pubblicato da La Nuova Sardegna il 12 maggio 2005
La Provincia di Milia: «Comuni uniti sulle scelte di rilievo»
CAGLIARI «I primi atti che adotterò saranno conseguenti ai principi di condivisione e partecipazione sui quali ho insistito in campagna elettorale. Penso, ad esempio, a un luogo di coordinamento delle iniziative dei Comuni dell'area vasta cagliaritana. Perché sulle grandi iniziative dobbiamo essere uniti e concordi, non divisi». Smaltita la sbornia dei primi giorni, le telefonate e gli abbracci, classificati i primi immancabili opportunisti, il neo presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia inizia a calarsi nel ruolo e a ragionare sulle cose da fare. Sulla giunta, sulle nuove deleghe, sul Poetto, su Molentargius. Ha già pensato alla giunta? «Ho qualche idea. Intanto penso a riorganizzare le deleghe in senso innovativo». A che cosa pensa? «Penso a un assessorato al decentramento che raccolga le istanze dei nuovi Comuni. E penso di creare un luogo di raccordo tra i Comuni dell'area cagliaritana. È previsto dalla legge ma nessuno l'ha mai applicata». Poi? «Poi penso di istituire un assessorato alla cultura forte». Separandola dallo sport, al quale oggi è associata? «Credo di sì: cultura e beni culturali. Poi penso a un assessorato alla programmazione importante, una struttura completa». In che senso? «Nel senso che rafforzerò tutte le strutture degli assessorati. Voglio creare un'organizzazione forte che mi consenta di occuparmi della parte politica, dei programmi, degli indirizzi e non di tutto, come fanno in tanti». Ruoli chiari e separati? «Esatto. Voglio che il presidente eserciti il ruolo di presidente, il consiglio del consiglio, la giunta della giunta, i dirigenti dei dirigenti. Su questo voglio essere chiaro: ognuno eserciti i suoi compiti, né uno di più né uno di meno». Avrà uno staff? «Sì, ma voglio anche costruire un vero e proprio cervello della Provincia, una struttura trasversale agli assessorati, una sorta di midollo spinale del governo». Ha già i nomi in tasca? «Sto ragionando su alcune persone. Di sicuro sarà una giunta in cui tutti si riconoscono. E che non sarà una giunta di consiglieri. Chi è stato eletto per fare il consigliere faccia ciò per cui è stato votato». Userà il metodo Soru? «Chiederò a ogni partito una rosa di candidati tra i quali sceglierò. Lavorerò per l'unità ma stabilirò criteri certi e scadenze precise. Entro la data che stabiliremo si deve decidere e se ci saranno problemi mi sforzerò per aiutare chi li ha». Torniamo al coordinamento dei Comuni. Come pensa di riuscire a far superare gli egoismi? «Intanto è una delle mie priorità. Chiederò subito un incontro a tutti i sindaci dell'area vasta, a partire da Cagliari e cercherò di instaurare un rapporto stabile, oserei dire sistemico per dare il senso di relazioni regolamentate e ordinate». Ci hanno provato tutti, non è facile. «Vede, quando mi hanno proposto la candidatura mi sono posto subito un problema: che cosa posso fare di nuovo rispetto a ciò che ho fatto da sindaco per otto anni. La risposta è stata questa: posso coordinare perché penso che le grandi scelte che riguardano l'area metropolitana dobbiamo farle tutti assieme. Mi concentrerò molto su questo aspetto esercitando in pieno il mio ruolo politico». Ad esempio sul Poetto? La Provincia ha competenze residue e un progetto nel cassetto sul ripristino del sistema dunale. «Il Poetto è un pasticcio. E c'è una parte, quella di Quartu, scandalosa. Chiederò alla Regione e al Comune che si intervenga». Ormai è tardi. «Voglio capire che cosa è successo e di chi sono le responsabilità. Voglio sapere perché è stata distrutta la Pineta e chi lo ha deciso. Chi ha responsabilità deve pagare». La parte politica ha già pagato. «Credo che ci siano altre responsabilità e far pagare non è un fatto punitivo ma di civiltà: chi sbaglia paga». In ogni caso la vostra delega per l'intervento di protezione civile è in via di esaurimento. «Lo so bene, ma anche in questo caso vogliamo esercitare in modo chiaro il nostro ruolo di coordinamento. Promuoveremo incontri, porteremo idee e le chiederemo agli altri». Cagliari chiede da tempo alla Regione la concessione della sua spiaggia. «Non sono contrario in linea di principio. Ma prima di ottenerlo il Comune deve dire che cosa intende farne». Lei si insedia alla vigilia della riunione dell'assemblea del parco che dovrà assegnare le cariche del consorzio di gestione. Ha proposte da fare? «Sì una: modificare la legge istitutiva del parco perché così non potrà mai funzionare. L'ho detto quando ero sindaco, lo ribadisco ora». Che cosa non le piace? «Tante cose: il fatto che il piano del parco deve essere sovraordinato rispetto agli strumenti urbanistici dei Comuni, gli organi di gestione non sono conformi alla legge». Che fa, smonta subito ciò che ha fatto faticosamente il suo compagno di partito Tonino Dessì. «Dessì ha fatto una cosa importante con la legge che aveva a disposizione. Sono certo che anche lui pensa che la norma vada cambiata».
di Fabio Manca