pubblicato da L'Unione Sarda il 10 marzo 2007
Troppe pietre, e la barca andò a fondo
Tribunale. Il processo per il ripascimento del Poetto: battaglia sulla zona di prelievo
L'incarico di portar via i massi fu affidato a un pensionato
Legge la formula che lo impegna a dire la verità, si accomoda composto sulla sedia dei testimoni e scandisce le parole: «Sono un ex macchinista delle Ferrovie in pensione e ho il diploma di judo». Carlo Carlini non ha ancora finito di qualificarsi che in aula tutti sorridono: che cosa c'entrano le ferrovie e il judo col ripascimento del Poetto? C'entrano, c'entrano. «Sono stato contattato dal geometra Melis». E chi è il geometra Melis? Per caso Italo Melis della Sarcobit? si informa il pm Guido Pani. «Il geometra Melis, quello che ha fatto la spiaggia del Poetto». Risate trattenute a stento. «Il geometra Melis mi ha chiesto di trovare sommozzatori per togliere le pietre dal Poetto».
Adesso sì, è tutto chiaro: su un bene prezioso come la spiaggia dei Centomila, un geometra al momento non meglio qualificato, non si sa ancora per conto di chi, forse di una ditta appaltatrice della Provincia, si vedrà, ha incaricato un pensionato delle Ferrovie con la passione del judo per levare la montagna di pietre gettate dalla draga insieme alla sabbia grossa e scura. Come? «Prendevamo le pietre dalla battigia e dall'acqua e le portavamo al largo». Per quanto tempo? Quattro o cinque giorni». E poi? «Poi sono arrivati i carabinieri, ci hanno chiesto chi fossimo, siamo andati nell'ufficio dello stabilimento dell'Aeronautica e lì ci hanno ringraziato perché ci stavamo dando da fare per togliere le pietre». Il pm lo interrompe, vuol sapere come operavano. «Un sommozzatore andava in alto mare e filmava le buche, ci siamo comprati una piccola barca in resina che rimorchiavamo con un gommone e buttavamo le pietre al largo. Ma i carabinieri ci hanno fatto sospendere i lavori». Siete stati retribuiti? «Abbiamo avuto i soldi per comprare la barca». Da chi? «Dal geometra Melis. Se ci avessero fatto lavorare avremmo tolto più pietre e reso la spiaggia più accessibile e avrebbero avuto lavoro i due disoccupati che stavano lavorando con me».
E'troppo: dopo aver saputo che nessuno si è occupato della qualità della sabbia, sentire che oltre i pesci, la posidonia, gli idorcarburi e le argille ci si sarebbe dovuti preoccupare anche di due senzalavoro mette a dura prova la resistenza del cittadino comune. Non a caso i sorrisi in aula si trasformano in risate aperte. «In cinque giorni non siamo riusciti a fare quasi niente». A quel punto il pm mostra due fotografie: la prima ritrae una piccolissima imbarcazione, due metri o giù di lì, con poche pietre a bordo; nella seconda la barca è sommersa e due sommozzatori cercano di liberare lo scafo dalle pietre. «Sì, è la nostra barca», ammette Carlini». Il pm affonda il dito nella piaga: vi è successa qualche disavventura? «Sì, è affondata la barca per il troppo carico». Ci sarebbe da ridere se non si trattasse di una questione serissima. Al di là della rilevanza penale, il processo sta svelando la superficialità (e non certo di Carlini che ha soltanto tentato di fare il lavoro che gli è stato chiesto e probabilmente pensava di fare qualcosa di utile) con cui è stato trattato il bene ambientale più importante della città. La draga aveva riversato sull'arenile grandi massi: come si è potuto pensare anche per un attimo che una barchetta in resina, un pensionato e due disoccupati potessero risolvere un problema apparso subito a tutti di proporzioni enormi?
Annotazioni a margine di un processo che comunque dovrà accertare se ci siano responsabilità penali nel comportamento dell'ex assessore provinciale ai Lavori pubblici Renzo Zirone, del direttore dei lavori, della commissione di monitoraggio e dell'impresa che ha eseguito i lavori. Su questo fronte l'udienza di ieri, con l'interrogatorio del comandante della Capitaneria di porto Giuseppe Azzareto, si sofferma sull'area di prelievo. In sostanza: la ditta appaltatrice aveva chiesto di poter effettuare i prelievi in una zona determinata ma, per via della prateria di posidonia, il ministero aveva autorizzato i prelievi in un altro punto e l'impresa, con due lettere, aveva sottolineato che la zona non garantiva qualità né quantità. La Provincia aveva invitato a proseguire comunque. Quando il ministero aveva passato le carte alla Capitaneria per l'autorizzazione al prelievo (a tutela, questa volta, dei naviganti), poiché le coordinate erano state calcolate con un diverso sistema, l'Istituto idrografico aveva effettuato la trasformazione. Con un errore materiale: mancava un punto per chiudere un rettangolo. Ma l'avvocato Andrea Pogliani, con una serie interminabile di domande sui quadrilateri che costringono il Tribunale a ripassare la geometria, cerca di dimostrare che in realtà non c'era errore. La difesa non svela la carte ma, molto probabilmente, vorrà provare che la sabbia non è stata prelevata da un'area diversa. I pm sembrano però disinteressati: la sabbia non è mai stata analizzata, tutto il resto non conta. Il processo continua il 16 marzo.
di Maria Francesca Chiappe