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pubblicato da La Nuova Sardegna il 5 aprile 2006

Addio Poetto, non sarà più com’era una volta


La Regione finanzia e studia le ipotesi di rimedio ma senza illusioni. Dessì: «Apriremo un dibattito»
CAGLIARI. La spiaggia del Poetto non tornerà più com’era, ma un nuovo intervento potrebbe rimediare almeno in parte ai danni provocati dal ripascimento targato Balletto- Zirone. La commissione di indagine tecnico-amministrativa della Regione ha concluso il suo lavoro e a giorni l’assessore all’ambiente Tonino Dessì illustrerà in una conferenza stampa risultati e prospettive: si parte da un- ’opzione zero, che significa lasciare il litorale nelle condizioni attuali per evitare altri guasti. Fino al ribaltamento totale della situazione, con l’acquisto della sabbia da cave africane e la ricostruzione dell’arenile: «La decisione arriverà solo dopo un ampio dibattito pubblico — spiega l’assessore Dessì — e sulla base di valutazioni tecniche e scientifiche attendibili. Non intendiamo ripetere gli errori commessi da altri nel recente passato».
Si parte da una certezza: dalle risorse Cipe appena assegnate alla Sardegna, 250 mila euro sono planati sulla scrivania di Dessì con destinazione Poetto. Bastano per realizzare uno studio di fattibilità, orientato sull’intervento che verrà scelto: «Se c’è una base progettuale — avverte l’assessore — si possono agganciare i soldi per intervenire». Il problema, tutt’altro che secondario, è come intervenire.
LO STUDIO. Gli esperti della commissione regionale — i docenti universitari Pranzini, Aminti e Corti — hanno radiografato lo stato del Poetto, eseguito carotaggi e compiuto analisi sui materiali. Un lavoro in retrospettiva utile a tracciare una linea d’azione per il futuro: «La sabbia vecchia, quella che conosciamo, si trova in media a quindici metri di profondità — spiega Dessì — ma portarla in superficie e togliere il materiale grigio del ripascimento significa fare qualcosa di molto pesante».
SABBIA DALL’AFRICA. C’è l’opzione, non certo nuova, dell’acquisto in Africa: «Sappiamo che esistono cave con materiali compatibili, ma ne abbiamo trovato anche in Sardegna, per esempio a Florinas ». Il sabbione attuale però — leggi alla mano — diventerebbe un rifiuto speciale da smaltire e qui si pone l’interrogativo: dove?
UNA TRINCEA. «Un’ipotesi sarebbe lo scavo di una grande e profonda trincea lungo la strada litoranea — spiega ancora l’assessore — dove si potrebbe scaricare il materiale del ripascimento, che diventerebbe una sorta di retrospiaggia. Anche questo però ha l’aria di essere un intervento molto radicale, un’opera pesante da valutare con grande attenzione».
LO SBARRAMENTO. Altra possibilità uno sbarramento, una sorta di scogliera artificiale, da realizzare ai margini dell’enorme fossa sottomarina scavata dalla draga Antigoon: «Il mare tende a riprendersi il materiale prelevato sul fondale — osserva Tonino Dessì — è un processo che andrebbe fermato, altrimenti qualsiasi intervento verrà vanificato in un numero imprecisato di anni. I cagliaritani però, l’accetterebbero?».
L’EROSIONE. Ma il punto è proprio questo: senza apporti naturali di sabbia, ormai preclusi dal blocco dei fiumi e dal banchinamento di Marina Piccola, l’erosione della spiaggia è diventata una realtà ineluttabile: «In tutto il mondo si va avanti con la manutenzione, ripascimenti ogni tre-quattro anni. Il livello del mare sale per lo scioglimento progressivo dei ghiacci. Forse dovremo abituarci a pensare che il vecchio Poetto della nostra infanzia non esiste più e riflettere su come far sopravvivere una spiaggia che sia almeno decente».
IL PUNTO. Il lavoro dei tre ricercatori è basato su tre punti: l’esame dello stato fisico- ambientale della spiaggia, le possibilità di intervento e le esperienze paragonabili. In pillole: il Poetto com’è, che cosa si può fare e che cosa è stato fatto altrove. Il problema è scegliere, prendere una decisione che dopo il disastro provocato dalla Provincia targata Balletto si è fatta piuttosto complessa: «La Regione — prende le distanze Dessì — non ha alcuna intenzione di dare il colpo di grazia al litorale, qualsiasi scelta sarà valutata e discussa con il massimo scrupolo».
LE RESPONSABILITA’. E’ arrivato al capolinea anche il lavoro degli uffici sulle responsabilità amministrative del ripascimento. Ma c’è un processo in corso, su quest’aspetto Dessì sfumerà: «Daremo i risultati di questa indagine all’ufficio legale della Regione, che è parte offesa nel procedimento. Non siamo qui per incolpare, ma solo per cercare un rimedio condiviso al danno che è stato inferto. Prima di Pasqua metteremo tutte le carte in tavola».
di Mauro Lissia