Parco Molentargius
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pubblicato da L'Unione Sarda il 13 gennaio 2006

Benvenuti nel parco-fantasma


Molentargius Esaurito il clamore per la nomina del presidente restano l'abbandono e il degrado

La chiamano oasi naturalistica, l'area umida di Molentargius che dovrebbe essere un vanto per i quartesi. Invece è solo terra di nessuno, con le strade sterrate ridotte a un colabrodo, con discariche disseminate ovunque, con le pecore che circolano tra i cartelli «divieto di pascolo». Difficile convivere con questo Parco che non c'è: non solo per chi qui ha casa e vive da anni, ma anche per i tanti visitatori di un'oasi fantasma. Si chiedeva di aspettare la costituzione del Consorzio per veder crescere il Molentargius. Bene: adesso che il parco ha un presidente (il sindaco Gigi Ruggeri), la situazione è addirittura peggiorata. Basta addentrarsi nelle strade polverose per rendersene conto. biglietto da visitaAll'ingresso, dalle parti di via Don Giordi, nessuno regola l'accesso consentito in teoria solo ai residenti. Il biglietto da visita sono elettrodomestici e pneumatici abbandonati a bordo strada, enormi voragini che a passarci sopra fanno venire il mal di mare. «E questo sarebbe un parco?». Antonietta Mura, che a Molentargius vive da trent'anni, è molto nervosa: «Questa è campagna abbandonata da tutti: dalla Provincia, dal Comune, dalla Regione. Vogliono i turisti, poi li fanno passare in mezzo alle buche e alla spazzatura». viabilitàQuello che preoccupa di più, adesso, è la strada. I ripetuti interventi, che hanno regalato per qualche mese un sottile manto ecologico, sono serviti a poco e nessuno riesce a transitare tra fango e voragini: né a piedi né in auto. «Hanno speso chissà quanti soldi per cercare di rattoppare le buche», dice Raimondo Perra, «ma basta un po' di pioggia per far tornare tutto come prima. Non parlo solo a nome di noi residenti, che ormai abbiamo distrutto le auto, ma anche di chi vuole addentrarsi nel Parco per osservare gli uccelli o solo per fare una passeggiata in bicicletta: missione impossibile». discaricheL'unione tra le Polizie municipali e il patto tra i Comuni doveva dare una grossa mano alla lotta alle discariche. Così non è stato. Tra l'erba e i laghetti artificiali c'è di tutto: materassi, poltrone e residui di cantiere. Non mancano le carcasse d'auto arrugginite vicino a quello che doveva essere l'impianto antincendio, oggi alla mercè dei vandali. «È chiaro che, senza controllo, qui entra chiunque e fa quel che vuole», sospira Ines Murgia, «come fanno a parlare di Parco se è tutto abbandonato? Fa pena persino vedere gli uccelli tutti impolverati che svolazzano tra la spazzatura. Lottiamo da sempre, non abbiamo ottenuto nulla». Adesso c'è la minaccia di un esposto alla Procura della Repubblica, «se non faranno qualcosa per restituire dignità a questa zona». Nel frattempo vanno a fuoco anche le casette per l'avvistamento degli uccelli sistemate dal Consorzio Ramsar, incenerite da alcuni balordi. quale futuroDopo il clamore dei giorni successivi alla costituzione del Consorzio, c'è silenzio sul Molentargius. I visitatori si tengono alla larga da un simile degrado, nell'attesa che cambi qualcosa. «Dopo tante attese deluse, ormai abbiamo perso le speranze», commentano i residenti, «questo parco poteva essere un vanto per i quartesi, invece è solo un immondezzaio». Con tanto di presidente e direttivo.
di Giorgia Daga

«Molto bello, ma non ci vado mai»


I quartesi. Scoraggiati da strade impraticabili e rifiuti

Orgogliosi sì, ma solo in teoria. I quartesi sono fieri di avere una riserva naturale dietro casa, ma ci vanno raramente. Vogliono il parco: è troppo difficile fermarsi in mezzo ai canneti o sul ciglio della strada, senza sentieri e osservatori, così spesso finiscono per associare il Molentargius solo ai fenicotteri. «Non mi sono mai soffermato a lungo ad osservare le altre specie animali, il problema è che non ci sono strutture adeguate all'accesso», spiega Andrea Uras, 36 anni. «Sarebbe bello se ci fosse un parco, lo farei visitare spesso ai miei figli. Non credo però che sia giusto portarli in escursione senza una guida e senza percorsi sicuri». C'è anche chi, grazie alla passione per la natura, sfida rifiuti e scomodità per godersi lo spettacolo, come Graziella Corda, 52 anni. «Mi interesso di ornitologia e spesso mi apposto per osservare gli uccelli che popolano lo stagno, anche se l'ambiente inquinato non invoglia. Nulla ancora è stato fatto per proteggere gli animali e il loro habitat, se si continua così si perderà il valore di questa risorsa». Non è l'unica a pensarla così: «Come cittadina sono molto fiera di avere quest'oasi naturale vicino a casa», racconta Ester Onida, 24 anni, «non tutti però sono a conoscenza dell'intero patrimonio del Molentargius. Ho fatto uno studio durante le scuole medie, tramite osservazioni sul campo e grazie all'aiuto di esperti volontari, ma gli appostamenti erano difficili. Un parco servirebbe a far prendere coscienza del fatto che lo stagno non è solo un rifugio per i fenicotteri, ma molto di più».
di Marta Mura