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pubblicato da La Nuova sardegna 8 giugno 2004

Mentre il Poetto andava distrutto c'era chi denunciava il disastro


CAGLIARI. Li aveva avvertiti: state sbagliando, la sabbia per il Poetto non è quella, l'acqua del mare diventerà torbida. Telefonate, ma soprattutto lettere inviate in tempi non sospetti, quando la polemica feroce sul ripascimento targato Zirone non era ancora cominciata.
Lui è Giorgio Spiga, chimico di lungo corso, esperienza sconfinata in enti e aziende, visione pratica delle cose. Il 21 marzo del 2002 la prima lettera, il destinatario era Emilio Floris, il sindaco: "Caro Emilio, la mia opinione è totalmente diversa da quella dei luminari che vi hanno finora supportato". Allegato al messaggio, uno 'studio veloce' compiuto sulle sabbie aspirate dal fondale marino, con risultati clamorosamente diversi da quelli presentati e sbandierati. Argilla, un misto di argilla che mai, davvero mai avrebbe potuto cambiare colore come i consulenti della Provincia provarono ad annunciare nelle settimane successive l'intervento, per uscire da una situazione che fin dalle prime ore appariva piuttosto imbarazzante.
Nessuna risposta, Floris preferisce tenere ferma la linea del silenzio. O se vogliamo di fiducia nei confronti della Provincia e dei suoi consulenti scientifici. Comunque spettatore immobile del disastro che si stava compiendo sotto i suoi occhi e sotto quelli dei 'suoi' cittadini.
Spiga però non è tipo da arrendersi facilmente, sa il fatto suo e insiste nella difesa solitaria della spiaggia. Dialoga con Luca Pinna, il responsabile regionale del Wwf, in lui trova un interlocutore attento. E mentre valuta la situazione, scrive ancora al sindaco: "Ritengo superfluo infierire sulle caratteristiche chimiche e fisiche della sabbia utilizzata per il ripascimento e sulla possibilità di un suo 'sbiancamento' nelle prossime ere geologiche che - scrive ancora - solo quella che per non essere offensivo definirei la complice superficialità dei luminosissimi luminari di Zirone e Balletto ha previsto potesse avvenire in tempi brevi". Spiga usa l'ironia, ma non solo: invia al sindaco una voluminosa documentazione con analisi, valutazioni scientifiche e possibili soluzioni nel breve termine. E osserva amaro: "Non riesco a capacitarmi e a comprendere le ragioni per cui, a seguito di opportunismi e acrobazie politiche da parte di entrambi gli schieramenti, si lasci degradare progressivamente una situazione che il tempo renderà sempre più difficile e costosa da sanare".
Spiga non capisce, non capiscono i cagliaritani, gli ambientalisti e neppure i magistrati della Procura che aprono un'inchiesta giudiziaria rivolta ad approfondire le origini dello scempio. Perchè scempio è, nonostante il raddoppio dell'arenile venga venduto come un successo.
Nel frattempo Spiga non molla: una nuova nota 'Caro Emilio' è datata 2 dicembre 2003. Stavolta l'esperto approfondisce, in termini divulgativi, alcuni aspetti tecnici. E scrive: "Le argille e il calcare fine contenuti nella nuova sabbia impediscono il drenaggio dell'acqua piovana, con formazione di piscine negli avvallamenti che sono stati lasciati a seguito di una scorretta esecuzione del lavoro di deposizione della nuova sabbia e di regolarizzazione dei livelli". Poi: "I materiali di cui sopra fungono da colloidi ritentori dell'azoto e del carbonio organico delle deiezioni umane e animali, favorendo la formazione di vegetazione spontanea nell'arenile".
Ancora: "Le correnti stanno spostando la nuova sabbia verso la spiaggia di Quartu dove è già rilevabile un significativo aumento della concentrazione dei carbonati, non si può escludere che ciò possa diventare causa di torbidità dell'acqua, in tempi non attualmente prevedibili". Infine: "La spiaggia non ha più la sua pendenza ed inclinazione naturali, per cui chi si sdraia al sole a circa venti metri dal bagnasciuga non vede più il mare". In pillole: Spiga descrive la realtà del Poetto dopo-Zirone, la fotografia esatta di quanto aveva previsto lui stesso e comunicato su diversi canali alla Provincia e al sindaco. Che non l'hanno degnato di una risposta. Illustra un Poetto com'è oggi, devastato, ridotto a discarica, col mare invisibile e l'acqua che ha perso definitivamente la sua trasparenza storica. E prepara una proposta di soluzione che va a coincidere perfettamente con quella lanciata dall'assessore all'urbanistica Giampaolo Marchi, il primo amministratore pubblico che abbia ammesso pubblicamente la necessità di un intervento correttivo. Ora Spiga è in buona compagnia: qualcuno l'ascolterà?
di Mauro Lissia