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pubblicato da Il Sardegna 11 maggio 2010

«Poetto, danno estetico», la Provincia in Cassazione


L'Appello. L'ente condannato a risarcire ricorre contro la sentenza sul ripascimento

Se c'è stato, il danneggiamento al Poetto è stato di natura "estetica", «non un danno vero e proprio», nel senso giuridico del termine. dunque la Provincia non può pagare per le colpe dei suoi amministratori e dipendenti. È quanto sostenuto con un ricorso alla Corte di Cassazione, con il quale l'ente all'epoca del ripascimento presieduto da Sandro Balletto scavalca la prescrizione dichiarata dalla Corte d'Appello e si rivolge ai giudici per cancellare anche quell'onta. E sperare di non essere l'unica, in fin dei conti, a dover pagare per il disastro causati dalla draga Antigoon, nel marzo 2002. Se accolto, l'atto depositato dal difensore Leonardo Filippi può rivelarsi un regalo agli imputati condannati al pagamento del risarcimento (in solido con la provincia) perché loro per ricorrere dovrebbero rinunciare alla comoda prescrizione: l'ex assessore ai Lavori Pubblici Renzo Zirone, i tecnici Salvatore Mulas, Andrea Gardu, Salvatore Pistis e Piergiorgio Baita. Con verdetto del 22 dicembre scorso la Corte aveva infatti confermato per loro l'obbligo di risarcire Comune, Regione e Agenzia del Demanio.Il difensore elenca i numerosi motivi di ricorso, contestando punto per punto la sentenza di secondo grado. Anzitutto, il verdetto del giudice territoriale «non è abbastanza motivato» sulla responsabilità civile.
Ma il punto centrale resta l'accusa di aver scientemente danneggiato la spiaggia dei Centomila, non bloccando la draga che stava sputando ghiaia e pietrame sull'arena color cipria. «Ma la Cassazione stabilisce che il reato si integra solo in caso di modificazione strutturale o funzionale della cosa, ovvero un deterioramento di una certa consistenza ed evidenza», scrive il docente universitario nel ricorso. Dunque «si può parlare di "danneggiamento" solo qualora siano compromesse ragioni di fruibilità da parte della collettività del bene presumibilmente danneggiato o gli equilibri naturali propri di un ecosistema». Qui invece il problema è di natura «estetica», questione che ha poco a che fare con il ..iritto. Contestato anche il passaggio della sentenza che attribuisce agli imputati il dolo nel danneggiamento: «Al massimo deve ritenersi sussistente la colpa vista la situazione di totale incertezza per la contraddittorietà dei pareri espressi dalle massime autorità tecniche e scientifiche in proposito, comprese le opinioni degli esperti circa l’opportunità di sospendere i lavori in corso».

di FRANCESCA GHEZZO