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pubblicato da La Nuova Sardegna il 5 agosto 2006

Beni demaniali, Soru ha convinto il governo


Trasferimento della proprietà dell’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari e dell’ex convitto Canopoleno di Sassari
Si è seduto tra Romano Prodi ed Enrico Letta, e ha superato in un batter di ciglia l’imbarazzo di chi, pur da presidente d’una Regione “speciale”, partecipa per la prima volta a una seduta del Consiglio dei ministri. Poche pause, eloquio sciolto, efficacia degli argomenti: Renato Soru è apparso persino appassionato nel perorare la causa del passaggio alla Regione dei beni demaniali dello Stato, che se li teneva ben stretti da 56 anni nonostante lo Statuto sardo ne prevedesse il trasferimento alla Sardegna. Trecento, forse anche quattrocento immobili (molti dei quali fatiscenti) che sono costati una cifra all’Erario, a fronte di una rendita a dir poco ridicola. Il ministro Lanzillotta, questa volta, si è battuta per l’isola, contro Visco e il vicepremier Rutelli. Già, perché non si è trattato di una battaglia facile, né tantomeno dall’esito scontato. La titolare del dicastero degli Affari Regionali infatti si era premurata di far iscrivere l’argomento all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, come aveva preannunciato in un’intervista al nostro giornale. Per nulla spaventata da una latente riottosità di qualche collega di governo, Linda Lanzillotta ha poi insistito perché le norme di attuazione sull’applicazione di una parte dello Statuto fossero approvate così come lei sosteneva con convinzione da tempo. E, come si prevedeva, le resistenze non sono mancate. Il primo a insorgere è stato il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco, il quale, confortato dal parere dei burocrati, non era per niente favorevole al passaggio di tutti i beni compresi in un elenco infinito e disseminati in tutta la Sardegna, da Cagliari a Sassari, da Palau alla Maddalena. Lo scoglio. L’ostacolo maggiore da superare riguardava proprio la quantità degli immobili. Secondo un’interpretazione molto restrittiva, il governo doveva e poteva trasferire la proprietà alla Regione solo solo di quei beni acquisiti dallo Stato prima del 1948. E Visco, preoccupato per le mancate entrate che sarebbero derivate dal passaggio totale dei beni, era proprio su questa linea. Allo stesso modo, Francesco Rutelli ha manifestato più di una perplessità, schierandosi al fianco dell’ex ministro diessino del Tesoro, nel governo guidato da Romano Prodi. Gli immobili. Oltre alle strutture militari fatiscenti nell’arcipelago della Maddalena (nell’isola madre, ma anche a Caprera) e ad altri immobili ubicati nel comune di Palau, passeranno alla Regione l’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari (la giunta regionale vorrebbe trasformare in museo l’imponente manufatto di viale Regina Elena), le palazzine di Molentargius (ex Monopoli di Stato), l’ospedale Santissima Trinità di Is Mirrionis insieme con una scuola, una chiesa e alcuni impianti sportivi che sorgono nello stesso quartiere cagliaritano. Ci sono poi l’ospedale militare di via Ospedale, assieme con l’ex convitto Canopoleno di Sassari. L’elenco completo verrà reso noto nei prossimi giorni e solo in quel momento sarà possibile, da parte della Regione, stabilire l’utilizzo di questa enorme quantità di beni, molti dei quali dovranno essere riconvertiti e ottimizzati. Il governatore. «E’ un importante passo avanti». Così si è espresso il presidente della Regione Renato Soru, subito dopo l’approvazione del decreto legislativo del governo. «Abbiamo l’esigenza - ha commentato Soru - che queste proprietà tornino nella disponibilità della Sardegna. Si tratta soprattutto di beni inutilizzati che vanno trasformati a un uso produttivo. Beni che si sono deteriorati e che sono costati molto alle casse regionali, in particolare per i costi legati alla loro custodia. C’è anche l’impegno formale del governo - ha proseguito il governatore - a istituire una commissione mista che aggiorni periodicamente l’elenco dei beni da trasferire alla Regione e in questo modo ne faciliti il passaggio». L’Intesa. La decisione assunta dal governo Prodi si inquadra nell’Intesa Stato-Regione stipulata nel 1999, quando l’allora presidente della Regione Federico Palomba siglò un accordo storico con il premier Massimo D’Alema. L’esecutivo nazionale ha già dichiarato di voler aggiornare, attualizzandola, quell’Intesa, all’interno della quale ricade anche la vertenza sulle entrate fiscali che lo stesso governo si è impegnato a risolvere a partire dalla prossima Finanziaria. Letta. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha ritrovato il sorriso, dopo essere stato messo in minoranza nel momento in cui il governo ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la Consulta per la riscrittura dello Stato. «E’ un provvedimanto di attuazione dello Statuto - ha rimarcato Enrico Letta - che la Sardegna attendeva da 56 anni. La Costituzione sarda prevede infatti la gestione del demanio e del patrimonio da parte della Regione. Con questo decreto legislativo si è fatto un passo in avanti importante e quindi il demanio ed il patrimonio potranno essere devoluti alla gestione della Sardegna». L’appendice. Per impulso del suo presidente, la Regione non ha alcuna intenzione di fermarsi, nella richiesta del passaggio di altri immobili, sui quali il governo - almeno per ora - non intende mollare. Si tratta dei beni storico-artistici che Renato Soru intende acquisire, sempre in virtù di ciò che prevede lo Statuto della Sardegna. Ma questa vertenza è rinviata a dopo l’estate.