pubblicato da Il Sardegna il 4 maggio 2007
Un granello di verità sul Poetto
«Mai studiata la sabbia di mare»
Ripascimento. Al processo parla Paolo Colantoni, consulente della Provincia, studioso di sedimenti
«Il materiale da cava di terra
che avevo analizzato era idoneo.
Ma non c’erano stati studi
sulla sabbia pescata dal mare».
Lo ha dichiarato nel processo
per i danni derivati alla spiaggia
del Poetto dal ripascimento
del 2002 Paolo Colantoni,
esperto in sedimentologia, consulente
della Provincia inserito
nella direzioni dei lavori, sentito
ieri come testimone.
SCELTO PER UNA SERIE di studi
sul litorale del Poetto effettuati
alla fine degli anni Ottanta, aveva
il compito di valutare la compatibilità
del materiale con la
sabbia originaria. Le analisi
sulle sabbie estratte da cave di
terra avevano dato risultati positivi
ma alla fine si optò per
l’ipotesi alternativa. «Ero favorevole
al ripascimento effettuato con le sabbie pescate dai fondali
marini purchè la scelta fosse
corretta quanto alla compatibilità
del materiale», ha
spiegato Colantoni. Insomma
non c’erano garanzie sulla qualità
della sabbia che sarebbe poi
stata riversata sulla spiaggia.
Dichiarazioni che sembrano
confermare la deposizione rilasciata
in una precedente udienza
del processo dall’ex assessore
comunale della giunta Delogu,
Manuela Abis. Che, chiamata
a chiarire con quali modalità
si svolsero i dialoghi fra Comune e Provincia circa l’inserimento
dell’opzione della sabbia
marina accanto a quella che era
stata originariamente pensata
per salvare il Poetto dall’erosione,
cioè la sabbia di cava, aveva
affermato di aver sollecitato per
due volte l’allora assessore provinciale
ai Lavori pubblici Guadagnini
di rivedere nel capitolato
d’appalto le modalità e la
tempistica di esecuzione, «che
sarebbero dovute essere diverse
a seconda della scelta». Paolo
Colantoni ha poi aggiunto: «In
astratto l’opzione migliore è la
sabbia di mare: il materiale è
molto simile a quello che c’è sulla
spiaggia. Ma la scelta è una
questione di costi e prescinde
da valutazioni tecnico-scientifiche».
I consulenti nominati
dai pubblici ministeri Guido
Pani e Daniele Caria avevano
messo in evidenza come il capitolato
d’appalto per la realizzazione
dell’opera fosse stato
disatteso quanto alla granulometria
e alla composizione mineralogica
delle sabbie. Il colore
grigio, invece, quello che ha
fatto infuriare molti cagliaritani
affezionati al vecchio Poetto,
era quello previsto nel progetto:
«Il materiale pescato dal
mare è sempre più scuro di
quello presente a terra», ha
concluso Colantoni.
HA TESTIMONIATO anche il
professore universitario Antonio
Ulzega, docente di Geomorfologia,
che seguì i lavori di ripascimento
«per puro interesse
scientifico». Autore a metà
degli anni Settanta di un accurato
studio sui fondali del golfo
di Cagliari, ha affermato che
una eventuale sospensione
dell’esecuzione dell’opera in
corso per verificare e monitorare
lo stato dei lavori, sarebbe
stata nociva: «Lo sversamento
va fatto in tempi brevi e con
continuità», ha spiegato Ulzega,
«lo dice il manuale delle
opere costiere dell’Agenzia per
la protezione dell’ambiente.
Non c’erano controindicazioni
alla prosecuzione». E infatti
tutto avvenne nel giro di quindici
giorni. Ma il docente universitario
ha poi ammesso di
non conoscere il capitolato
d’appalto né l’esatto punto di
pescaggio della sabbia.
di Edoardo Pisano