pubblicato da La Nuova Sardegna 10 novembre 2009
Chioschi bar: sigilli in arrivo
Abusi in spiaggia. La Procura contesta l’occupazione del suolo pubblico
CAGLIARI. Tempo qualche giorno e quasi tutti i ventuno baretti del Poetto saranno sotto sequestro per occupazione abusiva di suolo pubblico. Dovrebbe salvarsene uno soltanto che risulta in regola con le autorizzazioni e non si è allargato illegalmente sulla spiaggia. E’ la vicenda dei ricciai che si ripete punto per punto: prima l’ispezione del Nas disposta a luglio scorso dal sostituto procuratore Gaetano Porcu, con la partecipazione della polizia urbana. Poi il rapporto, che ha certificato quant’era da anni sotto gli occhi di tutti: nate come chioschi-bar in legno dove acquistare bibite e gelati, le strutture sono diventate gigantesche, trasformandosi in ristoranti, luoghi di ritrovo, discoteche all’aperto. Una crescita incontrollata, quasi tumorale, senza che il comune di Cagliari - ma Quartu è nella stessa situazione - si decidesse a dare un’occhiata per stabilire se i termini delle concessioni fossero stati rispettati. L’ultima proroga dei permessi risale al 1989: in vent’anni le amministrazioni comunali non solo hanno ignorato il problema, ma hanno evitato accuratamente di verificare se misure e tipologie fossero quelle stabilite a suo tempo dal servizio edilizia privata. Così i titolari dei chioschi hanno fatto di testa loro, forse convinti che alla fine il Comune avrebbe regalato una sanatoria, comunque una soluzione concordata. Uno dei baretti, nel frattempo divenuto simile per dimensioni a uno stabilimento balneare, è stato venduto per 500 mila euro. Altri ancora nel corso dell’estate 2008 hanno accresciuto superfici e volumi, con terrazze e nuovi spazi coperti per continuare l’attività d’inverno. Come l’Emerson: è il più grande del Poetto e secondo gli accertamenti condotti dai carabinieri è tutt’altro che in regola. Un autentico ecomostro nato e cresciuto fra la sorpresa dei cagliaritani e la colpevole indifferenza del Comune.
Ora la Procura dovrà lavorare su due fronti, quello degli abusi edilizi e quello dell’occupazione illegale del suolo pubblico. Sul primo reato l’ufficio del pm Porcu cercherà cartografie, mappe, documenti utili a stabilire quando sono avvenute le ultime modifiche in ciascun chiosco-bar. Per una ragione semplice: gli abusi edilizi hanno tempi di prescrizione brevi, è inutile procedere su violazioni ormai non più perseguibili. Il secondo reato invece, l’occupazione del suolo, in base alla relazione del Nas è ancora in atto. La conseguenza sarà speculare al caso dei ricciai: sequestro cautelare della struttura, come dire che quasi tutti i baretti verranno chiusi e sigillati. In parallelo andrà avanti l’iniziativa del Comune, partita dopo decenni di incredibile disinteresse per le condizioni del litorale ma comunque in tempo con l’entrata in vigore delle norme sul demanio marittimo: è stata la Regione, con una delibera del 26 maggio scorso, a disporre il trasferimento ai comuni delle funzioni amministrative che riguardano i litorali, che le hanno assunte il 31 ottobre. Di colpo l’amministrazione Floris ha dovuto farsi carico del Pul - piano di utilizzo del litorale - e delle concessioni turistiche su aree scoperte che riguardano impianti rimovibili. Se per elaborare lo strumento di pianificazione c’è tempo fino a giugno 2010, per le concessioni a mare le leggi europee non lasciano scampo: si devono fare i bandi pubblici e fino a quando i bandi non saranno espletati non se ne potranno rilasciare di nuove. Come dire che l’anarchia è finita: chi vorrà vendere ricci, aprire un ristorante o un bar nell’area demaniale - tutto il litorale del Poetto lo è - sarà obbligato a partecipare a una gara pubblica. E’ un’epoca di favoritismi e di furbizie che si conclude: non potranno esserci corsie preferenziali, chi ha lavorato - e realizzato profitti enormi - fino ad oggi partirà alla pari con chiunque altro. Il Pul, quando ci sarà, servirà a dare omogeneità ai nuovi chioschi-bar, a regolarne l’attività e a evitare nuovi abusi. Quindi non c’è alcun rapporto tra le demolizioni annunciate e l’assenza dello strumento: la decisione di abbattere è legata alle irregolarità riscontrate nel corso dei sopralluoghi di polizia giudiziaria e vigili urbani. Se i titolari dei chioschi non si fossero allargati, sistemando piattaforme di cemento, cordoli, recinzioni, panelli e altro su superfici non autorizzate, il Comune non avrebbe annunciato le ruspe. In questo senso le ordinanze di demolizione notificate dal servizio edilizia privata del Comune sono atti dovuti e se anche il Tar dovesse sospendere l’esecutività dei provvedimenti per i titolari dei baretti cambierebbe poco. Intanto perchè l’attività verrà bloccata dalla Procura, esattamente com’è avvenuto per i ristorantini dei ricci. Poi perchè le regole europee, recepite dalla Regione e di seguito dal Comune, valgono per tutti e dovranno essere rispettate.
di Mauro Lissia