Parco Molentargius
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pubblicato da La Nuova Sardegna il 5 giugno 2003

Salvate l’oasi, datecela in gestione


Il presidente nazionale del Wwf Fulco Pratesi: «Quest’area non può più restare abbandonata»
CAGLIARI. A un certo punto ha chiesto scusa e si è allontanto un attimo. Poco dopo Fulco Pratesi, presidente nazionale del Wwf, è riapparso con un piccolo blocchetto d’appunti, si è messo vicino alla ‘feritoria’, da cui è possibile osservare i nidi e i pulli dei fenicotteri rosa, e ha cominciato a disegnarli. Più tardi, durante la conferenza stampa in cui Pratesi ha candidato ufficialmente il Wwf alla gestione del parco di Molentargius, l’ambientalista dirà che ha provato un «vero e proprio orgasmo» nel vedere «quello spettacolo». Dal punto di osservazione delle guardie forestali, un capanno in legno posto di fronte al Bellarosa Maggiore di Molentargius, i binocoli hanno permsso di ammirare «uno spettacolo unico nel suo genere - come ha sottolineato il presidente del Wwf - io ho viaggiato molto ma non ho mai visto niente di simile, soprattutto all’interno della città». Come i viaggiatori di un tempo Fulco Pratesi si è fatto coinvolgere dalla ricchezza naturalistica di Molentargius. Ma a fianco «all’orgasmo di un ambientalista per lo spettacolo unico dei fenicotteri rosa, c’è anche l’altra faccia della medaglia - ha sottolineato il presidente nazionale del Wwf - quello del degrado che avanza e della mancata gestione di un sito che meriterebbe più attenzione». Sino a qualche anno fa, ha ricordato Marco Pinna (responsabile regionale del Wwf), «il livello dell’acqua era più basso e permetteva l’esistenza di popolazioni molto più numerose di specie pregiate di avifauna. Noi oggi vediamo i fenicotteri rosa, certamente bellissimi, ma questo sito è importante a livello internazionale anche perchè sono decine le specie rare che vi hanno trovato asilo. Solo che la mancanza di controllo idraulico nel sistema umido di Molentargius produce l’innalzamento del livello dell’acqua, soprattutto nell’area della parte salmastra. E questo significa che le parti di terra situate ai margini, dove prima nidificavano molte specie, oggi non ci sono più con grave danno per l’avifauna che aveva trovato in quest’area un importante punto di riferimento». Molentargius, come è stato più volte sottolineato anche ieri, è un sistema umido in cui «l’antropizzazione si era fusa mirabilemnte con la valorizzazione naturalistica». E dove l’industria del sale è parte integrande dello stagno. Il Bellarosa Maggiore (la parte comunemente chiamata ‘stagno’) rappresenta, infatti, le vasche pre-salanti delle saline, da cui l’acqua defluisce verso le quelle salanti. Il Bellarosa Minore, invece, è una parte nata a seguito dell’antropizzazione e dei relativi scarichi dei centri che si affacciano sullo stagno. Sinchè la crescita della popolazione ha prodotto un eccesso di materiali organici inquinanti che hanno compromesso lo stesso funzionamento delle saline, che interruppero la loro attività nell’80. Da qui la necessità di un controllo attivo di questo importante sito ambientale protetto dalla convenzione internazionale di Ramsar e anche da alcune direttive comunitarie. «Intervento ‘attivo’ che significa sia vigilanza - ha continuato Pinna - che gestione del sistema idraulico, senza il quale l’area muore». Paradossalmente, «a volte manca anche e semplicemente qualcuno che apra e chiuda le paratie per far fluire o defluire l’acqua». La situazione è tanto assurda che Pratesi, come battuta, ha osservato che «se ce lo permettono, ci prendiamo noi, come Wwf, il costo di una persona che controlli il flusso o deflusso idraulico». Il problema di fondo, infine, è la necessità che le saline riprendano la produzione e il fatto che non esiste una gestione del parco: gli enti locali interessati (Provincia, Cagliari, Quartu, Quartuccio e Selargius) non hanno ancora costituito il consorzio di gestione dell’area, nonostante la legge regionale istitutiva della zona protetta risalga al 1999. «Anche per questo motivo - ha precisato Pratesi - noi avanziamo la nostra candidatura alla gestione di questo sito. In Italia sono centotrenta le aree ambientali controllate dal Wwf, tra cui Monte Arcosu. In Sicilia stiamo gestendo le saline di Trapani, che hanno molte affinità con Molentargius». Il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, durante un incontro con Pratesi, ha precisato che «non esiste alcuna chiusura pregiudiziale verso il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste nella gestione del parco». La responsabilizzazione dei gruppi ambientalisti nel parco non è, però, immediatamente possibile, ha informato Mario Paolomba, capo di gabinetto dell’assessorato regionale all’Ambiente, «in quanto bisogna seguire la norma specifica, che prevede la costituzione del consorzio di gestione con gli enti locali interessati all’area, altrimenti bisogna modificare la legge».