Parco Molentargius
Litorale Poetto Molentargius su FacebookMolentargius Rss Feeds Sito denuclearizzato
www.sitodenuclearizzato.eu

Rassegna stampa


2011    2010    2009    2008    2007    2006    2005
2004    2003    2002


pubblicato da La Nuova Sardegna il 4 giugno 2005

Due ipotesi per recuperare il Poetto


Sabbia del deserto o delle cave? Primi studi sulla spiaggia malata
CAGLIARI. Il ripascimento della sabbia sul Poetto è stato un disastro. Per rimediare bisognerebbe, in primo luogo, togliere tutti i nuovi sedimenti immessi nel 2002 sul litorale. Questa è l’opinione prevalente della commissione regionale che sta esaminando il problema. La sabbia è grossolana, da un lato; e polverosa, dall’altro. L’acqua del mare ha perso il suo colore cristallino e subisce sempre più l’effetto gazzosa. In più: alcune parti della spiaggia hanno perso l’antica permiabilità creando pozzanghere, di lungo riassorbimento, a ogni pioggia o mareggiata invernale. Ma che fare? È possibile intervenire con opere correttive? Sì, ma gli interventi non sarebbero affatto semplici. Il che significa che tutto andrà fatto con la massima attenzione. Poco dopo l’insediamento della nuova giunta regionale, l’assessore competente, Tonino Dessì, ha istituito una commissione col compito di capire che cosa è successo sul Poetto e, se è possibile, come rimediare. Gli studiosi non hanno ancora prodotto niente di ufficiale, ma alcune cose già si sanno. Visto il danno, per rimediare si ipotizza, come prima condizione, di asportare tutta la sabbia ‘sparata’ sulla spiaggia. I 370mila metri cubi di sedimenti immessi sul litorale nel marzo del 2002 hanno una composizione tale che diventa difficile eliminare il danno smplicemente spargendovi sopra altri materiali compatibili. A fianco della granulometria grossolana c’è infatti quella che si può chiamare fanghiglia o limo: elementi piccolissimi che lasciano quella patina grigia sulle scarpe e intorbidiscono l’acqua del mare. Secondo autorevoli studiosi, come l’idrobiologo Mauro Cottiglia, il prelievo della sabbia sommersa, poi scaricata sul Poetto, è stato fatto in un sito subacqueo (detto ‘circolitorale’) che rappresenta una sorta di area cimiteriale. Si tratta, infatti, di una zona in cui si era creato un accumulo di resti di origine minerale e biologica provenienti dal pendio sovrastante e dalle acque che lo ricoprono. Da qui la necessità di eliminare tutto il materiale immesso nel lungomare. Problema che ne richiama un altro in quanto i nuovi materiali hanno soppiantato la vecchia sabbia mischiandosi con quest’ultima. Una volta eliminata il materiale immesso (che andrà poi sistemato in altri luoghi) bisognerà recuperare la sabbia compatibile con quella di un tempo. Un modo ipotizza l’utilizzo di quella (ed è molta) finita nell’ex canale dell’idrovora e che era stata aspirata a causa delle vecchie tecniche utilizzate per immettere l’acqua di mare a Molentargius (metodi oggi superati da un’idrovora che ‘pesca’ molto più al largo). Questi materiali, però, non sarebbero sufficienti e potrebbero essere integrati da altri recuperata in Africa. In Tunisia e in Algeria, infatti, vi sono delle cave con materiali di varia granulometria e colore che rispondono perfettamente alle esigenze del Poetto. In questo caso, tra le difficoltà, vi sarebbe anche quella del trasporto visto che si tratterebbe di diverse centinaia di migliaia di metri cubi di sedimenti. I problemi da affrontare sarebbero sostanzialmente di due tipi. Da un lato l’eliminazione del materiale’sparato’ nel 2002, che comporterebbe l’immobilizzazione di parte del lungomare per un tempo non breve. Dall’altro c’è il ripinguamento della sabbia e le modalità di inserimento del nuovo materiale.
di (r.p.)