pubblicato da La Nuova Sardegna il 10 marzo 2007
La Provincia voleva spietrare il Poetto con una barca che colò subito a picco
CAGLIARI. Per sgomberare il bagnasciuga dai perdigoni scaricati dalla draga Antigoon insieme alla sabbia grigia, la Provincia aveva assoldato un equipaggio di giovani subacquei: il loro compito era issare le pietre su una barca, portarle al largo e ributtarle più o meno sul fondale da cui erano state prelevate. Durante uno dei tragitti però l'improvvisata nave-appoggio è naufragata miseramente: è stato il peso eccessivo del carico a farla colare a picco. Recuperata con fatica la 'Renzo Zirone I' - come la chiameranno i detrattori del piano ripascimento - i sub avrebbero ripreso la loro pesca miracolosa se i carabinieri non avessero imposto un autorevole stop: "Chi vi ha autorizzato? Sospendete tutto". Questo episodio, che sembra il soggetto per un fumettista, è stato ricostruito ieri in tribunale al processo per il disastro del Poetto. Chiamato a testimoniare dai pubblici ministeri Guido Pani e Daniele Caria, l'ex maestro di judo Carlo Carlini ha riferito con precisione i termini dell'incarico ricevuto e gli sfortunati passaggi di un intervento ai confini del ridicolo: "E' stato il geometra Melis, della Provincia, a chiedermi di organizzare il recupero - ha detto Carlini - perchè mi conosceva e sapeva che sono un esperto subacqueo. Ho messo insieme un gruppo di nove giovani e coi soldi che mi ha dato Melis ho comprato una barca in vetroresina". Con quella, la banda di palombari ha cominciato a muoversi tra i pietroni che ingombravano la battigia del 'rinnovato' Poetto. Quelli che - disse l'assessore provinciale ai lavori pubblici Renzo Zirone - non potevano essere passati attraverso la griglia della draga: "Li prendevamo nel bagnasciuga - ha raccontato Carlini - e li caricavamo sull'imbarcazione, poi si andava al largo e le pietre venivano ributtate in mare...". Tranne quella volta che la barca ("era troppo carica...") oscillò penosamente sulle onde per inabissarsi insieme alle pietre. "Poi l'abbiamo recuperata - ha chiarito Carlini, con magistrati e avvocati che trattenevano a stento le risate - e abbiamo ripreso il lavoro". Fino all'intervento dei carabinieri: "Alla fine la Provincia ci ha pagato - ha detto ai giudici uno dei sub, Andrea Pili - e il lavoro si è interrotto, in tutto abbiamo operato cinque giorni". Al di là delle ironie, il siparietto aperto sull'attività dell'ex maestro di judo è servito a confermare la spaventosa leggerezza con cui è stato condotto il ripascimento. Con la fanghiglia scura che sostituirà la sabbia del Poetto, la draga Antigoon succhiava in superficie pietre di considerevoli dimensioni e porterà in secca anche un vecchio proiettile di artiglieria, che l'assessore Zirone valuterà come un tentativo di sabotaggio delle associazioni ecologiste. Ma nessuno controllava. Quando poi la spiaggia si trasformerà in una pietraia, niente di meglio che radunare una piccola armata di sub dilettanti per far sparire i macigni. Il resto dell'udienza se n'è andato con l'audizione degli ufficiali della Capitaneria Giuseppe Azzaretto e Antonio Maiuro, poi i carabinieri subacquei Domenico Pentassuglia e Walter Pillittu. Si è parlato dei limiti dell'area di prelievo, per capire se sono stati rispettati. Il dibattimento prosegue il 16 marzo con le testimonianze di alcuni docenti universitari.
di Mauro Lissia