pubblicato da Il Sardegna il 05 luglio 2008
Il ripascimento ha 8 colpevoli
Zirone paga per abuso d'ufficio
Poetto. Condanne oltre le richieste dei pm per i disastrosi lavori del 2002: all'ex assessore due anni e otto mesi
Otto colpevoli per la distesa
nera che è oggi il Poetto. Dopo
il biasimo dell'opinione pubblica,
su otto dei dieci imputati per
il ripascimento del marzo 2002
si è abbattuta la scure della giustizia.
Due anni e otto mesi di
reclusione - pena sospesa - interdizione
dai pubblici uffici e
risarcimento alle parti civili è il
verdetto inflitto a Renzo Zirone,
l'ex assessore ai Lavori Pubblici
(Forza Italia) della Provincia. La
prima sezione del Tribunale,
presidente Francesco Sette, a latere
Giampaolo Casula e Silvia
Badas, è andato oltre la richiesta
di condanna ad un anno e lo
ha dichiarato responsabile di
danneggiamento aggravato e
abuso d'ufficio (l'accusa chiedeva
l'assoluzione da questo reato).
Fu consapevole dunque che
la draga Antigoon stava vomitando
pietrame mista a fanghiglia.
Materiale prelevato dal
fondo del mare e non da una cava
(la scelta fu suggerita dal Comune
di Cagliari), che avrebbe
garantito arena più adeguata alla
storica "cipria" della spiaggia
dei Centomila. E non la fermò,
Zirone, neanche quando l'intera
città rimase di sasso di fronte
al rigurgito di arena cupa, neanche
quando gli ambientalisti
denunciarono che il Poetto non
sarebbe stato mai più lo stesso.
Ancora più alto il prezzo pagato
dai due direttori dei lavori.
Tre anni di reclusione (i pm sollecitavano
due anni e quattro mesi)
a Salvatore Pistis e Andrea
Gardu: danneggiamento e abuso
d'ufficio perchè lasciarono
che l'Ati Mantovani-Sidra-Gavassino
prelevasse la sabbia da
riversare in un punto dove non
c'erano garanzie sulla qualità
dei granelli. Due anni per danneggiamento
e abuso d'ufficio
al responsabile del procedimento
Lorenzo Mulas e al rappresentante
legale dell'Ati,
Piergiorgio Baita, accusato solo
di danneggiamento. Condannata
- un anno e quattro mesi -
anche l'intera commissione di
monitoraggio: Andrea Atzeni,
Paolo Orrù, Giovanni Serra.
Scrissero il falso nel verbale del
22 marzo 2002, quando certificarono
che il risultato dell'opera
e i materiali impiegati erano
«conformi» al capitolato d'appalto.
Mentre chi analizzò i
campioni della sabbia di mare
da riversare, il geologo Antonello
Gellon (difeso da Giovanni
Locci), è stato assolto per non
aver commesso il fatto. Stessa
formula usata nello scagionare
Daniele Defendi (assistito da
Leonardo Filippi, Denise Mirasola
e Maria Chelo), il dipendente
della Sidra che manovrava la
draga. Al di là delle motivazioni
della sentenza, depositate entro
90 giorni, di certo il tribunale ha
riconosciuto come valido l'impianto
accusatorio dei pubblici
ministeri Daniele Caria e Guido
Pani. Convinti della pervicace
«volontà politica» dei vertici
della Provincia di portare a termine
l'opera di ripascimento,
nonostante il capitolato d'appalto
imponesse almeno due
anni di lavori, non trenta giorni
come è stato. Si disse che furono
risparmiati 15 dei 30 milioni di
fondi europei destinati all'intervento
«di protezione civile».
Si disse anche che l'area sarebbe
sbiancata, per effetto dell'«ossidazione». L'ex presidente della
Provincia Sandro Balletto era
stato assolto dall'accusa di abuso
d'ufficio: i 10 mesi inflitti in
abbreviato erano solo per danneggiamento.
Ma su Zirone ha
pesato la firma sulla nota del 9
gennaio 2002, nella quale comunicava
all'Ati che «si sarebbe
attivato presso il ministero» per
far rilasciare l'autorizzazione.
di Elena Laudante
Quella promessa di Balletto:
«La sabbia diventerà bianca»
La barca delle pietre
In Provincia si accorsero
subito che l'iidrovora sparava
di tutto, tranne che sabbia.
Tanto che nel marzo 2002 incaricò un gruppo di operai di
caricare pietre e ciottoli su
una barca per disfarsene. Solo
che la barca affondò. Episodio
tragicomico, importante
perché prova l'evidenza
dello scempio. Nonostante
l'evidenza, «Il dottor Balletto
il 24 marzo 2002 disse
che la sabbia sarebbe diventata
"ancora più bianca" per
la presenza di una quantità di
quarzo nelle sabbie da riporto "maggiore rispetto a quella
preesistente", circostanza
in realtà in netto contrasto
con quanto emerso dai risultati
delle analisi», ricorda il
Giudice Giorgio Cannas nelle
motivazioni della sentenza
di condanna a dieci mesi, e
assoluzione dal reato di abuso
d'ufficio. Come in pm Caria
e Pani, anche il Giudice
dell'altro processo sottolinea
«l'accelerazione» impressa
«dall'organo politico
affinchè i lavori di ripascimento
venissero comunque
effettuati». Il difensore di Zirone,
Luigi Concas, ha sempre
sostenuto la separazione
tra organo politico e amministrativo.
Ai legali Andrea Pogliani e Riccardo Floris, Salvatore
Casula, Antonio Cabriolu,
Francesco Atzori,
Pierluigi Concas, Francesco
MaronGiu resta l'appello.