pubblicato da L'Unione Sarda il 07 marzo 2009
I geologi si dividono sulle tecniche usate per salvare l'arenile
Il seminario. Confronto
Il colpo di grazia alle spiagge del Poetto potrebbe essere arrivato negli anni
Novanta, quando è stata costruita la scogliera artificiale alla base del Capo
Sant'Elia. Quella barriera, di fatto, potrebbe aver bloccato l'unico rifornimento
naturale di sabbia che arrivava sull'arenile, grazie alla continua erosione del
promontorio. È quanto emerso nel secondo seminario di aggiornamento organizzato
dall'Ordine dei Geologi della Sardegna, appuntamento ospitato nei giorni scorsi
dalla facoltà di Scienze della Terra dell'Università. Un seminario durante il quale
si è parlato di “ripascimenti costieri”, compreso il tanto discusso “caso Poetto”.
Tra i relatori anche Salvatore Pistis, geologo della Provincia e direttore dei
lavori di ripascimento, condannato in primo grado a tre anni per danneggiamento
aggravato. Non una parola sul processo, bensì una lezione “a freddo” sulle
tecniche di intervento per salvare spiagge ormai condannate. «La scogliera
artificiale davanti a Capo Sant'Elia», taglia corto il geologo, «ha accelerato
il fenomeno e condannato a morte l'arenile. Indispensabile, dunque, un intervento in extremis».
IL CASO Quello che per gli ambientalisti è stato un disastro e per la Procura un
“danneggiamento aggravato” è stato analizzato nel seminario. «Non si trattava di un lifting»,
prosegue Pistis, «ma di un intervento salvavita, eseguito secondo gli
standard previsti dalle norme. È stata ricostituita la spiaggia
sommersa che era totalmente danneggiata: lo studio del 1990 aveva
stabilito che al Poetto mancavano 2 milioni di metri cubi. L'unico
modo per salvare una spiaggia che sta morendo è ricostituirne la
parte sommersa». E ora? «Rispetto a luglio 2002», conclude Pistis,
«si è creato uno strato di sabbia fine, molto più chiaro rispetto a quella prelevata».
LE TESI Lontani dalle polemiche e dalle aule del Tribunale, tra i geologi
il dibattito su come salvare le spiagge (Poetto compreso) conta
varie scuole di pensiero: chi punta sulla ricostruzione della
morfologia dell'arenile, chi ritiene necessario trovare una
sabbia quanto più simile a quella preesistente. Su questa
linea Franco Fadda, presidente dell'Ordine dei Geologi della
Sardegna. «Avremmo preferito non solo un intervento di protezione
civile, finalizzato esclusivamente alla salvaguardia di strutture
e infrastrutture», spiega, «è mancata una valutazione di impatto
ambientale: magari con sabbie più simili alle precedenti, sarebbe
stato possibile mantenere anche le caratteristiche originarie».
di ( fr. pi. )