pubblicato da L'Unione Sarda il 11 aprile 2008
Ripascimento, l’ora della resa dei conti
La Regione chiede agli imputati un milione di euro, lo Stato sette
Solo per rimuovere la sabbia
servono otto milioni di euro, costi
altissimi, e non è neppure
detto che il Poetto torni come
prima. Ma se si vuole almeno
tentare bisogna spendere. Studiare,
monitorare e spendere.
E allora bisogna calcolare tutto
nel risarcimento che la Regione
chiede ai tecnici della Provincia,
all’ex assessore ai Lavori
pubblici, alla commissione di
monitoraggio, all’impresa. L’avvocato
Graziano Campus parla
di «nocumento all’immagine
dell’Isola» e distingue fra un
danno patrimoniale e uno ambientale:
per il primo sollecita
un risarcimento di 86.00 euro,
la cifra inizialmente spesa per
studiare il da farsi dopo il disastro;
per il secondo, quello vero,
chiede una provvisionale di un
milione di euro, sarà poi un
giudice civile a calcolare l’ammontare
del danno.
Nel giorno dedicato alle parte
civili si fanno i conti, e sono
dolori. La richiesta milionaria
riguarda tutti gli imputati per i
quali i pm Guido Pani e Daniele
Caria hanno sollecitato ai
giudici della prima sezione del
Tribunale pene severe: 2 anni e
4 mesi per il direttore dei lavori
Salvatore Pistis e per il dirigente
della Provincia Andrea
Gardu, accusati di falso e danneggiamento;
un anno e 4 mesi
per i componenti della commissione
di monitoraggio Andrea
Atzeni, Paolo Orrù, Giovanni
Serra e per il geologo Antonello
Gellon (falso); un anno
per l’ex assessore provinciale
ai Lavori pubblici Renzo Zirone,
per il coordinatore del progetto
Lorenzo Mulas e per il legale
rappresentante dell’associazione
d’imprese Piergiorgio
Baita (danneggiamento); 9 mesi
per il dipendente della Si.dra.
Daniele Defendi. La richiesta
della Regione non tocca dunque
i responsabili civili, in altre parole
la Regione non vuole un risarcimento
dalla Provincia.
Lo Stato, invece, attraverso
l’avvocato Giandomenico Tenaglia
non esclude nessuno e va
direttamente al sodo: il danno
ammonta a 7 milioni di euro, li
devono pagare in solido tutti gli
imputati e tutti i responsabili civili.
Se però il collegio presieduto
da Francesco Sette dovesse
decidere di ripartire con le
responsabilità anche il danno,
Zirone dovrebbe versare il 20
per cento, cioè un milione e
400.000 euro. «È stata fatta
una cosa che non si doveva fare», ricorda in aula l’avvocato
dello Stato», il riferimento è al
prelievo di sabbia di mare da
un fondale non monitorato, con
la certezza quindi che la sabbia
sarebbe stata diversa da quella
preesistente.
Anche il Comune, parte civile
con l’avvocato Guido Manca
Bitti, chiede un sostanzioso risarcimento,
anche il Comune
solo agli imputati. A differenza
di Stato e Regione, però, non
quantifica il danno, non sollecita
neanche una provvisionale e
rimanda il conteggio a un separato
giudizio civile. «Al Comune
non è stato consentito di
far parte della commissione di
monitoraggio», dice Manca Bitti,
«la Provincia non ha mai risposto,
e nel momento in cui i
politici hanno dichiarato pubblicamente
che dovevano iniziare
i lavori per non perdere il
finanziamento di 30 miliardi
stanziato dall’Unione hanno
operato una scelta fra due
eventi possibili, uno dei quali
era il danneggiamento della
spiaggia. C’è stata una violazione
consapevole degli accordi siglati
durante la conferenza dei
servizi, l’eventualità del danneggiamento
a quel punto è diventata
certezza insieme al fatto
che sarebbe cambiata anche
la trasparenza dell’acqua nello
specchio di mare prospiciente».
Anche il comune di Quartu,
attraverso l’avvocato Carlo Augusto
Melis, chiede agli imputati
il risarcimento del danno,
quindi sono gli avvocati delle
associazioni ambientaliste che
avevano subito gridato allo
scandalo invocando la sospensione
dei lavori, a motivare la
richiesta di risarcimento del
danno: Michela Zanda per il
Wwf, Rosalia Pacifico per gli
Amici della terra, Giuseppe Andreozzi
per Legambiente.
Il processo continua oggi con
le prime arringhe della difesa.
di MARIA FRANCESCA CHIAPPE