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pubblicato da L'Unione Sarda il 6 aprile 2006

La sabbia bianca c’è. Sottoterra


Dal lavoro della commissione d’indagine della Regione emergono le prime ipotesi. Pronti 250 mila euro per un progetto
Il massimo sarebbe buttarla via e sostituirla con sabbia di cava, bianca e fine. Proveniente dall’Africa o, più semplicemente, da Florinas. O magari con quella originale, che dorme a 15 metri. Sarebbe, perché la sabbia grigia ripasciuta quattro anni fa al Poetto, è considerata rifiuto speciale e non si può gettare in mare. Dove, allora? Forse in una trincea da scavare sulla litoranea. Una sorta di grande bara dove nascondere il cadavere ingombrante dei 360 mila metri cubi riversati sull’arenile dalla draga Antigoon. Che poi oggi, visto il mare si è ripreso 60 metri, sarebbero di meno. Ma forse rimarrà solo un sogno, certo l’ipotesi più estrema tra quelle previste nella relazione che i tre esperti della Commissione regionale d’indagine sul Poetto hanno consegnato a fine marzo all’assessore all’Ambiente Tonino Dessì, che aveva commissionato lo studio a dicembre 2004.
L’OPZIONE ZERO. C’è anche un’altra opzione, sul fronte opposto: lasciare tutto com’è. «E questo non significherebbe che tutto resterebbe immobile », precisa Dessì, «ma che applicheremmo criteri di ingegneria naturalistica, la più sofisticata». L’assessore non svela molto dell’indagine, che presenterà ufficialmente nei prossimi giorni. Dice che «il danno è peggiore di quello che sembra», e annuncia, anzi conferma, che prima di fare qualunque cosa occorre rimuovere le cause dell’erosione, che prosegue al ritmo di dieci metri all’anno.
EROSIONE CONTINUA. Fenomeno in parte inevitabile, visto che il livello del mare, a causa dello scioglimento dei ghiacciai, cresce di qualche centimetro all’anno, in parte antropico. Il problema numero uno è la grande fossa scavata dalle draghe a due chilometri dalla costa dal dopoguerra in poi, quando la sabbia del Poetto servì a ricostruire la città. Un furto alla natura proseguito negli anni ’80 con il boom di Quartu e nel 2002 con il ripascimento.
LA GRANDE VORAGINE. Quella voragine sottomarina, assieme alle banchine di Marina Piccola, alle costruzioni sul Lungomare e alla fine dell’apporto dei fiumi, sono le principali cause della progressiva avanzata del mare. Hanno modificato la direzione delle correnti, l’attività morfologica del mare, impediscono il
LA SCOGLIERA ARTIFICIALE. A parte l’eliminazione, dove è possibile, dei manufatti in cemento, una delle soluzioni per colmare la voragine sottomarina suggerite da Enrico Corti, direttore del dipartimento di architettura dell’università e da Enzo Pranzini e Pierluigi Aminiti dell’ateneo di Firenze è la realizzazione di una gigantesca scogliera artificiale emersa o sommersa. Lo hanno fatto nell’Adriatico e ha funzionato. «I cagliaritani lo accetteranno?», si chiede Dessì.
RIPRISTINARE LE DUNE. Uno studio di Floriano Villa, geologo milanese, suggerisce due interventi prioritari. Il primo: ripristinare il cordone dunale, che avrebbe dovuto precedere il ripascimento e non è mai stato realizzato. Il secondo: eliminare i ristagni d’acqua sull’arenile causati dai limi e dalle argille contenuti nei granelli e che conferiscono all’acqua l’effetto orzata con un impianto drenante posto a un metro sotto la sabbia.
LA SABBIA NON SCHIARIRÀ. Di sicuro, ha stabilito Villa, confermando altre tesi, la sabbia non schiarirà mai a causa dell’eccesso di carbonati e solfuri di colore scuro.
QUALE ARENILE?. Per sperare di rivedere la vecchia sabbia, o qualcosa di simile, c’è anche un’altra ipotesi, ma si tratta di capire se e a quali costi è realizzabile: scavare sino a 15 metri e raggiungere la vecchia arena bianca e con quella coprire quella scura. Un po’ come rovesciare una coperta double face. L’esistenza della vecchia sabbia è stata rivelata dal geofisico Gaetano Ranieri, che ha effettuato più volte una Tac elettrica e di polarizzazione con uno strumento che si chiama Georesistivimetro, ed è stata confermata dai tecnici della Progemisa che a gennaio hanno effettuato 14 carotaggi.
I SOLDI PER UN NUOVO STUDIO. Le soluzioni definitive scaturiranno attraverso alcuni passaggi: «Dibattiti pubblici e un tavolo permanente tra Regione, Comuni di Cagliari e Quartu, Provincia e Università», informa Dessì, «e uno studio di fattibilità che l’Ambiente commissionerà grazie ai 250 mila euro che otterrà dal Cipe». Lo studio consentirà di avere i progetti preliminari che apriranno la strada ai finanzimenti per curare il Poetto.
di FABIO MANCA

Di Gregorio: «L’esempio di Lignano»


Lignano Sabbiadoro vive di turismo. E il turismo è legato, appunto, al color oro della sabbia. Se l’arenile fosse, esempio a caso, grigio topo, morirebbero. Logico che quando hanno dovuto fare un ripascimento del litorale hanno usato la stessa cura che un restauratore userebbe per far risplendere un Caravaggio. Non a caso, tra i tanti metodi possibili per salvare il Poetto, si guarda a quell’esempio. Felice Di Gregorio, docente di Geologia ambientale nel dipartimento di Scienze della Terra dell’Università, spiega che «hanno portato 12 milioni di metri cubi di sabbia di cava ma non l’hanno posata su quella esistente». E dove, allora? «Hanno estratto la sabbia originaria, che era rimasta sotto, l’hanno sostituita con quella nuova poi hanno rimesso quella d’oro sopra». Un po’ quello che si ipotizza per Cagliari. «È una delle possibili vie anche per il Poetto, ma va approfondita. Una volta che si ha chiaro l’obiettivo, i metodi e le tecniche si trovano. Guardi, di esempi di ripascimento riusciti ce ne sono in tutto il mondo, da Venezia, all’Adriatico, la Spagna ha ripasciuto 300 chilometri di coste, poi la Florida, l’Australia, l’Olanda». E qual è il metodo più diffuso? «Il prelievo dal mare». Rischioso, no? «No, l’importante è fare le cose con cura puntando a materiali di qualità senza badare ai costi. Il prelievo dal mare è più diffuso semplicemente perché in genere servono milioni di metri cubi visto che le spiagge tendono ad erodersi sempre di più».
di (f. ma.)