pubblicato da L'Unione Sarda il 8 aprile 2002
Poetto, il giorno della rivolta
Legambiente anticipa l'appuntamento con "Spiagge pulite", chieste le dimmissioni del sindaco
L'oro e il rosso non sono i colori del Poetto non sono i colori del mare al tramonto. Oro sono le bandiere di Legambiente, rossi falce e martello, gli stendarsi dei comunisti italiani.
Vincenzo Tiana ha piazzato gazebo e banchetti di fronte all'Ottagono: Legambiente ha anticipato a ieri, una domenica mattina di sole, l'appuntamento con Spiagge Pulite.
Dice Tiana, che dell'associazione ambientalista è il presidente: «Il Poetto è un grande cantiere recintato dall'ospedale Marino a Marina Piccola, e da pulire c'è ben poco». Picchetto alla mano, gli ambientalisti hanno recintato le aree versi usate oggi come parcheggio,
e dalle 9.30 hanno solcato la spiaggia distribuendo volantini e raccogliendo campioni di sabbia e sassi. E inscenando una lavata alla sabbia nera, quasi un rito purificatore
per la spiaggia color topo. Su due tavoli di plastica, rivestiti a mo' di tovaglia da drappi giallo oro con il logo del cigno verde di Legambiente, hanno improvvisato una
jam session di
appalti e capitolati violati. Riunione popolare, si parla ad alzata di mano. Dietro i tavoli ci sono Tiana e il consigliere regionale ds Giampiero Pinna, passa Marina Valdes, consigliere provinciale Margherita, e chiede la parola. Casalinghe e
ragazzine con la kleflah al collo, professionisti, pensionati, i ciclisti di Città Ciclabile capitanati da Andrea Olla intervengono e commentano, raccontano il Poetto e lo scempio di questi lavori, che la sabbia come Ostia Lido noi non la vogliamo. Alzata di mano:
«Sono un cagliaritano emigrato a Roma. Sono tornato a casa per le vacanze di Pasqua, dov'è la nostra sabbia sottile e profumata come borotalco? Questo è sabbione, nero come la pece, grosso, sassoso». E giù l'applauso. Sul
tavolo due sacchetti di plastica rovesciati per metà: in uno la sabbia del prima-lavori, nell'altro la sabbia nera. Giusto per ribadire la differenza, nel caso nessuno se ne fosse accorto.
Qualche fermata più in là, sotto l'incannicciato del chiosco Corto Maltese, il consigliere comunale Gianni Loy chiede il
fermo gioco. «E' una condanna che non può avere appello. Guardatevi intorno; chi sbaglia paga, e paga dimettendosi».
Sulle pareti del chiosco, sui pali della luce, alla fermata del pullman l'Italia dei valori, Lista per Cagliari, Costituente sardista, Comunisti italiani, Verdi hanno appeso un poster azzurro con scritta blu:
«
Vossignoria su sindigu, do'ddu deppiasta fai' pinnicarì sa Giunta e cicc'e tind'andai». Signor Sindaco Emilio Floris, dimettiti, chiedono. «Ci hanno detto che dopo due settimane la sabbia sarebbe diventata bianca; giudicate voi».
Aggiunge Loy, «Il muratore prima di intonacare una parete fa quattro, cinque prove di tinta. Quante prove hanno fatto i professori della sabbia?». I cagliaritani al mare per la loro domenica mattina d'aria si fermano e ascoltano, c'è chi tira dritto e
scuote la testa, chi ascolta e annuisce. Ma tutti commentano, parlano, chiaccherano, aggiungono sentenze e progetti di bonifica. Intanto al D'Aquila un elicottero dei carabinieri si abbassa a pelo d'acqua e
intima a tre ragazzini in mare: «Uscite immediatamente, pericolo sabbie mobili». Ci mancherebbe solo questo.
di Francesca Figus