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pubblicato da La Nuova Sardegna il 9 aprile 2008

"Congelato" il caso Is Arenas


Soru vuole un approfondimento sul progetto da 220mila metri cubi

CAGLIARI. Per ora il "caso Is Arenas" resta nel congelatore. La delibera sul piano stralcio di gestione del Sito di interesse comunitario, che era ieri nell'agenda della giunta regionale, non è stata infatti neppure discussa. L'assessore all'Ambiente Cicito Morittu ha preferito rimettere nel cassetto la pratica in attesa di un approfondimento. Sembra che il presidente Renato Soru, già molto critico con l'investimento immobiliare sulle dune boscate di Narbolia nella precedente riunione dell'esecutivo regionale, non si sia mosso di un millimetro: quel progetto non lo convince proprio. Per Morittu, forzare la mano non aveva alcun senso. D'altra parte la "patata bollente" è finita sì tra le sue mani, ma il vero nodo della spinosa vicenda di Is Arenas è soprattutto un problema urbanistico e quindi, di competenza del collega Gianvalerio Sanna. Morittu ha così preferito ritirare la delibera in attesa di un approfondimento del caso, ma anche di un chiarimento politico. Secondo alcune indiscrezioni, sembra intanto che la società Is Arenas srl abbia cercato un contatto diretto con Soru dopo il deciso stop del presidente della precedente riunione di giunta. Lo spirito dell'iniziativa sarebbe quello di dimostrare che le carte in suo possesso sono tutte a posto e che quindi non ci sarebbero ostacoli di natura giuridica per l'investimento immobiliare. Ma in questa storia forma e sostanza non sempre sembrano coincidere. Prima di tutto c'è una ineludibile cornice normativa: Is Arenas è un Sic, cioé un sito di interesse comunitario. Nella sostanza, un vero e proprio piccolo parco che meriterebbe una rigorosa tutela ambientale. E proprio perché questa tutela è mancata, l'Italia è stata sottoposta a un procedimento di infrazione da parte della Commissione Europea e rischia di finire davanti alla Corte di giustizia con la prospettiva di essere sanzionata. Qui il problema diventa delicatissimo. Perché ovviamente il governo rovescerà le responsabilità sull'amministrazione che per prima avrebbe dovuto vigilare. Cioé la Regione. Soru, che sull'ambiente e sulla salvaguardia delle coste ha fatto uno dei punti qualificanti del suo programma di governo, si troverebbe così in una situazione politicamente a dir poco imbarazzante: pagare qualche decina di milioni di euro di sanzione perché il Sic di Is Arenas non è stato tutelato e protetto. La domanda ovvia è: protetto da chi? E nella risposta è racchiusa tutta l'incredibile incongruenza di questa storia. Sì, perché proprio per ammissione esplicita di uno dei più alti dirigenti del ministero dell'Ambiente, Aldo Cosentino, ad aver degradato il sito è proprio il proprietario della pineta: la Is Arenas srl. Come dire: la società danneggia un sito protetto da norme comunitarie e la responsabilità è della Regione. Per Soru, poi, il problema potrebbe complicarsi ulteriormente, perché rischia di trovarsi coinvolto in un'eventuale procedura di responsabilità per un danno prodotto all'erario. Insomma, la Regione, e quindi la comunità, pagherà due volte per un danno prodotto da chi, non solo non sborserà un centesimo, ma addirittura ci guadagnerà vendendo gli oltre cento villini sulle dune boscate. Ma la Is Arenas srl dice di avere le carte in regola e di essere in possesso delle concessioni edilizie. E questo è senz'altro vero. Il problema è che, come detto prima, forma e sostanza in questa storia non sempre coincidono. Il presupposto della legittimazione a costruire è in un accordo di programma firmato nel 1997, sulla base della vecchia normativa di pianificazione urbanistica regionale. E qui ecco il paradosso: tredici dei quattordici piani paesaggistici sono stati cancellati dal Consiglio di Stato e dal Tar Sardegna perché non in armonia con le norme generali di tutela ambientale. L'unico a sopravvivere è stato proprio quello nel quale si trova la pineta di Narbolia. "Questione formale - è stato detto - perché non c'era la legittimazione a ricorrere". I ricorsi presentati dagli ambientalisti erano ovviamente dei ricorsi-fotocopia, perché tutti fondati sull'identico presupposto. Ma proprio nel fascicolo di quello dell'Oristanese non si trovò il documento che certificava che Bruno Caria era il responsabile della sezione sarda degli Amici della Terra. Così l'accordo di programma del '97 è valido, nonostante gli organi di giustizia amministrativa abbiano riconosciuto che si basa su un presupposto di illegittimità. La prova di ciò è proprio nella cancellazione di tutti gli altri piani paesaggistici. Insomma, sulle concessioni edilizie la Is Arenas srl ha formalmente ragione, ma sostanzialmente torto. E infine la mancata attivazione della procedura di incidenza ambientale nonostante si parli di un Sic. L'ufficio Sivea della Regione, durante il governo di centrodestra, disse che non era necessaria. Gli ambientalisti presentarono allora un ricorso straordinario al presidente della Repubblica che, sentito il Consiglio di Stato, lo respinse. Anche qui una stranezza: gli ambientalisti attendono da quattro anni una risposta per poter eventualmente ricorrere in Cassazione. La notifica del decreto non è mai stata fatta agli ambientalisti, agli aventi diritto. Ma quel decreto ce l'ha invece in mano la Is Arenas srl dal maggio 2005 e l'ha utilizzato per avere le concessioni edilizie dal Comune di Narbolia.
di PIERO MANNIRONI