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pubblicato da La Nuova Sardegna il 12 maggio 2002

"Hanno rubato il paesaggio del Poetto"


Interrogazione al Senato del parlamentare dei Verdi Sauro Turroni: compromesso anche Molentargius

CAGLIARI. Il Poetto è un problema ambientale, ma anche paesaggistico. La spiaggia chiarissima del lungomare cittadino era diventata famosa in tutto il mondo. Ora quell'immagine è cambiata: l'ha denunciato per primo la Legambiente, chiedendo che nelle nuove leggi sul ripascimento si inserisca anche, come valore ambientale, l'aspetto paesaggistico. Un'interrogazione in tal senso è stata presentata giovedì scorso al senato dal parlamentare dei Verdi, Sauro Turroni. Il senatore ha precisato che "la bellissima spiaggia del Poetto (...), nota ovunque per il cordone dunoso costituito da soffice sabbia bianca, è stata interessata nel marzo 2002 da un intervento di ripascimento". Solo che "per il ripristino è stata impiegata una sabbia grigio scura, completamente diversa quanto a colore, composizione e granulometria da quella originaria".
Il tutto, ha affermato il senatore dei Verdi Turroni, ha quindi "modificato radicalmente il paesaggio, alterandone le caratteristiche costitutive". Il senatore ha anche ricordato come la spiaggia sia "tutelata ai sensi della legge 8 agosto 1985 (n. 431), per il suo straordinario valore ambientale e paesaggistico", e precisato che "non c'è dubbio sul fatto che gli elementi costitutivi del paesaggio e la bellezza dei luoghi sono determinati anche dal colore e dalla consistenza della sabbia del cordone dunoso che separa il mare dalla retrostante area degli stagni di Molentargius". Le immagini aeree sono forse le più significative. Tutti i viaggiatori per Roma o Milano o altre destinazioni, sono in questo periodo più che colpiti dall'immagine grigio chiaro-grigio scuro del lungomare.
"Il paesaggio dell'area - ha affermato Turroni nell'interogazione - è stato manomesso dall'intervento di ripascimento effettuato in modo violento senza tenere conto dei colori, della granulometria, della composizione dei minerali e dei sedimenti impiegati, elementi certificati come diversi rispetto alla sabbia originaria da autorità e centri di ricerca indipendenti". A questo punto "il danno paesaggistico e ambientale è stato fatto ed è, ormai, sotto gli occhi dell'opinione pubblica e delle autorità competenti". Per questo motivo, Turroni chiede di sapere quali iniziative il ministro ai Beni e alle attività culturali "intenda intraprendere per porre rimedio all'evidente danno ambientale arrecato ad un'area sottoposta alla tutela (...), ordinando la remissione in pristino dello stato dei luoghi".
Partendo dalle stesse premesse, il senatore dei Verdi ha presentato un'interrogazione anche al ministro dell'Ambiente e per la tutela del territorio. In quest'ultima viene precisato che "ai fini del ripascimento, il ministero dell'Ambiente (...) ha dato la sua autorizzazione perché venisse usata sabbia proveniente dai fondali marini antistanti la spiaggia, prelevata ad oltre 3 km dalla linea di costa, limitandosi tuttavia ad esaminare la questione esclusivamente sotto il profilo dei possibili danni alle specie ittiche ed alla pesca ma senza apparentemente considerare le alterazioni ambientali che un tale intervento provoca all'ambiente costiero". Va, infatti, precisato che "l'intervento suddetto - ha affermato Turroni - rischia (...) di determinare gravi riflessi sulle caratteristiche biologiche e ambientali degli stagni di Molentargius, (...) riconosciuta zona di protezione speciale e come tale perimetrata". I danni lamentati da Turroni derivano dal fatto che "il ripascimento ha interessato una zona attraversata dai canali di collegamento tra il mare e gli stagni che contribuiscono a determinarne l'unicità ambientale e le caratteristiche naturali dalle quali dipende anche la sopravvivenza di numerose specie animali peculiari". In questa prospettiva "l'iniziativa di ripascimento non può essere valutata esclusivamente per gli effetti diretti che provoca all'interno della zona interessata, ma anche per i riflessi che comporta sugli elementi naturali collegati all'area e quindi alla zona di protezione speciale".
Per questi motivi Turroni chiede al ministro dell'Ambiente "se non ritenga (...) di dover disporre le opportune ed immediate misure per verificare l'evidente danno ambientale arrecato all'area; quali iniziative intenda conseguentemente assumere per eliminare il danno determinato da un progetto sbagliato e mal realizzato e ripristinare lo stato dei luoghi; e se in sede di autorizzazione all'utilizzo dei sedimenti prelevati al largo, oltre alla valutazione degli effetti ai fini della pesca, siano state tenute in considerazione le diverse caratteristiche dei minerali e le possibili alterazioni ambientali provocate sulla costa e sulla vicina zona di protezione speciale". Tra le richieste anche il motivo per cui "non sia stata imposta la valutazione di incidenza di cui al decreto del Presidente della Repubblica (n. 357 del 1997 recante il regolamento di attuazione della direttiva Habitat), né una valutazione d'impatto ambientale, che sarebbe stata necessaria ai sensi del DpR del 12 aprile 1996".
Ultima domanda posta da Turroni: sapere perchè "non si sia tenuto conto delle diverse caratteristiche mineralogiche, in termine di composizione, colore e granulosità dei sedimenti prelevati".