli isolotti sono emersi, i fenicotteri vi si sono subito insediati (dal 2 aprile) per la nidificazione. Come accennato, però, resta il problema centrale: il parco non decolla. «Siamo stanchi - ha affermato più volte Tiana - dei litigi tra gli amministratori pubblici. Io sto iniziando a pensare che ci sia la volontà di non farlo funzionare. Eppure sono stati spesi per il recupero tanti miliardi di vecchie lire. Ma l’area protetta non decolla. Tutti, però, sanno che Molentargius è un’area complessa e che per farla vivere c’è bisogno di un soggetto che coordini da un punto di vista generale e anche tecnico, sovrintendendo a tutte le mansioni idrauliche che fanno funzionare questo gioiello della natura. La legge su Molentargius ha dato i poteri agli enti del territorio. Adesso si scopre che cinque enti locali non riescono a mettersi d’accordo». Un paradosso, certamente, ma purtroppo il parco è blocato.