pubblicato da L'Unione Sardail 10 aprile 2009
«Il ripascimento? Oggi non lo rifarei»
L’intervista.Commozione dopo la lettura del verdetto. La prima telefonata alla famiglia.
«La politica? Per ora mi godo la Pasqua»
Si piega su se stesso, le mani
sugli occhi. «Avvocato, mi sto
sentendo male». Cede all’emozione
Sandro Balletto
nel momento esatto in cui afferra
le parole del presidente
Lelli: «Assoluzione».
Si siede sulla panca in prima
fila, dietro ci sono i rappresentanti
delle associazioni
ambientaliste che si sono
costituite parte civile, Balletto
non ci fa caso. In pochi secondi
lasciano tutti l’aula,
l’ex presidente della Provincia
rimane invece seduto.
Qualche minuto e si riprende,
abbraccia i suoi avvocati,
Rodolfo Meloni e Massimiliano
Ravenna. «Grazie, grazie». Gli occhi ancora lucidi
riaccende il telefonino, chiama
a casa: «Assolto».
È contento Balletto e per
festeggiare con una sobrietà
fuori dal comune «la giustizia
che trionfa» basta un
Aperol al bar interno al Palazzo
di giustizia, semi deserto
nel giovedì che precede la
Pasqua. Sì, è proprio contento
Balletto eppure per nulla
spavaldo, assapora in silenzio
il gusto di un momento
atteso da sette anni. Le prime
dichiarazioni non sanno di
rivincita né di rancore. «Ero
sicuro che la giustizia avrebbe
trionfato, posso usare
questa parola? E l’assoluzione
è arrivata nel momento
migliore. Un grazie ai miei
avvocati che sono stati eccezionali,
credo di poter dire
che hanno chiuso il varco a
tutte le tesi dell’accusa».
Dica la verità, ora a caldo,
dopo l’assoluzione: lo rifarebbe?
«Il ripascimento? Certo cheno».
Per una questione tecnica,
per una scelta politica o
perché si è trovato coinvolto
in un’inchiesta penale?
«Resto convinto che l’intervento
fosse da fare: il Poetto
era morto, non c’era più nulla.
A posteriori dico che ma-
Insomma, lei rivendica la
scelta politica, il ripascimento
andava fatto ma...
«Ma in maniera diversa».
Magari gradualmente, un
poco per volta, in due anni,
come prevedeva il capitolato
d’appalto?
«Il problema era uno solo:
il progetto era fatto male e io
questo però l’ho scoperto soltanto
durante il processo. Se
si ha la pazienza di andare a
rileggere l’intervista che ho
rilasciato proprio a L’Unione
Sarda l’8 aprile 2002, si vede
cosa dicevo fin da allora: non
potevo che fidarmi dei tecnici.
Ecco, oggi la Corte d’Appello
ha ribadito quel che io
ho sempre sostenuto».
Non aveva il potere di intervenire,
di interrompere i
lavori, di dire “guardate che
sarà un disastro”?
«No, non avevo quel potere».
Lei però rivendica la necessità
di un intervento.
«Sì, bisognava farlo. Certo
che a posteriori si possono
dire tante cose ma siccome
una pubblica amministrazione
deve decidere in anticipo,
non è facile, e un politico può
solo fidarsi dei tecnici».
Lei era un politico in rampa
di lancio, all’epoca si
parlava addirittura di una
sua possibile candidatura
alle regionali col centrodestra:
il Poetto le ha troncato
la carriera politica.
«Come no, mi sono dovuto
candidare in Emilia Romagna
per le europee».
E ora che è stato assolto
pensa di tornare in politica?
«Mi godo questa Pasqua».
Certo, ma un pensierino
alla politica?
«Non penso alla politica,
anzi, non ho pensieri, non
cerco rivincite né vendette né
regolamenti di conti. Sono un
cristiano che sa capire e perdonare».
di Maria Francesca Chiappe