pubblicato da La Nuova Sardegna il 4 novembre 2006
Molentargius non è il parco dei sogni
Il sindaco di Quartu risponde alle critiche di Giorgio Todde
Leggo sempre con piacere gli articoli sulla Nuova di Giorgio Todde. Le sue riflessioni sull’uso dell’ambiente naturale sono capaci di una forte intensità emotiva e sviluppano un altrettanto forte impatto evocativo. Come tutti gli scrittori, Todde può prescindere dall’allineare le sue riflessioni al confronto con la quotidianità della realtà. E non se ne fa un obbligo. Questa volta punta i suoi acumi su Molentargius, sul sottoscritto che ne è presidente oltrechè sindaco di Quartu, e in generale sull’incompetente ignoranza dei sindaci di quel sistema urbano. Lo fa, per la legge del contrappasso, proprio il giorno successivo alla apertura del Parco con «monumenti all’aperto» e l’azione appena compiuta di pulizia straordinaria, cui hanno partecipato un migliaio di ragazzini delle scuole. Todde mi intesta sul parco la disponibilità di tre milioni di euro, che da divertente sogno di mezza estate è diventato un refrain illusorio a consolazione di chi vuole vedere i problemi del Molentargius nella nostra ritrosia a spenderli. Siamo nel pieno di una fiction scritta senza troppo riguardo per i dati di fatto: il Parco Molentargius-Saline dispone da gennaio di soli 500.000 euro, tutti peraltro già opportunamente impegnati. Di questo rispondiamo, attendendo, non da oggi, notizie dalla Regione sulla prossima gestione. Non è per scelta minimalista che il parco evita spesso di misurarsi con la retorica della pubblicità di sé. Magari dipende dal fatto che fanno più notizia paradossali assalti a uova di fenicotteri o succulente quanto dimostratamente improbabili stragi di cani, piuttosto che le visite guidate giornaliere, la protezione dei siti, gli spettacoli nelle scuole, la programmazione con le università, la pianificazione della gestione. Fa molto più titolo qualche abusivo cui la legge possa assegnare il condono piuttosto che ci si stia dotando di strumenti di regolazione del parco, che, secondo legge, dovranno anche dire quale tipo di sì agli ex abusivi e poter dire netto no ai dovuti no. Forse dovremo cercare più spazio in cronaca a colpi di proclami o moti popolari. È il marketing, bellezza. Sulle nostre realtà le orme le lasciano i cattivi amministratori ben più che i cattivi scrittori. Ma gli uni e gli altri, presi per categorie, sono categorie dello spirito. Ci sono buoni, discreti o mediocri amministratori; come pure buoni, discreti, mediocri scrittori. Ciascuno risponde per la propria azione, non per la categoria o le colpe dei padri. Sullo stagno c’è la storia, la cultura e la rappresentazione degli interessi di chi ci ha preceduto. Le stesse che incombono sulle nostre città, chiamate oggi orrori e ieri sviluppo. Ci facciamo, noi sindaci incompetenti, i conti tutti i giorni. Nella mia città, Quartu, io invito volentieri Giorgio Todde. E certo, per fargli vedere le belle cose, dei paesaggi, alcune spiagge, dei monumenti dimenticati. Ma lo sanno fare tutti. Io invece gli farei vedere le fogne che non funzionano, le strade dall’asfalto sgretolato, la gente accalcata nei casermoni popolari, e i saccheggiatori delle campagne a mattone e cazzuola, il sabato mattina. Gli farei vedere le case fuori non finite e dentro rifinite del civis sconosciuto, il verde intristito e le discariche a bordo strada. E poi guarderei con lui gli abusivi delle bancarelle lungostrada e i ragazzini senza casco in motorino, quelli accalcati su una panchina e quelli da macchina e autoradio a cento all’ora. E infine, nel mio ufficio, gli farei incontrare quella umanità che viene a chiedere di essere aiutata senza nemmeno avere la capacità di saper indicare come e dove. E dopo questo environment quartese, allora, lo farei misurare con la fatica di chi su questa scala di problemi deve dare cento risposte e non ha risorse nemmeno per venti, per dieci o per cinque. Forse per due. Eppure ci si muove, con delle idee, buone o cattive, per migliorare il nostro territorio e il nostro mondo. Io non so se sono stizzito, come mi rimprovera Todde, ogni volta che i soloni di turno sciorinano ricette tranciando il mondo tra competenti e incompetenti, o al più tra onesti e disonesti. Non so se per reazione entro d’ufficio dentro la categoria dei sindaci «che l’ eletto sono io». So però che misurarsi con la realtà impone la conoscenza di sistemi complessi, che impongono idee, studio quotidiano, sacrificio, e anche, e più di certo, onestà; ed esige risposte complessive che non hanno il piacere dell’abbandono estatico, ma il sapore della fatica della quadratura dei conti, di risorse che diminuiscono sempre e che se si spendono qualcuno deve pure mettere. E delle soluzioni che devono essere capite e condivise perché costituiscano un valore sentito e rispettato. Perché il rispetto dell’ambiente sia un progresso civile, valore che faccia comunità, identità, e su questo cultura e ricchezza da questa cultura. E penso che dobbiamo partire dalle facce della brutta realtà che abbiamo, non dal mondo così come è in Camargue o dove lo vorremmo. A chi amministra non è permesso il lusso dello scrittore, scegliere tra il nuovo Eden o l’aristocratica astensione alla speranza, che rifugge dal mondo della incultura volgare. E semmai gli è obbligo ragionare di qualità di città, di ambiente, di sviluppo, e insieme di conti e di gente. Con chi dice che è troppo e chi dice che è troppo poco. E, se serve, sporcandosi le mani. In questo, ognuno ha l’incompetenza del competente. Le visioni del mondo si appoggiano sulle piccole buone volontà. Provare a conoscerle e rispettarle è una buona maniera per fare calzare i giudizi di valore su realtà vere e non su archetipi di maniera. E solo allora, forse, la visione del mondo dello scrittore diventa il contributo possibile a sindaci e a città che si sforzano di vedere il centro del mondo lontano dal proprio ombelico. Sindaco di Quartu presidente del Parco di Molentargius
di Luigi Ruggeri