pubblicato da La Nuova Sardegna il 4 maggio 2007
«La scelta della sabbia fu affrettata»
Il geologo Antonio Ulzega: «Nessuno voleva che si fermasse il cantiere»
I prelievi dal mare non davano certezza e sarebbe stato più giusto eseguire altre analisi prima di sparare la sabbia sul Poetto. All’inizio Paolo Colantoni, docente in pensione di Sedimentologia, la pensava così, anche in qualità di componente della direzione dei lavori del ripascimento per conto della Provincia. Poi, però, diede parere positivo al prelievo di sabbia dal fondale, deciso dall’impresa Mantovani, che aveva fretta di azionare il cannone spara-sabbia. Perché il consulente cambio parere se da da scienziato, considerava più opportuna la sabbia prelevata dalle cave? Lui stesso, sottoposto al fuoco di domande del pubblico ministero Guido Pani (che lo ha citato come teste a carico nel processo all’ex assessore ai Lavori Pubblici Renzo Zirone e agli altri nove imputati) non ha saputo dare una spiegazione e ha dovuto ammettere: «La sabbia da cava era certamente la migliore per il Poetto, anche se fin dall’inizio eravamo possibilisti anche sull’ipotesi di prelevarla dal mare». Eppure, il 2 agosto 1999, alla prima conferenza di servizi, fu proprio Paolo Colantoni a perorare la causa del prelievo da cava e lo fece molto prima che il Comune ottenesse di modificare il capitolato dappalto. «Nella diatriba tra prelievo da mare o da cava, lei preferiva quello da cava: è così?», gli ha ricordato Pani, rappresentante dell’accusa assieme al collega Daniele Caria. «Sì», ha confermato il sedimentologo. «Sui prelievi da mare c’erano soltanto conoscenze bibliografiche e ancora molte analisi da fare, una grossa attività. Mentre sull’utilizzo della sabbia di terra c’erano ampi studi». Tutto confermato dalla sua partecipazione, nel 1990, alla ricerca di fatto orientò il ripascimento. «Gli studi sul Golfo - ha detto in aula - furono comunque fatti non ai fini di un possibile prelievo, per quel tipo d’impegno sarebbero stati necessarie ulteriori analisi». E il pubblico ministero lo ha incalzato: «Insomma avevate elementi certi sulla sabbia delle cave e non su quella di mare». Colantoni ha confermato, a testa china. Ma sull’ammissione è scattata l’ira del difensore di Zirone, Luigi Concas, che quale ha chiesto al teste: «E vero che durante una conferenza di servizi, un amministratore ventilò la possibilit che ci fosse un conflitto di interessi tra un altro amministratore e il prelievo da cava?». La domanda, riferita probabilmente ad un ex assessore della Provincia, è però caduta nel vuoto. Dopo Colantoni, anche il geologo Antonio Ulzega, tra i tanti esperti che furono chiamati a consulto, ha ammesso di aver espresso un parere positivo sul ripascimento senza alcuna conoscenza specifica: «Ero comunque contrario ad interrompere i lavori». Sulla base di conoscenze pregresse o di studi specifici, capitolato dappalto?, ha incalzato l’accusa. «Sulla base di conoscenze generali: non ho mai visto il capitolato nè i campioni di sabbia di mare». E così anche un altro consulente ha di fatto ammesso che l’ultima fase del progetto, quello sulla scelta della sabbia, fu costellata da episodi e relazioni che, durante l’inchiesta, la Procura ha letto come prove d’accusa contro l’ex presidente della Provincia Sandro Balletto, già condannato, l’ex assessore Zirone e gli altri nove imputati. Il processo riprenderà la settimana prossima.
di Elena Laudante