pubblicato da L'Unione Sarda il 6 novembre 2005
Due stagni cugini amati dai fenicotteri
Molentargius e Santa Gilla
Molenti nella parlata cagliaritana suona imbecille, anche se il suo significato originario riporta all'asino, all'animale che, dai tempi più lontani, ha alleggerito le fatiche dell'uomo, ne ha trasferito, sotto il suo pungolo, quello che le nostre mani non avrebbero potuto neppure spostare. Lo attesta anche il toponimo di Molentargius, che è proprio di uno degli specchi d'acqua che fasciano Cagliari: è uno stagno ad oriente, come lo stagno di Santa Gilla lo è ad occidente, con i suoi 500 ettari di superficie, fiancheggiato dagli abitati del capoluogo e di Quartu, e che ha assunto quel nome dal particolare che sull'asino veniva caricato il sale oppure l'asino trascinava fino a terra le barche col carico. Ora quella funzione di Molentargius non esiste più e il luogo ha ripreso interamente la sua veste di bellezza naturale. È abitato da migliaia di uccelli e sono proprio questi volatili ad assicurare l'attuale fascino ed a esigere dai visitatori una particolare disciplina di voci e movimenti, perché questa ricchezza non venga dispersa. Ci sono i fenicotteri, ma anche, sebbene più rari, cormorani, chiurli e avocette. Vicina a Molentargius si estende anche la palude Bellarosa minore, nella quale non sono meno numerosi gli esemplari del nerastro falco di palude, del pollo sultano, della gallinella d'acqua, del cavaliere d'Italia le cui lunghissime e sottili zampe rosse lo fanno chiamare dai cagliaritani Zurruliu peis longus e, infine il fischione. Anche Santa Gilla ha vissuto una stagione storica rilevante. Già importante con i Fenici, ha conosciuto gli interventi dei governi più importanti della città fino al XIII secolo. E, quando i pisani distrussero le fortificazioni, innalzate dai giudicati, anche Santa Gilla ha subito l'oscurità. Eppure nei confronti del suo dirimpettaio lontano, Santa Gilla continuò a conservare una certa parentela. Per secoli la sua area, di lago e di isola vicini al mare, fu regno incontrastato di una ricchissima avifauna, che in una certa misura esiste ancora. Ma c'è anche una amicizia o una parentela più stretta fra Molentargius e Santa Gilla, rappresentata (almeno fino a qualche anno fa) dalla presenza di una colonia di fenicotteri rosa. Speriamo che duri e, intanto, perché nelle due aree sia ancora meglio ospitato il visitatore, utile sarebbe che i due stagni fossero dotati di torrini da cui abbracciare quei paesaggi tra i più affascinanti della città.
di Antonio Romagnino